Bjarnason: «Delfino nel cuore, torno a Pescara per fare festa»

L’islandese doppio ex della sfida di sabato con la Sampdoria: «Lo stadio Adriatico farà la differenza. A maggio sarò in città per brindare alla salvezza. Gli arrosticini? Me li spediscono»
PESCARA. «L’Adriatico pieno farà la differenza». Parola di Birkir Bjarnason, 38 anni il prossimo 27 maggio, il vichingo innamorato degli arrosticini e amatissimo dai tifosi biancazzurri. E’ lui uno dei più recenti doppi ex della prossima sfida del Pescara, sabato pomeriggio, contro la Sampdoria. L’ex centrocampista islandese ha chiuso l’estate scorsa la sua lunga carriera da giramondo – ha giocato in patria, nel nostro Paese ma anche in Norvegia, Belgio, Svizzera, Inghilterra, Qatar e Turchia – e adesso studia da direttore sportivo. L’Italia gli è entrata nel sangue, ormai si divide tra la sua terra, la piccola città di Akureyri, e il Belpaese (ha scelto Brescia come residenza). E presto tornerà anche a godersi il sole in riva all’Adriatico. Nel suo bagaglio sportivo e umano Pescara (70 partite tra A e B con 14 gol) e Genova (16 gettoni in A e un gol) sono tappe fondamentali di un percorso che lo ha visto vincere uno scudetto elvetico con il Basilea e disputare con la sua Nazionale sia un Europeo (2016) che un Mondiale (2018). Ai colori biancazzurri e blucerchiati, però, è rimasto legatissimo. Sabato pomeriggio sarà incollato allo schermo per la sua speciale partitissima, crocevia fondamentale nella corsa salvezza delle due formazioni.
Bjarnason, si aspettava una sfida tra Pescara e Samp così delicata per la lotta salvezza?
«La Sampdoria, dopo i rischi che ha corso l’anno scorso, pensavo potesse far meglio in questa stagione. Purtroppo sono ancora in grande difficoltà. Il Pescara è una neopromossa, non è facile tornare subito in alto. Io però spero che ce la facciano entrambe. Se continuano ai ritmi che stanno tenendo adesso, possono restare in B».
Sabato, però, per una delle due potrebbero essere guai in caso di sconfitta. Per chi tiferà?
«Questa è una domanda difficile, non posso rispondere. Vorrei solo che fossero salve entrambe alla fine».
Il Pescara è terzultimo dopo una clamorosa rimonta.
«Sono migliorati tanto negli ultimi mesi, i risultati parlano chiaro: le cose vanno decisamente meglio ed è bello vedere dall’esterno il Pescara che vince le partite e risale la classifica».
È solo merito di Insigne? O c’è dell’altro?
«Io guardo spesso le partite dei biancazzurri. La presenza di Insigne è stata una scossa molto positiva per tutta la squadra. Ha qualità da grande campione, è ancora fortissimo e fa la differenza. Sì, penso che il suo arrivo ha cambiato tutto. In meglio».
La Samp ha una rosa con tanti nomi da serie A, eppure continua a soffrire nella bagarre salvezza. Perché?
«È difficile da dire stando fuori. Leggi la formazione e ti chiedi: com’è possibile che una rosa del genere rischi di finire in zona retrocessione? Andrebbero analizzate tante cose, ma stando all’interno. Io spero che possano cambiare passo, salvarsi e tornare grandi dalla prossima stagione. Ho giocato a Marassi in serie A, ho visto quello stadio pieno. Un privilegio. La Samp è squadra che deve stare in serie A, per la sua storia e per il suo pubblico».
L’estate scorsa, a 37 anni, ha deciso di smettere con il calcio giocato. Avrebbe potuto anche chiudere con la maglia del Pescara: ci aveva fatto un pensierino?
«Non c’è mai stato alcun contatto, anche perché avevo già deciso quindi non ho cercato niente. Il motivo? Inizio a essere un po’ vecchio, poi mi sentivo pronto per iniziare a fare altro. Volevo staccare, è stato il momento giusto. Vorrei proseguire la mia vita nel mondo del calcio, infatti ho iniziato il corso da direttore sportivo a Coverciano: dovremmo finire nei prossimi mesi e poi vedremo cosa verrà fuori. Per ora mi godo tempo libero con la famiglia, mia moglie e la mia bambina di due anni. Ho girato il mondo in questi anni e adesso è bello essere libero e stare vicino alle persone che amo».
Qualche settimana fa ha fatto visita all’Union Brescia, in pratica la sua eX squadra (il nuovo club di Lega Pro nato dopo il fallimento del Brescia). Le mancava troppo il campo?
«Abito ancora a Brescia, siamo rimasti qui per il momento: facciamo un po’ avanti e indietro tra Islanda e Italia. Alcuni dirigenti mi hanno invitato al campo a trovarli, è stato un piacere riassaporare un po’ quel clima. Spero di far visita, tra aprile o al massimo l’inizio di maggio, anche al Pescara. Magari per festeggiare la salvezza dei biancazzurri in città, sarebbe un sogno».
Lei è innamorato dei nostri arrosticini, li ha portati anche in Islanda. A Brescia dove li acquista?
«Me li faccio spedire da un’azienda di Città Sant’Angelo. Nel mio frigorifero non mancano mai».
Bjarnason ha giocato 113 partite internazionali con la maglia dell’Islanda, compresi Europeo (arrivato ai quarti di finale di Francia 2016) e Mondiale (Russia 2018). Da conoscitore del calcio italiano, come si spiega l’ennesimo flop della Nazionale azzurra?
«Vedere l’Italia fuori dal Mondiale per la terza volta è molto triste. Un vero peccato, una delusione per tutti gli amanti del calcio. Mi auguro che non accada più e che dalla prossima edizione gli Azzurri tornino protagonisti. Un Paese che vive di calcio non può ritrovarsi così».
Qual è il motivo di questa crisi secondo lei?
«Ci sono tante persone più esperte di me che potrebbero parlarne. Ma io dico: i ragazzi devono giocare, i talenti in Italia ci sono. E penso che nelle squadre si debbano superare certi limiti: i giocatori forti devono giocare, che siano giovani o vecchi. Diamo la possibilità ai giocatori di talento di poterlo esprimere».
Torniamo a Pescara-Samp: sabato ci sarà l’Adriatico pieno.
«I tifosi di Pescara sono fantastici. Ricordo bene che mi sono stati sempre vicini, bravissimi con me dentro e fuori dal campo. Mi manca molto rivederli. Sabato lo stadio pieno farà la differenza. Quel pubblico sa essere determinante, i giocatori lo sanno e lo sentono».

