Bertoli figlio d’arte: io, papà e l’obiettivo play off

18 Settembre 2019

«È il mio mental coach, fondamentale per la mia crescita pallavolistica»

ORTONA. Se ti chiami Bertoli nel mondo della pallavolo la mente va subito alle gesta di Franco, oggi sessantenne, detto “mano di pietra”, protagonista negli anni Ottanta e Novanta anche in Nazionale con cui ha vinto un bronzo olimpico a Los Angeles, nel 1984.
Non erano ancora i tempi della generazione di fenomeni e degli Invincibili. Proprio in quegli anni, nel 1988 esattamente, è nato (a Trento) Matteo che oggi indossa la maglia della Sieco Impavida Ortona impegnata nella preparazione del campionato di serie A2 di volley maschile che prenderà il via il 20 ottobre. Bertoli junior è uno dei fiori all’occhiello del mercato estivo della famiglia Lanci che pur di fare la A2 ha preso il titolo di Spoleto dopo la retrocessione del maggio scorso. Lo schiacciatore modenese arriva da Castellana Grotte (A2), dove ha giocato nel Materdominivolley.it. Undici le sue stagioni in serie A2 nelle quali ha messo a segno 1987 punti, dei quali 187 sono muri e 194 aces. «Per anni avevo sentito parlare bene della Sieco Impavida e di Ortona», racconta il 31enne schiacciatore, «e quando a maggio sono stato contattato dalla società non ho perso tempo e ho detto subito sì. Andrea Galliani, che è stato qui negli anni scorsi ed è un mio amico, mi aveva descritto questo ambiente familiare e dalle prime settimane trascorse a Ortona devo dire che aveva proprio ragione».
Alla Sieco Impavida si aspettano una stagione da protagonista con Matteo Bertoli trascinatore. «Farò del mio meglio. Il campionato è molto competitivo dopo la riforma e i roster sono di qualità. Il nostro obiettivo sarà quello di entrare nella griglia play off dopodiché cercheremo di toglierci delle soddisfazioni, sperando di disputare un grande campionato».
Sul piano tecnico si descrive come un martello capace di sfruttare la battuta in salto e la palla alta. «Diciamo che cerco di usare anche un po’ la testa sotto rete», sorride Matteo Bertoli, «ma all’occorrenza so ricorrere alla vecchia e sana ignoranza pallavolistica, picchiando forte sul pallone». Un lungo girovagare in A2, mai un’occasione in Superlega, perché? «Per il semplice fatto che sono pochi gli schiacciatori italiani in Superlega. Anzi, pochissimi. Cavuto a Ravenna e qualche altro. I club preferiscono affidarsi agli stranieri. E piuttosto che fare panchina in Superlega entrando per qualche spezzone in campo preferisco essere protagonista in A2». È una vita che viene etichettato come il figlio di Bertoli, inevitabile tenendo conto di quello che il papà ha rappresentato per la pallavolo. «Devo essere sincero. Papà non mi ha mai spinto verso il volley. Anzi, devo dire che ho provato altri sport e a 14 anni ho scelto la pallavolo. All’inizio ero il figlio di Bertoli perché mi volevano affibbiare l’etichetta di raccomandato. Poi, fortunatamente, sono riuscito a ritagliarmi un mio spazio e sono anni che gioco stabilmente in A2». Il legame comunque tutt’ora va oltre quello tradizionale di genitore e figlio, perché Franco è un mental coach per sportivi e aziende. E “cura” da vicino anche Matteo. «É stato importante, molto importante per me. Abbiamo lavorato insieme sull’aspetto mentale, su come affrontare le problematiche che si presentano in mezzo al campo, quando magari sei in trance agonistica». Per essere più precisi «è una sfida tra mente e corpo nelle varie situazioni di gioco. Una sfida che mi ha permesso di compiere un salto di qualità».
La pallavolo è talmente nel Dna dei Bertoli che Matteo all’attività indoor affianca anche quella sulla sabbia. A Ortona è arrivato con qualche giorno di ritardo per l’inizio della preparazione proprio perché doveva finire la stagione del beach volley. «Passione, passione e ancora passione. E ciò che mi spinge a giocare anche d’estate. Solitamente quando finisce il campionato mi prendo un mese di vacanza in cui mi piace molto viaggiare alla scoperta di posti nuovi. E poi beach volley a tutto spiano».
È da qualche settimana a Ortona. «Bella cittadina», il giudizio di Matteo Bertoli, «una piacevole sorpresa. La preparazione precampionato è dura, ma devo dire che nei momenti liberi visitare certi posti è davvero bello». In attesa dell’inizio del campionato previsto il 20 ottobre quando la Sieco Impavida debutterà in casa contro Mondovì.
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