Bergamini: obiettivo Olimpiadi 2020 per la kickboxing

4 Luglio 2014

Il tecnico pescarese diventa vice presidente Fikbms: movimento in crescita, serve l’ultimo salto di qualità

PESCARA. Dal lavoro in palestra a quello più politico di promozione delle arti marziali. Il commissario tecnico della nazionale italiana di kickboxing Riccardo Bergamini si dà alla politica federale. L'ex campione del mondo pescarese è stato eletto lo scorso 21 giugno a Milano ai vertici della nuova federazione della Fikbms, che racchiude le più importanti discipline da combattimento prossime ad un ingresso nel novero degli sport olimpici. Bergamini, 50 anni, sarà uno dei due vicepresidenti insieme a Massimo Casula, dietro al numero uno, il barese Donato Milano. La riorganizzazione del consiglio direttivo si è resa necessaria per le precarie condizioni di salute dell'ex presidente Ennio Falsoni, in coma dopo un ictus e nominato ora presidente onorario.

Sconfitta nelle elezioni la cordata capeggiata da Giorgio Lico che ha raccolto 1.281 voti contro le 1.337 preferenze della candidatura con in lista Bergamini. «Siamo la disciplina associativa con il più alto numero di affiliati», esordisce orgoglioso Bergamini, appena laureatosi in scienze politiche e relazioni internazionali con il punteggio di 108. «L'obiettivo è quello di entrare al più presto nel comitato olimpico internazionale. Magari dopo Rio 2016, visto che il nostro mandato punta a diffondere sempre più, in maniera capillare, kickboxing, muay thai, savate, shoot boxe, full contact, low kick, point fighting, karate. Al momento siamo riconosciuti a livello internazionale dalla SportAccord, un'associazione no-profit che raggruppa le federazioni sportive».

Quali sono i prossimi passi a breve scadenza? «Il 15 luglio saremo presenti a livello di nazionale italiana ai Giochi Universitari di San Pietroburgo, in Russia, con due atleti per ogni specialità. Come prima volta per una rappresentativa non è cosa da poco. Anche perché avremo a disposizione, tutto per noi, il personale che lavora nelle Olimpiadi».

L'attività in Abruzzo come è sviluppata? «Premetto che per ovvie ragioni ho dovuto lasciare la carica di commissario regionale a Diana D'Amico e quella di commissario tecnico della nazionale a un successore ancora da nominare. In ogni caso, la nostra regione si pone all'avanguardia con sette società suddivise nel territorio (Team Bergamini, Ko Avezzano, Skorpion Fossacesia, Triade Marsicana, Dino Team Sulmona, Body & Soul Avezzano e Traid Paone Chieti) con circa 400 tesserati che praticano attività agonistica. A tal proposito, vorrei ringraziare tutti i maestri che quest'anno hanno contribuito alla riuscita del progetto di promozione delle nuove leve attraverso i gala, e cioè i vari Carlo Di Stefano, Nicola Arrizza, Davide Di Ienno, Maurizio Pollicelli, Stefano De Gasperis, Tonio e Davide Di Nino, Raffaele Leopardi, Massimiliano Di Donato, Stefano Paone, Dario Di Giamberardino, Luciano D'Ovidio, Cristiano Di Salvatore, Raffaele e Antonio Cipriani, Paolo Pesci, Massimo Mottola, Maurizio Tamenghi, Giuseppe Giosuè, Roberto Giampaolo, Fabio Grottoli, Giuseppe Zicatela, Fabio e Luca Antonelli. Sono stati effettuati tornei a contatto pieno nelle piazze di Sulmona, Avezzano, Chieti, Trasacco, dove l'incontro d'elite ha visto contrapposte la punta di diamante Mimma Mandolini con il milanese Raffaele Ruffolo. Inoltre, siamo stati ospiti pure a San Benedetto del Tronto grazie alla collaborazione del maestro Raffaele Cipriani».

Quale messaggio si sente di lanciare alle nuove leve? «Senz'altro quello di non abbattersi alle prime sconfitte. I giovani hanno bisogno di crescere senza l'ansia della prestazione a tutti i costi. Per questo, però, occorre una certa cultura e quindi invito le società affini ad avvicinarsi alla federazione con l'obiettivo comune di costruire un progetto che vada al di là degli interessi personali».

In Abruzzo la kickboxing è nata ufficialmente nel 1986 con il nome di Accademia Contact. Dopo i primi anni di diffidenza, il movimento è cresciuto grazie alla diffusione trasmessa dai fratelli pescaresi Riccardo e Fabrizio Bergamini, i pionieri degli sport da combattimento.

La kickboxing è l'insieme di due parole inglesi: kick=calcio, boxing=scambio di pugni. Con il nome di kickboxing si identificano oggi varie discipline che, pur partendo da una base tecnica comune, sono differenti tra loro, quali semi contact, light contact, full contact, low kick, thai kickboxing, forme musicali e kickboxing aerobica. L'attività si pratica su un quadrato di gara o ring, delimitato da corde, simile a quello del pugilato.

Marco Ratta

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