Brugman: «Sogno la A con il Pescara»

L’uruguaiano: «Quest’anno prima la salvezza, poi vedremo»
Brugman, partenza con un pari a Cremona e domenica la sfida con il Livorno. Prime sensazioni?
«Positive. Il gol nel finale contro la Cremonese è stato un giusto premio per i nostri sforzi. Nel primo tempo eravamo un po’ tesi, forse perché era la prima uscita in campionato, ma nella ripresa abbiamo tirato fuori il carattere. Ora sotto con il Livorno che è una buona squadra, come tutte le altre di un torneo molto duro».
Sembrava dovesse partire, invece è rimasto a Pescara.
«Non è un problema giocare in serie B. Sono il capitano e ho una grande responsabilità. È abbastanza raro vedere uno straniero indossare la fascia, ma qui mi sento a casa. Vivo a Pescara da sei anni e ormai sono un pescarese doc».
Anche per lei l’obiettivo di quest’anno è la salvezza?
«Sì, dopo la delusione dell’ultimo campionato non bisogna creare aspettative eccessive. Partiamo a fari spenti, poi vedremo dove si potrà arrivare. Ovviamente, il mio sogno è tornare in serie A con il Pescara e non so quando si realizzerà. Di certo abbiamo un buon organico e un gruppo affiatato. A differenza dell’anno scorso, si capisce che tutti vogliono lottare per ottenere grandi risultati. Il pareggio di Cremona è stato un primo segnale».
Ci racconta il suo arrivo in Italia?
«Avevo 15 anni quando l’Empoli mi acquistò. Venni notato in un torneo e i dirigenti toscani presentarono un’offerta. Il ds Marcello Carli fece venire anche i miei genitori e mia sorella in modo da facilitare l’ambientamento. Se fossi stato solo, forse non avrei resistito perché ero troppo piccolo. A Empoli ho conosciuto Pillon, anche se poi ci siamo persi di vista. Sono contento di averlo ritrovato qui, con lui possiamo toglierci delle belle soddisfazioni».
Poi il trasferimento a Pescara nel 2012.
«Avevo deciso insieme al mio agente di non rinnovare il contratto con l’Empoli e trovai subito l’accordo. Ho impiegato un po’ di tempo ad affermarmi qui, ma ce l’ho fatta».
Nella passata stagione, giocando da mezzala, ha stabilito il record di gol in carriera.
«Sì, 7 reti in campionato e una in coppa. Si è parlato troppo del ruolo che mi ha affidato Zeman. Non ho mai detto di non volerlo ricoprire. Il boemo mi ha spiegato che in quella posizione avrei giocato vicino alla porta avversaria. Il record è un punto di partenza, ora voglio fare di più».
Chi vince il campionato?
«Il Benevento ha una rosa fortissima, poi dico il Crotone, anche se mi ha sorpreso il ko con il Cittadella».
A proposito di Crotone, sente la mancanza di Benali?
«Sì, è un grande amico. Ci rivedremo presto (il 25 settembre c’è Pescara-Crotone, ndr) e forse si fermerà a casa mia».
Cosa ci dice su Torreira che è passato all’Arsenal.
«Lucas se lo merita perché è un calciatore forte e un ragazzo splendido. Ci ho parlato qualche giorno fa, ora è impegnato nello studio della lingua inglese. E sta avendo parecchie difficoltà (ride, ndr)».
Su Edgar Elizalde?
«Ha 18 anni, viene da un piccolo paese dell’Uruguay ed è molto timido. Se continuerà a lavorare diventerà un grande difensore. Potrà essere l’erede di Diego Godin (colonna dell’Uruguay e dell’Atletico Madrid, ndr.) Sul piano tecnico Edgar è superiore, ma deve giocare con più cattiveria».
Tra i nuovi giocatori del Pescara chi l’ha impressionata?
«Mirko Antonucci che ha numeri straordinari e voglia di sacrificarsi. Poi Luca Crecco che è arrivato con la giusta mentalità».
Lei pensa ancora alla Nazionale?
«Sì, non ho perso la speranza di vestire di nuovo la maglia dell’Uruguay che ho indossato qualche anno fa nelle rappresentative giovanili».
Nella sua carriera con quale allenatore si è trovato meglio?
«Pasquale Marino. Nel 2013 eravamo all’inizio del ritiro e mi disse che non rientravo nei piani. Poi aggiunse che avrebbe potuto cambiare idea se avessi dimostrato il mio valore. Con lui ho iniziato a fare il playmaker e poi sono diventato un punto fermo. Ho un ottimo ricordo di Marino: ha mantenuto la parola e non lo dimenticherò mai».
Chiudiamo con un messagio ai tifosi biancazzurri.
