Bartoletti, garbo e ironia: io, il calcio donne e i social

3 Luglio 2019

Il giornalista e scrittore a Ripa Teatina per parlare dello sport al femminile: «I tempi cambiano, con Bar-Toletti cerco di allinearmi alla contemporaneità»

RIPA TEATINA. Il mondo di Facebook, e quello dei social in generale, prima sfidato, poi digerito e, infine, sedotto. Obiettivo raggiunto e non poteva essere diversamente, per Marino Bartoletti, giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo. Colto, su certi argomenti ai limiti dell’enciclopedico, garbato, ironico e sempre pronto a cogliere a volo ogni cambiamento sociale senza mai trascurare, pur con la solita discrezione, il proprio voluminoso fardello di collaudata esperienza. E bravura. Stasera, al Festival Rocky Marciano, si parlerà di sport vissuto al femminile. Proprio a ridosso della coinvolgente esperienza vissuta ai Mondiali dalle ragazze della nazionale azzurra.
Calcio donne, fenomeno mediatico, magari considerando la stagione, oppure no?
«Credo di no. Innanzitutto perché abbiamo davvero una gran bella squadra e poi perché il calcio, specie in Italia, non potrà che giovarsi di un più intenso coinvolgimento femminile. Negli anni, tante atlete ci hanno consegnato emozioni e anche negli sport di squadra, come ad esempio basket e pallavolo, le donne sono state in grado di appassionare esprimendosi a livelli tecnici di assoluto valore».
Dal mitico “Guerin Sportivo” al “Processo del Lunedì”, dalla “Domenica Sportiva” a “Pressing” fino alla ideazione di “Quelli che il calcio” ormai più un fenomeno di costume che un talk show domenicale di successo. Così, citando a caso in una carriera scandita da tanti riconoscimenti. Sempre e, soprattutto, frutto di una grande passione.
«Porto con me la suggestione di un bambino che “guardava” la radio. Sono figlio di un artigiano e nutro amore per le cose fatte bene. Da quando il grande Aldo Giordani mi chiamò a Milano per occuparmi di basket è sempre stato così. Con "Il processo del lunedì" si spezzò, in un certo senso, una certa ritualità, mentre considero "Quelli che il calcio" un autentico miracolo sociale. Seduti sullo stesso divano protagonisti, appassionati e persone che assistono per la prima volta ad un avvenimento sportivo. Il successo nacque proprio da lì».
E dalla maniera in cui Fabio Fazio e lo stesso Bartoletti gestivano in diretta ogni situazione. Adesso si propone un mondo del calcio urlato, aggressivo, spesso anche volgare.
«I tempi cambiano. In occasione di un gol si è magari passati dalla virile stretta di mano a un compagno da parte di Gigi Riva ad una sorta di coreografia messa puntualmente assieme dal marcatore. Ma i cattivi esempi, per i ragazzini che continuano comunque a collezionare figurine, con la complicità dei loro papà, non sono certo questi, né le creste dei capelli oppure i tatuaggi sul corpo. Sono determinati comportamenti, tenuti spesso anche fuori dal terreno di gioco, che inducono, purtroppo, a qualche riflessione».
Dalla tipica atmosfera di un Bar dello Sport a quella del Bar-Toletti, ovvero una pagina Facebook, seguita da centinaia di migliaia di persone, che ha anche portato alla stesura di tre libri sulla sfida, la digestione e la seduzione del social media. Qualcuno ha parlato di una autentica "conversione" da parte di Marino Bartoletti.
«Parlerei di un allineamento alla contemporaneità», conclude sorridendo. «Il mondo social non cambierà certo me, né tantomeno sono io che ho l'intenzione di volerlo cambiare. Ma se un nuovo linguaggio, usato con serietà e civiltà, può essere utile a tutti, ben venga».
Si è parlato di sport. Giusto, però, avvertire quanti parteciperanno all’incontro di stasera a Ripa Teatina. Nessuno osi sfidare Marino Bartoletti, nemmeno per scherzo, su musica, cantanti, testi di canzoni e manifestazioni canore di ogni tempo. Lotta impari e risultato scontato.
Giuseppe Rendine
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