Bertoni, ecco “mister finale” talismano dell’Acquaesapone

Il brasiliano, al nono match scudetto, ha già vinto 5 titoli: «Voglio il sesto»
PESCARA. “Se non puoi battere il tuo nemico, fattelo amico”. Avranno pensato questo i dirigenti dell'Acquaesapone, quando la scorsa estate decisero di acquistare uno dei più grandi talenti del calcio a 5 italiano e non solo, Edgar Bertoni, assoluto specialista in finali scudetto. Scelta vincente. Per il ragazzo nato a Belo Horizonte 36 anni fa, il 4-1 maturato a Rieti venerdì sera vale la nona, personalissima finale scudetto consecutiva, la prima con la maglia nerazzurra.
I suoi sono numeri da record: non salta un appuntamento con la sfida tricolore dalla stagione 2009/10, quando con la maglia della Marca addosso fu sconfitto da quel Montesilvano che poi vinse tutto, in Italia e in Europa. “Mister finale” però trova subito il modo rifarsi vincendo lo scudetto l'anno successivo e bissando il trionfo nel 2013, sempre con la maglia della Marca. In totale sono cinque gli scudetti conquistati da Bertoni, perché ai due già elencati vanno aggiunti quello vinto con l'Asti e gli altri due raggiunti con la maglia della Luparense.
Lo scorso anno contro il Pescara, nel 2014 proprio contro l'Acquaesapone, in una serie che in casa nerazzurra ricordano ancora troppo bene. Ora, quattro anni dopo, il destino concede a Murilo e soci la straordinaria opportunità della rivincita, con il talismano Bertoni questa volta vestito di nerazzurro: «La verità è che ho sempre avuto la fortuna di lavorare con squadre importanti e ambiziose», dice il numero 15 dell'Acquaesapone. «Giocare contro la mia ex squadra sarà emozionante, ma adesso voglio vincere con i colori nerazzurri». Poi prosegue: «Non avrei mai immaginato di disputare nove finali consecutive. Questo traguardo è stato possibile solo grazie agli stimoli e alla fame che sono riuscito a trovare anno dopo anno».
Dall'alto della sua esperienza avrà il compito di catechizzare i compagni, molti di loro al primo appuntamento con lo scudetto: «Dare consigli o dire cosa bisogna fare non è nelle mie corde. Più di una volta ho detto a Murilo o Lima che è assurdo come giocatori del loro valore ancora non siano riusciti ad alzare al cielo lo scudetto. Ma non è mai troppo tardi: io l'ho fatto al quarto tentativo, loro sono giovani e hanno ancora tempo. Magari ci riusciamo insieme».
Mai banale Bertoni, né dentro né fuori dal campo: la conferma arriva quando tra tutte le stagioni trionfali vissute, preferisce parlare di quella passata con la maglia del Kaos e conclusa con il ko contro il Pescara: «Ogni finale lascia un suo ricordo, ma quell'anno in Emilia è stato importante. Era un gruppo con tanti giovani di belle speranze e io facevo un po' il papà. Tra mille difficoltà arrivammo all'ultimo atto della stagione eliminando squadroni come Luparense e Asti. È stato un anno dove sono cresciuto come uomo e come calciatore».
Ne ha viste tante nel corso della lunga e vincente carriera, per questo quando si parla di fattore campo o miglior classifica (a vantaggio della Luparense), risponde senza fronzoli: «In finale si parte 50-50. Non esistono favoriti, lo dico per esperienza. Ho perso da migliore e ho vinto da peggiore, la classifica in una serie così delicata non conta. Chi ci può dare una mano è il pubblico, che sono certo sarà numeroso. Avrei preferito il PalaRoma, non ho mai visto tanta gente come nella finale del 2014. Ma il Pala Giovanni Paolo II andrà bene lo stesso».
E sul futuro taglia corto: «Ho un accordo con la società per un altro anno. Ora però voglio vincere lo scudetto e andare in Futsal Cup, il trofeo che mi manca. Quello sarebbe uno stimolo enorme per restare».
Adriano De Stephanis
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