Bocic: guerra e pallone sognando il salto in A

7 Febbraio 2020

Il serbo: «In Italia per fuggire dalla violenza, punto alla Nazionale»  

PESCARA. È serbo, ma solo per l’anagrafe. Milos Bocic, l’uomo copertina del Pescara di Legrottaglie, è arrivato in Italia quando aveva pochi mesi, nel 2000. La sua famiglia fuggiva dalla guerra del Kosovo, trovando rifugio a Udine. Il 20enne attaccante biancazzurro si è raccontato al Centro, tra passato e presente.
Bocic, grazie a lei il Pescara è riuscito a centrare la vittoria contro il Cosenza. Si sente un il “risolutore” biancazzurro?
«No, perché in campo si va in 11 e si vince tutti insieme. Per me è stata sicuramente una grandissima emozione, visto che è il mio primo gol in B. Devo ringraziare Bettella per l’assist. Quando ho avuto il pallone tra i piedi mi sono detto: ora devo buttarla dentro».
Esultanza con le dita sulle orecchie. Perché?
«Come Memphis Depay del Lione. Lui esulta in quel modo e mi piace molto».
Dovrà pagare una cena alla squadra per il primo gol in carriera?
«Lo farò, prima o poi (ride, ndr)».
Cristiano Ronaldo è il suo idolo. Vero?
«Sì, è ho avuto modo di vederlo da vicino l’anno scorso durante Udinese-Juventus. Io ero in panchina e vederlo passare accanto a me è stato bello. Purtroppo non sono riuscito a chiedergli la maglia».
Con Legrottaglie in panchina, cosa è cambiato rispetto a prima?
«È un tecnico che ha portato positività ed entusiasmo, andando ad aumentare l’intensità degli allenamenti. Con noi giovani è molto bravo perché ci spiega a livello tattico come migliorare. Ci sta dando una carica incredibile ed è bravissimo a lavorare anche sull’aspetto psicologico».
Lei è serbo, ma parla un perfetto italiano. Come mai?
«Sono arrivato in Italia, a Udine per l’esattezza, quando avevo 8 mesi e sono praticamente italiano. Sono arrivato in Italia per scappare dalla guerra del Kosovo. Mio padre ha combattuto in prima linea e, appena ha potuto, ha lasciato tutto portando la famiglia in Italia e poi sono arrivato io».
Si sente italiano?
«No, perché sono nato in Serbia e mi sento più serbo-kosovaro, però sono in attesa della cittadinanza italiana».
Se dovesse arrivare una chiamata della Nazionale italiana?
«Ci andrei subito, perché l’Italia è il paese che mi ha accolto e dove sono cresciuto. Sarebbe il coronamento di un sogno».
Come nasce Bocic calciatore?
«Ho iniziato a 5 anni, nel Martignacco, in un paese in provincia di Udine. Dopo qualche tempo mi hanno notato degli osservatori dell’Udinese e sono passato al club della famiglia Pozzo. Prima giocavo punta centrale e, nei primi anni di settore giovanile all’Udinese, ho cambiato ruolo e sono diventato un’ala destra. Ho fatto tutta la trafila nel vivaio e ho avuto la fortuna di collezionare qualche panchina in serie A».
Perché la chiamano Pocho?
«Campagnaro mi ha detto che assomiglio a Lavezzi e mi ha iniziato a chiamare Pocho. Per me è un gran bel complimento».
Pescara è stata la scelta giusta?
«Sì, certo. L’anno scorso quando mi hanno prospettato questa soluzione ho impiegato un minuto a dire di sì al Delfino. Sono molto felice di essere un giocatore del Pescara. Da qui sono passati grandi giocatori».
La Juve, nel frattempo, la sta osservando con grande interesse. Lusingato?
«Non ci penso. È presto per parlare di queste cose. Penso solo a migliorare per arrivare il più in alto possibile».
A Pescara come si trova?
«Benissimo. Rispetto a Udine, qui il clima è eccezionale. Si vive bene, la gente è cordiale e la tifoseria è molto calda. A me piace il tifo passionale, mi emoziona».
Play off nel mirino?
«Se continuiamo così possiamo arrivare molto lontano. Dobbiamo avere sempre questa mentalità».
Nel tempo libero cosa fa?
«Mi alleno. Non ho molti hobby, se non uscire con qualche compagno di squadra. Il mio unico obiettivo è il calcio e basta».
Il suo sogno?
«Giocare in serie A, magari con il Pescara».
Il Pescara è da serie A?
«Non lo so, nella vita non si sa mai quello che può succedere…».
Tifoso di quale squadra?
«Da bambino tifavo Ronaldo e, quindi, il Real Madrid. Ora tifo Pescara».
Con i primi soldi guadagnati con il calcio cosa ha comprato?
«Nulla di particolare. Aiuto la mia famiglia e mando i soldi a casa appena posso. Ora non è il momento di fare spese folli come orologi e auto di lusso. Mi accontento di quello che ho e preferisco aiutare la mia famiglia».
Fidanzato o single?
«Sono single. In questo momento preferisco pensare solo al calcio».
Punta alla maglia da titolare?
«No, rimango al mio posto. Quando verrò chiamato in campo proverò a fare del mio meglio. Non pretendo nulla».
Prossimo obiettivo personale?
«Prendere la patente. Non guido e non vedo l’ora di farlo. Tra un paio di settimane dovrò sostenere l’esame e spero di superarlo».
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