Baroni: "Il Pescara è in crescita. Nessuna vendetta coi rossoneri"

Il tecnico biancazzurro al forum nella redazione del Centro: "Mi aspetto una gara vibrante contro il mio ex Lanciano"
PESCARA. Profilo basso, nessun pronostico e niente polemiche. È un derby soft per Marco Baroni. L’allenatore del Pescara ieri è stato ospite della redazione de il Centro, a Pescara, dove ha incontrato il direttore Mauro Tedeschini e i giornalisti della redazione sportiva per un forum incentrato sul derby di venerdì sera tra il Pescara e la sua ex Virtus Lanciano. Un forum durato quasi due ore, in cui il tecnico biancazzurro ha raccontato il suo stato d’animo a settandue ore dal calcio d’inizio. Per lui non sarà una partita come le altre, calcolando i suoi trascorsi, ma il 51enne fiorentino non si è sbottonato e con il solito aplomb ha più volte ribadito che il Lanciano fa parte del suo passato e non nutre nessuno spirito di rivalsa nei confronti della sua vecchia società. Baroni, inoltre, ha parlato del suo rapporto con gli arbitri e, soprattutto, della sua carriera da calciatore accanto a Diego Armando Maradona ai tempi del Napoli.
Baroni, è pronto per il derby?
«Si, queste sono le partite più belle da giocare, ma vorrei dire una cosa».
Prego.
«Vorrei stemperare un po' gli animi dopo la partita di sabato scorso»
Si riferisce all’arbitraggio di Modena?
«Sì. Al Braglia sono stati commessi degli errori e siamo stati anche danneggiati, ma non voglio che diventi un alibi per noi. Vorrei stemperare un po’ gli animi».
Il Pescara, però, è la squadra più “cattiva” della B con 8 espulsioni.
«Cattivi? A me non sembra. A Modena ci sono stati 4 espulsi e in nessun caso ci sono stati falli violenti sanzionabili con i cartellini, forse l'unico è stato quello di Lazzari, ma il rosso diretto credo che sia stato eccessivo».
Farina, il designatore della B, ha detto che il gioco è troppo violento e ha chiesto l’aiuto degli allenatori.
«Non so quale sia il pensiero di Farina. Io ai miei calciatori insegno in primis il rispetto verso l'arbitro e cerco sempre di essere tranquillo con i direttori di gara prima, durante e dopo la partita. Quindi, da parte mia c'è massima collaborazione. Per me il fair play è fondamentale. Anche se le tre giornate di squalifica a Lazzari e Pucino sono molto pesanti».
Per lei questo è un derby speciale, calcolando che l’anno scorso era sulla panchina del Lanciano. Pronto per la “vendetta”?
«Nel calcio conta il presente e non il passato. A Lanciano sono stato benissimo e non nutro rancore nei confronti della società e dei tifosi, anzi colgo l'occasione per ringraziarli».
Si aspetta applausi o fischi dai suoi vecchi tifosi?
«Non mi aspetto nulla. Ho ricevuto tanto dal Lanciano e allo stesso modo ho dato tanto».
Del Lanciano che cosa pensa?
«Sta facendo molto bene e non sono sorpreso. Mi aspetto una partita molto intensa».
E di Roberto D'Aversa?
«Roberto è un grande ed ero sicuro che anche in panchina potesse dare il meglio. Lui è nato leader e la squadra lo sta seguendo alla perfezione. Ha la stoffa per fare l'allenatore».
Il feeling con la piazza biancazzurra?
«La fiducia del tifoso si conquista solo con il lavoro sul campo. Io preferisco non fare proclami mantenendo un profilo basso. Nel calcio contano i fatti e non le parole. Solo con i risultati aumenterà la consapevolezza dei nostri mezzi. Finora per noi non è stato un campionato semplice per una serie di sfortunati eventi legati a squalifiche, infortuni e convocazioni delle nazionali».
Abbandonato il 4-3-3, ora con il 4-4-2 la squadra sta facendo meno fatica.
«Il 4-4-2 ci ha dato più solidità e credo che in questo momento sia il sistema di gioco più congeniale. Vedo la squadra in crescita settimana dopo settimana. Ci manca quella personalità figlia dell’autostima che solo la continuità di rendimento può dare».
Qual è il giocatore che la sta sorprendendo ?
«Federico Melchiorri. Ha tanti margini di miglioramento e se rimane umile potrà tranquillamente giocare in serie A. Come lo stesso Memushaj, che per noi è importantissimo».
Bjarnason, invece, è un po’ una scommessa persa.
«Non sono d'accordo. Birk è un giocatore che ci darà una grande mano. Infortunio a parte, è un ragazzo in crescita e sarà molto utile. Calcolate che per lui non è stato semplice calarsi in questa categoria».
Secondo lei chi è il giovane più forte della B?
«Parigini del Perugia. Per me è un fenomeno, ma occhio anche a Capezzi del Varese».
Lei da giocatore ha avuto tanti allenatori importanti, ma chi le ha lasciato davvero il segno?
«Mazzone, Liedholm ed Eriksson. Tutti e tre mi hanno trasmesso qualcosa che, adesso che faccio l’allenatore, sto riscoprendo. Liedholm era un maestro di calcio, Ericksson un vero innovatore, mentre Mazzone era bravissimo, anche con modi poco carini, a tirare fuori il meglio da ogni giocatore».
Mazzone ha un gran bel ricordo di lei, lo sa?
«Io anche. Il mister è un grande. Mi ha voluto nel 1987 a Lecce e in quell'anno abbiamo vinto il campionato di B. Con lui feci una stagione fantastica e due anni dopo fui acquistato dal Napoli e vinsi lo scudetto insieme a Maradona».
Le tappe più belle della sua carriera da calciatore?
«Quelli di Napoli sono stati sicuramente gli anni più belli, calcolando che segnai anche il gol decisivo per lo scudetto, ma anche alla Roma è stato emozionante».
Lei, inoltre, è stato compagno di squadra di un certo Diego Armando Maradona.
«Maradona è una persona eccezionale. Ricordo un ragazzo umile e sensibile che dava sempre il massimo per il gruppo. Dicevano che si allenasse poco, ma credetemi che non era così. Lui aveva un preparatore atletico personale e a casa aveva allestito una palestra proprio per lavorare anche quando non era al campo».
Fuori dal campo, però, diciamo che non si risparmiava...
«La sua vita privata non la commento perché non lo frequentavo molto fuori dal campo. Diego a Napoli era ed è tuttora un Dio. Mi ricordo che quando con la sua auto era fermo al semaforo veniva preso d'assalto e i tifosi si lanciavano sulla capote e spesso la sua presenza paralizzava il traffico».
Come era Marco Baroni da calciatore?
«Un difensore vecchio stile, picchiavo tanto e cercavo di farmi valere con tutte le mie forze».
Ma il derby chi lo vince?
Sorride, saluta e va via...
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