Buffon ai suoi scudieri: Ibra è un bel problema

«Una nazionale che ha lui nell’attacco titolare parte con un vantaggio» «Conosciamo i nostri limiti, stavolta non sbaglieremo la seconda gara»
INVIATO A TOLOSA. «La nostra forza è che siamo consapevoli dei nostri limiti, e sappiamo cosa dobbiamo mettere in campo: questa è la garanzia che non steccheremo la seconda partita». Silenzio, parla Gigi Buffon. E attenzione, perché qui niente è casuale. Buffon era già stato la “spalla” di Conte nella conferenza stampa prima di Belgio-Italia, la storia insegna che in ogni pre-partita parla sempre un giocatore diverso. Insomma, ci aspettavamo un Chiellini, un Bonucci, un De Rossi. Gente comunque di carisma. Macché. Conte e Buffon hanno deciso di comune accordo di spezzare le regole. E in questa prima fase del capitano c’è spiegato tutto: era lui che voleva spedire il messaggio ai compagni, agli avversari, ai tifosi: «Questa è la seconda partita, non la steccheremo».
In effetti, Buffon, la storia ci ha spesso dato dei discreti schiaffoni al secondo turno.
«Vero. Specie negli ultimi tornei. Ma sappiamo quello che vogliamo. Se in passato ci sono stati dei problemi, siamo qui per risolverli».
Glielo dice lei a Ibra?
«Una squadra che ha la fortuna di avere negli undici titolari Zlatan ha un bel vantaggio».
Se lo ricorda quando di tacco nel 2004...
«Eh sì, in Portogallo un gol suo ci costò caro».
E come lo fermiamo?
«Per me e la nostra difesa sarà un bel problema. Ma guardate che nella Svezia mica c’è solo Ibrahimovic».
Mah. Se lo dice lei...
«No, La Svezia non è solo Ibra perché ha altri ottimi calciatori. Poi è chiaro che un talento come il suo, la forza, la convinzione e la consapevolezza di essere un campione non è riscontrabile in altri ragazzi. A me ad esempio impressionano sempre molto le sue doti non solo tecniche ma anche acrobatiche».
La partita vinta contro il Belgio ci fa vivere questa vigilia con ottimismo. Condivide?
«In effetti l’inizio è stato confortante e ora abbiamo l’occasione di confermarci. Ma sarà una battaglia , anche perché questi nordici non regalano mai nulla».
Dica la verità: neanche lei si aspettava un inizio così prepotente.
«È vero, probabilmente non ce l’aspettavamo neppure noi. Ma la nostra forza è sicuramente quella di essere una squadra consapevole dei propri limiti. E quando conosci bene i tuoi limiti, sai quello che devi mettere in campo e come preparare certe partite per non steccare. Ecco, questa può davvero essere la nostra arma in più».
Sembra bello carico...
«Aver ritrovato compattezza è importante. Siamo una squadra che lavora insieme: non lesiniamo niente e buttiamo sempre il cuore oltre l’ostacolo
Se la sente di fare un paragone tra questa Italia e quella che nel 2006 vinse il Mondiale in Germania?
«Come allora abbiamo vinto la prima partita 2-0, poi il gruppo si forgia e si compatta e diventa ancora più forte andando avanti e conseguendo dei risultati, però è anche vero che c’è la predisposizione sin dal primo giorno di Coverciano a creare un’amalgama, una sintonia, perché crediamo in questi fattori, in questi ingredienti. E se nel 2006 siamo riusciti a compiere quella impresa, è stato anche per una forza e un’unità di intenti che la si può avere solo con 23 ragazzi e tutto lo staff che la pensano all'unisono».
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