Buffon, l’immortale da leggenda Ronaldo, la classe del più forte

Sabato a Cardiff i simboli di Juventus e Real Madrid si contenderanno anche una fetta di Pallone d’oro
La sfida di Cardiff passerà per le sue mani e per i suoi piedi, oltre che per la testa. E’ inevitabile. Perché Gianluigi Buffon e Cristiano Ronaldo sono i giocatori simbolo della Juventus e del Real Madrid.
Sono stati i trascinatori nella cavalcata verso la finale. Il bianconero leader della difesa meno battuta della Champions (4 gol al passivo) e il portoghese il bomber (10 reti) dell’attacco più prolifico (32) della competizione. Due modelli per i tifosi. Da una parte chi i gol deve evitarli, dall’altra chi deve farli. Diversi in tutto, ma accomunati da una grande professionalità: Buffon è agli sgoccioli della carriera e negli anni è sempre stato al top mondiale nel suo ruolo; Cristiano Ronaldo è un assegno in bianco in termini di gol. Anche quest’anno ha raggiunto quota 40. E’ narciso ed eccentrico, un personaggio dentro e fuori dal campo. E’ un campione che segna in tutte le maniere. Negli anni ha conteso a Lionel Messi la palma del miglior giocatore al mondo e ha messo in bacheca, tra l’altro, quattro Palloni d’oro.
La finale di sabato, in mancanza di manifestazioni di squadra tipo Mondiali o Europei, può indirizzare l’assegnazione del prossimo Pallone d’Oro. Le parate di Buffon o le prodezze di Ronaldo? Questo è il dilemma. In questa stagione hanno già vinto i rispettivi campionati e Buffon può vantare anche la coppa Italia, la quarta in bacheca, sebbene il titolare sia stato Neto. Finora, solo Jascin, nel 1963, è stato premiato con il Pallone d’Oro. Solo Buffon (101 presenze in Champions) può impedire a Ronaldo di aggiudicarsi il quinto Pallone d’Oro pareggiando così quelli vinti da Messi. Solo il capitano, con il successo della Juventus, può spezzare il duopolio che ha caratterizzato gli ultimi anni in cui Ronaldo e Messi si sono dati il cambio nell’alzare il prestigioso trofeo. Buffon anche a 39 anni si è confermato su standard di rendimento elevatissimi: ha stabilito il nuovo record di imbattibilità (973’) in serie A, battendo quello di Sebastiano Rossi (929’) risalente al 1993-94, e poi è rimasto senza subire gol in Champions per 600’. Dietro i numeri ci sono gli interventi (da quello di Iniesta nell’andata dei quarti allo Stadium contro il Barcellona fino a quelli con il Monaco) che sono stati determinanti nel cammino.
Dal canto suo, l’uomo di Funchal ha numeri da sballo: per rendere l’idea della sua forza si può ricordare la tripletta con la quale ha disintegrato l’Atletico Madrid nell’andata della semifinale. Più in generale sono 103 i gol realizzati nella massima competizione europea per club; ha segnato 88 volte in 86 partite in Champions con il Real Madrid. E poi va detto che il portoghese è uno che negli appuntamenti che contano non tradisce: non a caso ha fatto gol (anche) nelle finali di Champions giocate con il Manchester United (2008) e Real (2014). E poi il ruolino con la maglia del Madrid: 393 partite, 404 marcature. Più gol che presenze. Per poter avanzare paragoni simili bisogna tornare indietro nel tempo e scomodare le impolverate statistiche di campioni appartenenti a un'altra epoca calcistica.
Gerd Müller con la Germania, ad esempio, ha segnato 68 gol in 62 partite, oppure una vecchia leggenda proprio del Real Madrid come l'ungherese Ferencs Puskas che con la mitica Honved realizzò 352 reti in 341 presenze.
Gli scontri diretti. La storia, però, narra che quando i due si trovano di fronte con le squadre di club Ronaldo lascia sempre il segno. E non c’è Buffon che tenga. Si parte da Real Madrid-Juventus (fase a gironi) 2-1 del 2013-2014: Ronaldo realizza entrambi i gol nell'unica vittoria della sua carriera contro una squadra con Buffon in porta. Nella sfida di ritorno allo Stadium il portoghese inizia e rifinisce la rete del Real per l’1-1 finale. Nel 2014-2015, in semifinale, l’attaccante va in gol sia all’andata che al ritorno, ma non basta perché è la Juventus a passare il turno e a conquistare il pass per la finale di Berlino.
Le statistiche. Le Merengues campioni in carica sognano di diventare la prima squadra a difendere il titolo dai tempi del Milan di Sacchi (1989 e 1990). Sono la quinta formazione detentrice del trofeo a tornare in finale l'anno successivo; l'ultima era stata il Manchester United nel 2009. L'incontro sarà la ripetizione della finale del 1998 ad Amsterdam, vinta 1-0 dal Real Madrid contro una Juventus che schierava Zinédine Zidane. La Juve ha alzato la coppa due volte (1985 e 1996) ma ha perso sei finali, più di ogni altra squadra. Per entrambe, si tratta della sesta finale con il nuovo formato. Come loro, soltanto il Milan. In questa edizione, i bianconeri hanno ottenuto 9 vittorie e 3 pareggi. L’obiettivo è divenire la prima squadra ad alzare il trofeo senza sconfitte dopo il Manchester United del 2008. Considerando solo il formato Champions League, il Real Madrid ha vinto cinque finali su cinque, stabilendo il record di vittorie, mentre la Juve ne ha perse più di qualsiasi altra squadra, quattro. La Juventus è alla nona finale di Coppa dei Campioni e ha perso le ultime quattro. Buffon, Stephan Lichtsteiner, Leonardo Bonucci, Andrea Barzagli e Claudio Marchisio hanno giocato la finale del 2015 dall'inizio, mentre Stefano Sturaro è rimasto in panchina e Giorgio Chiellini era assente per infortunio. Sami Khedira ha alzato la coppa con il Real Madrid nel 2014. Insieme a Mario Mandzukic, vincitore con il Bayern Monaco l'anno prima, e a Dani Alves (Barcellona 2009, 2011 e 2015), potrebbe entrare fra i 13 giocatori che hanno vinto la Champions League con due squadre diverse.
La finale di sabato sarà il 19esimo confronto tra Juventus e Real Madrid (sempre in Coppa dei Campioni), con un bilancio di quasi assoluta parità: otto vittorie per squadra e due pareggi, con 21 gol segnati dai bianconeri e 18 dalle Merengues.
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