Bertolini: «Le donne salveranno il calcio»

4 Maggio 2019

La ct dell’Italia tra Mondiale e futuro: movimento in crescita, tecnicamente nulla da invidiare ai maschi

ROMA. Un tackle ai pregiudizi, uno sgambetto ai tanti tabù che ancora accompagnano il calcio femminile: la ct delle azzurre, Milena Bertolini (nella foto a destra), si ricorda dei suoi brillanti trascorsi da difensore per dare addosso a quanti ancora declinano il pallone in senso solo maschile. «Il movimento rosa in Italia è in grande crescita», spiega la Bertolini che guiderà le azzurre al prossimo Mondiale in Francia, intervenendo al Forum all'Ansa. «I numeri lo dimostrano, dopo che per anni siamo rimaste ferme, nel giro di pochi anni siamo passati da 20mila a 25mila tesserate. Siamo ancora lontani dalle realtà degli altri grandi Paesi europei ma il messaggio che sta passando è positivo», ha aggiunto la ct che ha il merito di aver riportato l'Italia alla Coppa del Mondo per la prima volta dopo 20 anni.
Laddove hanno fallito i maschi, sono riuscite le donne guidate da questa 'Miss' del calcio che, al di là delle provocazioni verbali («Oggi, troppi termini del pallone sono declinati al maschile. Chiamatemi Miss e non Mister», dice con una punta di orgoglio), vorrebbe vedere una maggiore parità di genere: «Saranno proprio le donne a salvare il calcio», dice Milena ricordando che «il calcio praticato dalle donne è bello per i suoi aspetti di fair play, di gioco, di sacrificio e impegno. La donna nel calcio coniuga fantasia, armonia, piacere, come solo i grandi giocatori sanno fare: penso a Baggio che univa eleganza, simmetria, destrezza». Il problema è che «il pregiudizio più diffuso è che il calcio non è uno sport per bambine e per signorine. I pregiudizi nel pensiero medio italiano sono forti, ma non mi danno più fastidio. Al di fuori dall'Italia è lo sport più diffuso, da noi c'è invece una mentalità primitiva. Tanto per dirne una, non è vero che vengono le gambe storte e una ragazza che gioca a calcio è più mascolina. Senza dimenticare che il calcio femminile», rimarca, «va oltre il semplice aspetto agonistico, è anche business e ha importanti ricadute economiche. Sono anni che i numeri del calcio maschile non crescono, a differenza del calcio femminile che sta aumentando a vista d'occhio. Sono contento che la federazione lo abbia colto». Per arrivare però alla parità di genere, aggiunge, «ci vuole tempo perché i cambiamenti culturali sono lenti, servirà qualche generazione. Tra le generazioni giovani penso che si stia sdoganando la percezione della donna che gioca a pallone, mentre tra gli over 40 e 50 c'è ancora qualche resistenza culturale e si fa fatica a smuovere i pregiudizi, anche tra le donne stesse». L'immediato futuro si chiama adesso Mondiale dove le azzurre arrivano dopo un eccellente cammino: «Noi manchiamo da 20 anni, gli altri hanno investito da tempo e hanno messo i loro talenti nelle migliori condizioni di potersi esprimere. Noi abbiamo cominciato da poco. Questo non significa che noi andiamo per passare solo il primo turno», chiude la Bertolini che via social risponde anche alle domande di qualche internauta («Direi che i tempi sono maturi per vedere un tecnico donna in campo maschile in Serie A»; «Qualcuno mi vorrebbe vedere allenare la Juve? Non scherziamo, i bianconeri si devono tenere stretti Allegri, che è bravissimo»).