«Faremo di tutto per riconquistarli e farli tornare allo stadio. Noi ci crediamo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Positive. Il gol nel finale contro la Cremonese è stato un giusto premio per i nostri sforzi. Nel primo tempo eravamo un po’ tesi, forse perché era la prima uscita in campionato, ma nella ripresa abbiamo tirato fuori il carattere. Ora sotto con il Livorno che è una buona squadra, come tutte le altre di un torneo molto duro».
Sembrava dovesse partire, invece è rimasto a Pescara.
«Non è un problema giocare in serie B. Sono il capitano e ho una grande responsabilità. È abbastanza raro vedere uno straniero indossare la fascia, ma qui mi sento a casa. Vivo a Pescara da sei anni e ormai sono un pescarese doc».
Anche per lei l’obiettivo di quest’anno è la salvezza?
«Sì, dopo la delusione dell’ultimo campionato non bisogna creare aspettative eccessive. Partiamo a fari spenti, poi vedremo dove si potrà arrivare. Ovviamente, il mio sogno è tornare in serie A con il Pescara e non so quando si realizzerà. Di certo abbiamo un buon organico e un gruppo affiatato. A differenza dell’anno scorso, si capisce che tutti vogliono lottare per ottenere grandi risultati. Il pareggio di Cremona è stato un primo segnale».
Ci racconta il suo arrivo in Italia?
«Avevo 15 anni quando l’Empoli mi acquistò. Venni notato in un torneo e i dirigenti toscani presentarono un’offerta. Il ds Marcello Carli fece venire anche i miei genitori e mia sorella in modo da facilitare l’ambientamento. Se fossi stato solo, forse non avrei resistito perché ero troppo piccolo. A Empoli ho conosciuto Pillon, anche se poi ci siamo persi di vista. Sono contento di averlo ritrovato qui, con lui possiamo toglierci delle belle soddisfazioni».
Poi il trasferimento a Pescara nel 2012.
«Avevo deciso insieme al mio agente di non rinnovare il contratto con l’Empoli e trovai subito l’accordo. Ho impiegato un po’ di tempo ad affermarmi qui, ma ce l’ho fatta».
Nella passata stagione, giocando da mezzala, ha stabilito il record di gol in carriera.
«Sì, 7 reti in campionato e una in coppa. Si è parlato troppo del ruolo che mi ha affidato Zeman. Non ho mai detto di non volerlo ricoprire. Il boemo mi ha spiegato che in quella posizione avrei giocato vicino alla porta avversaria. Il record è un punto di partenza, ora voglio fare di più».
Chi vince il campionato?
«Il Benevento ha una rosa fortissima, poi dico il Crotone, anche se mi ha sorpreso il ko con il Cittadella».
A proposito di Crotone, sente la mancanza di Benali?
«Sì, è un grande amico. Ci rivedremo presto (il 25 settembre c’è Pescara-Crotone, ndr) e forse si fermerà a casa mia».
Cosa ci dice su Torreira che è passato all’Arsenal.
«Lucas se lo merita perché è un calciatore forte e un ragazzo splendido. Ci ho parlato qualche giorno fa, ora è impegnato nello studio della lingua inglese. E sta avendo parecchie difficoltà (ride, ndr)».
Su Edgar Elizalde?
«Ha 18 anni, viene da un piccolo paese dell’Uruguay ed è molto timido. Se continuerà a lavorare diventerà un grande difensore. Potrà essere l’erede di Diego Godin (colonna dell’Uruguay e dell’Atletico Madrid, ndr.) Sul piano tecnico Edgar è superiore, ma deve giocare con più cattiveria».
Tra i nuovi giocatori del Pescara chi l’ha impressionata?
«Mirko Antonucci che ha numeri straordinari e voglia di sacrificarsi. Poi Luca Crecco che è arrivato con la giusta mentalità».
Lei pensa ancora alla Nazionale?
«Sì, non ho perso la speranza di vestire di nuovo la maglia dell’Uruguay che ho indossato qualche anno fa nelle rappresentative giovanili».
Nella sua carriera con quale allenatore si è trovato meglio?
«Pasquale Marino. Nel 2013 eravamo all’inizio del ritiro e mi disse che non rientravo nei piani. Poi aggiunse che avrebbe potuto cambiare idea se avessi dimostrato il mio valore. Con lui ho iniziato a fare il playmaker e poi sono diventato un punto fermo. Ho un ottimo ricordo di Marino: ha mantenuto la parola e non lo dimenticherò mai».
Chiudiamo con un messagio ai tifosi biancazzurri.
«Faremo di tutto per riconquistarli e farli tornare allo stadio. Noi ci crediamo».
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