C’è lo stop, il Pescara ora può ricaricarsi

10 Marzo 2020

Squadra molle e incapace di reagire sulla quale pesano le numerose assenze. Il saldo rispetto al girone d’andata è negativo

PESCARA. Incapace di reagire, travolto dalla paura e da una classifica sempre più preoccupante. Il raccolto è pari a zero, il Pescara esce con le ossa rotte dalla doppia trasferta contro Spezia e Benevento scivolando al 14° posto a quota 35. Ora i play out sono a soli tre punti di distanza e lo stop ai campionati servirà per rimettere a posto i cocci. Domenica al Vigorito si è rivista di nuovo una squadra molle, timorosa, mai battagliera. Con queste credenziali sarà dura mettersi al riparo da brutte sorprese. Sabato i biancazzurri non ospiteranno la Juve Stabia, Nicola Legrottaglie non si giocherà il futuro nello scontro salvezza con i campani. Avrà almeno altre tre settimane di tempo per lavorare sulla testa dei calciatori che continuano a vivere di alti e bassi. In pochi giorni il Delfino ha mostrato di nuovo le due anime contrastanti. Volitivo e determinato contro l’Ascoli, arrendevole al cospetto di Spezia e Benevento. Al tempo stesso l’allenatore potrà approfondire la questione tattica che al Vigorito ha lasciato a desiderare. Il 3-5-2 rispolverato nel Sannio non ha dato né brio alla fase offensiva né consistenza alla quella difensiva, con i giallorossi che imperversavano da tutte le parti. La loro imprecisione e qualche buon intervento di Fiorillo hanno evitato un passivo più imbarazzante.
Troppe assenze. Chiaramente a Legrottaglie va riconosciuto l’alibi delle tante defezioni. Domenica sera erano tredici i biancazzurri fuori causa, quattordici con Chochev che però non è mai stato utilizzato. In difesa, a Zappa, Del Grosso, Balzano, Elizalde e Drudi, in extremis si è aggiunto Scognamiglio, costretto al forfait a causa di un guaio al polpaccio. A centrocampo, oltre allo squalificato Palmiero, mancavano Kastanos, Busellato, in attacco il lungodegente Tumminello, Di Grazia, Bocic e Pucciarelli. Uno stillicidio senza precedenti che ha privato il tecnico di soluzioni alternative, anche se le scelte operate al Vigorito non hanno convinto. È sembrata una forzatura riproporre Bruno dall’inizio, dopo che il quasi 37enne centrocampista aveva giocato tutti i novanta minuti a La Spezia, e aver lasciato inizialmente in panchina Melegoni. Stesso discorso in attacco, dove Bojinov avrebbe avuto bisogno di giocare almeno un tempo per accumulare un po’ di benzina nelle gambe, come del resto aveva ribadito l’allenatore alla vigilia del match.
I numeri del girone di ritorno. La china è pericolosa e la seconda parte del campionato dei biancazzurri lo dimostra. Nelle nove gare sin qui disputate il Pescara ha totalizzato nove punti, quattro in meno rispetto all’andata. Stesso bottino di Entella, Perugia e Cremonese, meglio solo di Livorno (6 punti), Ascoli (5, che però deve recuperare la sfida con la Cremonese) e Cosenza (4). Nove sono pure le reti realizzate, mentre 17 quelle incassate. In totale, durante il torneo la porta del Pescara è stata bucata ben 44 volte, solo Livorno (45) e Trapani (52) hanno fatto peggio. L’attacco resta abbastanza prolifico con 38 gol in totale, seppur in lieve flessione: nelle nove partite di andata il Delfino era andato a bersaglio 12 volte contro le 9 del ritorno. I numeri che destano maggiore preoccupazione sono quelli relativi alle ultime sei gare, nelle quali il Pescara ha collezionato appena 3 punti (1 vittorie e 5 ko) segnando 4 reti e subendone 15. Nemmeno il confronto tra Legrottaglie e il suo predecessore fa dormire sonni tranquilli alla dirigenza. Con Luciano Zauri in panchina la squadra ha accumulato 26 punti in 20 incontri (media 1,3 a partita), invece sotto la gestione del 43enne di Mottola sono stati messi in cascina 9 punti in 8 match e la media è scesa a 1,12. L’allarme è già scattato, bisogna trovare le contromisure giuste per invertire la rotta alla ripresa del campionato.
Giovanni Tontodonati
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