Brunori, samba Pescara: è la mia grande occasione

Nato in Brasile, rientra ad Assisi da bambino e fa una lunga gavetta tra i dilettanti: «Stavo per smettere e lavoravo con i miei. Mio nonno mi ha convinto a non mollare»
PESCARA. Nato nella terra della samba, cresciuto tra le tranquille colline umbre. Le origini brasiliane riecheggiano nel lungo nome e cognome: Matteo Luigi Brunori Sandri. Nato a Macaè, quasi 200 chilometri da Rio de Janeiro, il 24enne attaccante italo-brasiliano è pronto per il grande salto con la maglia del Pescara, dopo tanta gavetta tra i dilettanti. “Nessun rimpianto, nessun rimorso”. I due tatuaggi poco sotto le ginocchia sono ben visibili e Brunori se li accarezza con fierezza. Nessun rimpianto nella sua vita, anche quando è stato a un passo dall’addio al calcio.
Brunori, dall’Eccellenza alla serie B nel giro di pochi anni. Un bel salto di qualità.
«Ho giocato in quasi tutti i campionati. Sono partito dal Foligno e nel 2011 ho fatto il debutto in serie C. In panchina c’era Giovanni Pagliari e ricordo che ci salvammo nei play out, dopo aver vinto il derby a Terni. Poi, da lì, la mia carriera è stata abbastanza particolare. Reggina, Reggiana, Pro Patria e Messina sono state alcune tappe».
Poi scende in Eccellenza, come mai?
«Le cose non sono andate per il verso giusto, ho bruciato alcune tappe e 4 anni fa mi sono ritrovato in Eccellenza. Pensavo di smettere con il calcio e avevo iniziato anche a lavorare nel relais della mia famiglia. Al Petrignano (Eccellenza umbra, ndr) mi hanno coccolato e rilanciato. Sono stato lì due anni, ho fatto parecchi gol e poi sono passato al Villabiagio, in serie D».
Ben 23 gol in 34 gare e la chiamata del Parma.
«Esatto, le cose sono andate così. Devo ringraziare la mia famiglia che mi è stata vicina e, soprattutto, una persona».
Chi?
«Mio nonno, Luigi, che purtroppo è morto un paio d’anni fa. Era il mio primo tifoso e mi ha sempre spronato. Mi diceva: “Non mollare, farai il calciatore”. Per me è stato come un padre, visto che il mio è andato via di casa quando ero bambino».
Nato in Brasile, a Macaè per l’esattezza. Come mai?
«Ho vissuto in Brasile per 3 anni. I miei lavoravamo lì, ma sono tornato in Italia da bambino. Sono italiano al cento per cento. Sono umbro e vivo ad Assisi».
Dopo tanta gavetta è pronto a giocarsi la sua grande occasione con il Pescara?
«Prontissimo. Questa è la mia grande chance e voglio sfruttarla al massimo. Quando quest’estate il Parma mi ha detto dell’interessamento del Pescara, non ci ho pensato due volte. Questa è un piazza importante».
Buona tecnica, veloce in area e un tiro potentissimo. Insomma, in area può fare male in qualsiasi momento?
«Diciamo che posso ricoprire sia il ruolo di prima che di seconda punta. Mi adatto senza problemi, anche a fare l’esterno come è capitato nelle prime gare qui a Pescara».
Con il Pordenone, tra l’altro, ha sfiorato anche il gol.
«Non vedo l’ora di fare gol. Voglio ripagare la fiducia che mi è stata data, magari provando a replicare il campionato dell’anno scorso ad Arezzo (17 gol, ndr). Sarebbe fantastico»
Di Luciano Zauri che pensa?
«Mi ha dato subito fiducia. È una persona molto schietta».
Gli obiettivi del Pescara quali sono?
«Stiamo lavorando per provare a costruire qualcosa d’importante».
A chi si ispira?
«Sono tifoso del Milan e sono cresciuto con il mito di Pippo Inzaghi, però mi piace molto anche Andriy Shevchenko».
A Pescara come si trova?
«Benissimo. Io e la mia compagna, Dalila, ci siamo trovati alla grande fin dal primo giorno».
Siete in tre in casa, giusto?
«Sì, c’è anche la “piccola” Nina. Un rottweiler di 10 mesi».
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