«Biancazzurri da serie A Virtus, derby decisivo»

11 Maggio 2016

Il 40enne tecnico pescarese fino allo scorso gennaio alla guida del Lanciano: «Credevo e credo nella salvezza dei rossoneri; Lapadula e Caprari gli assi di Oddo»

PESCARA. Freme Roberto D’Aversa, è un leone in gabbia. Smania dalla voglia di tornare in panchina. Domani, Pescara-Virtus Lanciano, sarà la “sua” partita, quella che ha vissuto – più o meno da protagonista – nelle ultime tre stagioni, prima da dirigente e poi da allenatore. L’esonero di gennaio gli brucia ancora, non è un mistero. Lui, pescarese doc sulla panchina della Virtus Lanciano, è stato uno dei personaggi del derby negli ultimi due anni. A gennaio la famiglia Maio lo ha mandato a casa, affidando la squadra a Primo Maragliulo.

D'Aversa, domenica che cosa farà?

«Non lo so, devo vedere gli impegni di famiglia».

Chi ha più da perdere nel derby?

«Il Lanciano se dovesse fare un passo falso avrebbe più da perdere. Il Pescara, invece, ha ancora dei margini per recuperare, fermo restando l'importanza di chiudere la stagione regolare al terzo posto in classifica in vista dei play off».

Per chi farà il tifo?

«Sono pescarese, ma dall'altra parte c'è un gruppo di ragazzi a cui sono molto legato».

Quale sarà la chiave del derby?

«Secondo me, sarà una partita aperta. Il Pescara è in salute e il Lanciano, a parte sabato scorso, viene da un buon momento di forma. E' comunque un derby e come tale azzera tutto, ci sono tante motivazioni che subentrano e che possono mettere in secondo piano altri fattori. Sono comunque due squadre che giocano bene al calcio e nel caso del Pescara è una delle migliori espressioni in assoluto della categoria».

Si aspettava il buon rendimento del Lanciano dopo il suo esonero?

«Con alcune operazioni di mercato effettuate a gennaio pensavo che la squadra potesse fare bene. Sicuramente credevo nella salvezza della squadra, anche se quando lo dicevo qualcuno mi prendeva per matto. I ragazzi sul campo, con i risultati e le prestazioni, hanno confermato che le mie sensazioni erano valide».

Sorpreso dal campionato del Pescara di Oddo?

«No, a un certo punto pensavo potesse lottare per la promozione diretta. Diciamo che ha pagato dazio agli infortuni».

Sorpreso dall'impatto di Maragliulo sulla Virtus?

«Primo è una bravissima persona e un ottimo professionista. Conosceva bene la squadra quando è subentrato a gennaio. La scorsa estate fui io a dire al ds Leone che Maragliulo poteva fare al caso nostro, sulla panchina della Primavera. Diciamo che ho caldeggiato il suo ritorno».

Chi sarà l'uomo-derby?

«Lapadula e Caprari possono mettere in difficoltà chiunque; in chiave Lanciano dico Federico Di Francesco e Guido Marilungo, senza nulla togliere altri altri. E poi aggiungo Cragno, da quando è arrivato (a gennaio), sta facendo la differenza».

Che cosa darebbe per essere in panchina?

«Tanto, ho il grosso rimpianto di non aver potuto chiudere la stagione. I derby dell'anno scorso sono stati i più sofferti, meritavamo certamente di più sul piano dei risultati. All'andata, a dicembre, invece, secondo me il risultato più giusto era il pareggio».

Il Lanciano è stato sempre nei bassifondi in questa stagione.

«Certe difficoltà le avevo paventate in tempi non lontani e qualcuno lo riteneva un inutile allarmismo...».

Pescara ai play off. E poi che cosa accadrà?

«Spero con tutto il cuore che la squadra riesca a raggiungere l'obiettivo sfumato l'anno scorso a Bologna. Penso che abbia le carte in regola per andare in serie A».

Quante possibilità ha il Lanciano di salvarsi?

«Il cuore dice il 100%, ragionando con la testa, invece, bisogna vedere se ci sarà lo sconto della penalizzazione. E poi penso che il derby sia un crocevia della stagione. Molto dipenderà dal risultato di domenica».

Sebastiani ha detto che se potesse prenderebbe subito il ds Leone. Lei glielo consiglia?

«Sì, ha dimostrato a Lanciano in questi anni di saper individuare giovani di prospettiva, allestendo delle ottime squadre».

Ha saputo degli screzi Maio-tifosi?

«Ho letto, mi è dispiaciuto. La proprietà in questi anni ha portato la squadra in B e l'ha tenuta a certi livelli. Purtroppo, gli screzi sono figli di una mancanza di chiarezza nel rapporto con l'esterno».

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