Boninsegna “spara” sul ct: «Verratti deve giocare!»

La stella di Italia-Germania 4-3 loda il mediano di Manoppello:«Un grandissimo» Prandelli bocciato anche in attacco: «Balotelli non basta, serve Immobile»
TERAMO. Schietto, ironico, pungente. Roberto Boninsegna, 70 anni, bomber e campione di Inter, Juve e Nazionale anni Sessanta e Settanta, ieri a Teramo per ritirare un premio alla carriera, ha espresso il suo pensiero sugli azzurri in Brasile. La sconfitta di venerdì contro il Costa Rica, per 1-0, non è andata proprio giù al mitico “Bonimba”, che non le ha mandate a dire al ct Cesare Prandelli e agli azzurri. La visita in Abruzzo, inoltre, è stata l'occasione per ricordare qualche aneddoto del passato e per elogiare un suo pupillo, Marco Verratti, che Boninsegna avrebbe voluto vedere con la maglia dell'Inter.
Come si spiega il ko dell'Italia contro la Costa Rica ?
«È stata una gara non preparata bene dagli azzurri. Abbiamo fatto una figuraccia, inutile girarci intorno. La vittoria della Costa Rica contro l'Uruguay (per 3-1) doveva essere un campanello d'allarme. Bisognava affrontare i nostri avversari in modo diverso, ma così non è stato».
Cosa rimprovera, in particolare, a Prandelli ?
«Non mi convince il modulo che adotta. Giocare in attacco con il solo Balotelli è controproducente. Parlare quando le cose non vanno bene può sembrare facile, ma tenere in panchina un bomber come Ciro Immobile, il capocannoniere della serie A, non mi sembra una scelta felice. Lo vedrei bene in coppia con Mario (Balotelli), perché no. Spero che Prandelli si ravveda e cambi lo schieramento tattico della squadra, altrimenti continuerà a fare gli errori di Sacchi, quando faceva giocare a centrocampo gente come Zola e Signori».
Ci sono chance di qualificarsi per gli ottavi di finale ?
«Certamente. Basta un pareggio con l'Uruguay, ma non sarà un match facile. La Nazionale di Tabarez ha giocatori temibili e un Suarez tornato in grande spolvero. Incrociamo le dita».
Che pensa del "nostro" Marco Verratti ?
«È un grandissimo giocatore. L'ho seguito per l'Inter, poi purtroppo è andato al Psg ed è un peccato che non giochi più in Italia un talento del genere».
Quando ha visto che Prandelli ha preferito Thiago Motta a Verratti, contro il Costa Rica, come ha reagito?
«Sono rimasto sorpreso da questa mossa. Verratti, a mio avviso, dovrebbe giocare sempre. È la speranza del calcio italiano e ha grandi prospettive per il futuro. Thiago Motta, invece, è un brasiliano atipico e tra l'altro va a due all'ora in mezzo al campo».
E Ciro Immobile? Si rivede in lui?
«Mi somiglia molto. Oltre a fare tanti gol ha anche la capacità di dare profondità alla manovra e reggere il peso dell'attacco. Balotelli non riesce ad esprimersi al meglio da punta unica».
Quanti gol farebbe al giorno d'oggi un attaccante come lei?
«Credo che riuscirei a segnare qualche rete in più rispetto ai miei tempi e sa perché? Perché oggi si marca a zona e non più a uomo. Quando giocavo io i difensori mi seguivano pure se andavo a bere l'acqua a bordo campo!».
Ai suoi tempi si correva meno. Verità o luogo comune?
«Qualcosa di vero c'è. Adesso, però, la tecnica non è più quella di prima e c'è un eccesso di tatticismi e pressing. Un grande come Rivera, se non si allenasse bene, rischierebbe di toccare pochi palloni».
A Teramo, nella stagione 1959-'60, giocava Mario Martiradonna, suo ex compagno di squadra nel Cagliari scomparso tre anni fa.
«Era un terzino destro rapidissimo e molto bravo nell'anticipo.È stato un grande amico e la sua morte (aveva 73 anni, ndc) mi ha rattristato».
Teramo è stata la città del suo esordio in panchina, in serie C, alla guida del Mantova, quando subentrò a Sauro Frutti. Che ricordo ha?
«Ricordo bene quella giornata. Era gennaio del 2002 e fui accolto da un grande applauso dal pubblico teramano».
Gaetano Lombardino
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