Bastianelli si racconta «Vincere è più bello ora che sono mamma»

20 Agosto 2018

TERAMO . Una mamma di successo. La ciclista Marta Bastianelli sta vivendo un 2018 da incorniciare. Quindici giorni fa la 31enne laziale (di Lariano), trapiantata da anni a Guardia Vomano, ha vinto in...

TERAMO . Una mamma di successo. La ciclista Marta Bastianelli sta vivendo un 2018 da incorniciare. Quindici giorni fa la 31enne laziale (di Lariano), trapiantata da anni a Guardia Vomano, ha vinto in volata la medaglia d’oro agli Europei di Glasgow aggiungendo un altro tassello al suo già ricco palmares. Dopo la festa organizzata dalla famiglia a Guardia Vomano, il titolo continentale della Bastianelli verrà celebrato mercoledì anche a Lariano con una festa in piazza voluta dal suo fan club. La neo campionessa europea si racconta al Centro, spaziando tra bicicletta e vita privata. Torniamo allo scorso 5 agosto. Che emozioni le ha lasciato la vittoria in Scozia? «Ogni volta che riguardo una foto o un video di quella giornata provo una forte emozione. La conquista della medaglia d’oro mi ha dato tanta voglia di vincere ancora. Per me è come il sigillo su una rinascita». È stato più bello vincere la medaglia d’oro ai Mondiali di Stoccarda, nel 2007, o l’Europeo a Glasgow? «Mi ha dato sicuramente più gioia l’oro di Glasgow, per tanti motivi. A Stoccarda avevo 20 anni e non c’era in me la maturità giusta per gestire quel successo. La vittoria di quindici giorni fa, invece, è arrivata in un momento diverso della mia vita e della mia carriera». Quanto è difficile essere mamma e atleta? «Non è facile. Mia figlia, Clarissa, ha 4 anni. Bisogna avere una seconda squadra a casa e mi ritengo fortunata ad avere una grande famiglia che mi assiste in tutto. Anche questo è il segreto dei miei successi». Lei è sposata con Roberto De Patre, ex ciclista professionista: quanto è importante per la sua carriera? «Da uno a dieci direi undici (ride, ndc). Roberto mi supporta e mi aiuta anche sotto l’aspetto motivazionale. Mio marito è per me come un mental coach e mi sento una donna davvero felice nell’avere accanto un uomo così». Com’è la sua giornata-tipo? «Sveglia alle 7, poi mi metto in auto e porto mia figlia all’asilo già in tenuta da bici, così quando rientro a casa sono pronta per uscire ad allenarmi. Mediamente mi alleno 3-4 ore al giorno e percorro tra i 100 e i 140 chilometri». C’è stato un momento in cui avrebbe voluto mollare la bici? «Sì, dopo i due incidenti piuttosto gravi che ho avuto. In uno mi sono rotta la mandibola in più parti, nell’altro ho riportato un guaio alle vertebre che mi ha costretta a stare molti mesi ferma. La vicinanza di tanta gente e la nascita del mio fan club, nel 2008, mi hanno spinto a rimettermi in sella». Ha amiche tra le sue colleghe? «Più di una. Elena Cecchini (fidanzata del ciclista Elia Viviani, ndc) e Soraya Paladin erano con me a Glasgow e con loro ho avuto l’abbraccio più forte dopo la vittoria. Ho un ottimo rapporto anche con Anna Trevisi, che insieme a Soraya Paladin è mia compagna di squadra al Team Alè-Cipollini». La rivale più agguerrita chi è? «L’olandese Marianne Vos, ma faccio fatica a definirla rivale. C’è una sana competizione. Tra noi c’è massima stima, la ritengo un’atleta super e una grande persona. La Vos è un modello per me perché ha vinto tantissimo». Ai fornelli come se la cava? «Bene. Soprattutto in inverno mi diletto a preparare pesce e dolci, le mie specialità». Da abruzzese d’adozione, cosa le piace della nostra cucina? «Non mi piacciono gli arrosticini, un po’ atipico. Adoro invece il timballo teramano preparato da mia suocera». Nel 2020 c’è l’Olimpiade di Tokyo: un pensierino ce lo fa? «Intanto spero di guadagnarmi la convocazione. Poi in base al percorso si vedrà se ci sono chance di vittoria. Il 2020, comunque, sarà il mio ultimo anno in bici e vorrei chiudere al meglio».
Gaetano Lombardino
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