Buffon lancia l’Italia: serve una sana follia

13 Giugno 2016

Il portiere: «Per fare bene occorre che i vecchi si esprimano al 100% e che i nuovi trovino in fretta il coraggio di osare quando serve»

INVIATO A LIONE. Non è un calciatore, ma un monumento, un libro di storia, un testo sacro, un vinile di quelli rari. Nell’Italia del basso profilo, del talento bonsai, del prodotto interno lordo da 0, Gigi Buffon è un’altra cosa. Già, perché a 38 anni è lui il nostro fuoriclasse, il numero 10 virtuale, il trequartista dei pali che non illumina il gioco con piedi delicati ma con mani generose, balzi felini e un senso della posizione senza eguali.

È qui a giocarsi la sua ennesima grande manifestazione, lui che l’azzurro lo ha indossato praticamente subito dopo il grembiulino dell’asilo visto che ha messo la sua prima maglia azzurra ad appena 14 anni nella Nazionale Under 15 senza poi lasciarla mai. Dal 1997 è il portiere di giorno e di notte della nostra Nazionale e da qualche anno anche il capitano. Eccolo qui dall’alto delle sue 157 presenze in azzurro che guarda il mondo dall’alto in basso, ma senza presunzione perché è consapevole di essere un uomo fortunato ma che non ha mai staccato la spina dalla normalità anche quando ha attraversato il buco nero della depressione. Oggi dall’altra parte troverà il 24enne Thibaut Courtois, ritenuto il nuovo Buffon.

«È difficile fare paragoni – afferma il nostro numero 1 – anche perchè è passato così tanto tempo che non mi ricordo più come ero a 24 anni. Sono sicuro di aver fatto una carriera importante, sono felice come quando ero ventenne, ma oggi che di anni ne ho 38 ho più consapevolezza e mentalmente mi sento più forte. In ogni caso Courtois è un tipo di portiere che può essere un riferimento per chi vuole fare questo mestiere».

Già, 38 anni, medaglie al valore, trofei e cicatrici di guerra. Quello che inizia oggi sarà l’ultimo Europeo per il nostro numero uno che però non si piega al romanticismo.

«Non ho una particolare nostalgia, ma piuttosto una grande consapevolezza. Ecco, quello da evitare è tornare a casa senza la convinzione di aver fatto tutto quello che obiettivamente potevamo fare come a volte è successo. Con questo allenatore ciò non accadrà. Stiamo dando anima e cuore per la nostra nazione e grande attenzione e disponibilità per il nostro mister».

Gigi Buffon è il fuoriclasse della Nazionale. Forse l’unica star hollywoodiana in una cast da Cinecittà ed è per questo che gode della stima e del rispetto di tutto il mondo calcistico. Basti pensare che Eden Hazard, fantasista el Belgio e del Chelsea vorrebbe giocare con l’estremo difensore della Juve.

«Sarà difficile che riusciremo a giocare insieme (e strizza l’occhio a Conte che del belga sarà il prossimo allenatore a Londra n.d.r.), però, mi fanno piacere i complimenti di un fuoriclasse, uno dei pochi che può “spaccare” la partita con dei guizzi da campione».

Non è un allenatore Buffon ma con i suoi guantoni in lattice ha toccato migliaia di palloni e circumnavigato un paio di volte il mondo del pallone. E quindi sa come si può battere il Belgio.

«Per fare bene bisogna che i vecchi si esprimano al 100 per cento e che i nuovi abbiano quel briciolo di sana follia per entrare subito nella dimensione e che sappiano osare quando serve».

Ci vogliono coraggio, cuore e fantasia. E una morale. Quella che, invece, non appartiene ai protagonisti degli incidenti di Marsiglia e sui quali Buffon ha la statura morale per dire la sua.

«Gli incidenti sono qualcosa di deprecabile che macchiano una manifestazione che dovrebbe essere solo di gioia e di festa. La vigilia di questi Europei è stata carica di tensione e di paura per i fatti noti a tutti ed è davvero tristissimo che certa gente non abbia il senso civico per rispettare lo sport e i tifosi veri».

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