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8 aprile

8 Aprile 2026

Oggi, ma nel 1991, a Trento, in largo Giosuè Carducci, alle 20, Massimo Michelacci, di 19 anni, assassinava, con 20 fendenti sferzati col coltello da sopravvivenza, la compagna di classe Andreina Maestranzi, coetanea, che aveva rifiutato il suo amore. Lo studente killer colpiva letalmente l’amata con la lama da 22 centimetri sulle scale dell’abitazione, mentre lei era intenta a rincasare. L’aveva centrata al volto, alle mani, al collo, al dorso, al torace. Per la ragazza la corsa in ambulanza verso l’ospedale Santa Chiara sarà inutile. Entrambi frequentavano la quinta C del liceo scientifico “Galileo Galilei”. La relazione sentimentale era durata poco, poi lei, quindi giorni addietro, durante la gita scolastica a Roma, aveva detto di non voler proseguire. Nel mentre lei era stata corteggiata da un altro, sempre della medesima scuola. E lui non aveva gradito. “Una cotta finita in tragedia” titolerà il quotidiano milanese “Corriere della Sera”, il 10 aprile di quel 1991, nel pezzo dell’inviato Gian Antonio Stella. Massimo, nell’accanirsi contro Andreina, s’era anche ferito ad una gamba e si farà medicare nella clinica San Camillo. Poi fuggirà con la sua Volkswagen Golf a Chioggia. Quindi il giorno dopo il fatto di sangue, 9 aprile, si consegnerà nella stazione dei Carabinieri della cittadina della laguna veneta (nella foto, particolare, la notizia sulla “Stampa” dell’11 aprile 1991, nel pezzo firmato da Franco Giliberto). Verrà perdonato dai genitori di Andreina, Luigi e rosa Maestranzi. Che oltretutto non si costituiranno parte civile davanti al giudice per le indagini preliminari. Inoltre il risarcimento danni, pari a 75 milioni di lire, verrà da loro accettato, ma devoluto in beneficenza al centro "Punto d'incontro" per tossicodipendenti ed emarginati animato, sempre nel capoluogo trentino, da don Dante Clauser, dal 1977. Tutto ciò influirà anche sulla sentenza. Il 16 dicembre successivo, infatti, Michelacci verrà condannato a 10 anni di carcere. Invece di rimediare l’ergastolo. Poi il processo sarà annullato dalla Corte di cassazione, il 30 aprile 1992, sulla base di una pronuncia della Consulta che vieterà il ricorso al rito abbreviato -utilizzato proprio in quel frangente- per reati per i quali sarà previsto il carcere a vita. Nel frattempo, il 19 luglio di quel ‘91, “Il Rambo della quinta C”, come lo definirà il giornalista Stefano Lorenzetto sul settimanale “L’Europeo” del 17/26 aprile 1991, verrà promosso all’esame di maturità, sostenuto in cella, col voto di 42/60.