Cadute, febbre e sfortuna: Ciccone abbandona il Giro

28 Maggio 2021

Il teatino si ritira dopo l’incidente di mercoledì. Bettiol vince a Stradella  

STRADELLA . C’è un Leone delle Fiandre sulla … Stradella del Giro d’Italia. Alberto Bettiol trionfa e ricorda a tutti perché ha vinto la classicissima belga e arriva tutto solo sul traguardo regalando un sorriso a tutti i suoi tifosi in festa.
Cicconi saluta. Chi invece mastica amaro e con lui tutto l’Abruzzo è Giulio Ciccone. Il capitano della Trek ha passato una nottata difficile per le forti contusioni dopo la caduta di mercoledì e si è aggiunta anche la febbre. Ciccone, teatino doc, è salito sul podio per la presentazione ma poi ha alzato bandiera bianca e ha lasciato il Giro. Il rammarico è grande perché senza la caduta nella frazione di Sega di Ala il podio era davvero alla portata di mano. Ci si chiede se stringere i denti e provare a partire, magari sperando in un miglioramento delle condizioni per le tappe alpine che inizieranno oggi, sarebbe stato impossibile. Ciccone ha comunque regalato sprazzi di emozioni e di ciclismo di alto livello come a Campo Felice e Cortina che fanno ben sperare per l’immediato futuro ma il rammarico per il secondo ritiro consecutivo al Giro resta grande.
Cataldo c’è. Il miglianichese Dario Cataldo ieri ci ha provato. In mattinata aveva fatto intendere che avrebbe provato la fuga e la missione è riuscita ma i compagni di avventura avevano uno spessore notevole. Non capita infatti tutti i giorni di ritrovarsi davanti con un campione di Francia della cronometro come Cavagna, con un vincitore del Fiandre come Bettiol o come un Diego Ulissi che lo scorso anno di frazioni simili ne vinse due. E siamo certi che tra oggi e domani Cataldo ci riproverà: tra lavoro fatto per Soler prima del ritiro, i tentativi di Gorizia e di ieri a Stradella e la oramai collaudata solidità il 7 in pagella Dario lo porta sempre a casa.
La tappa di ieri. Da Rovereto a Stradella 231 km, impegnativi solo nel finale. Il gruppo inizia a tutta fino a quando la fuga si è formata. Bettiol c’è, Ulissi c’è, Vendrame e Cataldo ci sono al pari di Cavagna e Consonni. Corsa praticamente finita, al favorito della vigilia Sagan va più che bene per mantenere intatto il suo vantaggio nella classifica della maglia ciclamino. Cavagna prova a spezzare l’equilibrio, va via e guadagna oltre 30”. Con quel vantaggio, se sei il campione di Francia a cronometro e hai messo paura nelle prove contro il tempo a Filippo Ganna, puoi dire di aver vinto la tappa. Ma mai fare i conti senza l’oste che ha un nome e un cognome: Alberto Bettiol. Il corridore della Ef esce dal gruppo e mette nel mirino il francese, per un attimo gli dà una mano Roche ma sullo strappo finale Bettiol si dimentica di essere al Giro e con un colpo di bacchetta magica sembra ritrovarsi sul Vecchio Kwaremont. La pedalata è quella del Fiandre, Roche salta, Cavagna prova a mettersi a ruota ma salta. Inesorabilmente. Bettiol va a vincere e si candida per una maglia alle Olimpiadi. E il gruppo? Quasi ci eravamo dimenticati della maglia rosa di Bernal, di Yates, di Caruso e degli altri. Quando Bettiol taglia il traguardo si trovano ai meno 15 km, un eternità Un sonnellino pomeridiano concesso a quelli che da oggi torneranno ad essere gli attori protagonisti sulle grandi salite.
Si partirà da Abbiategrasso e si arriverà sull’Alpe di Mera in Valsesia ma senza il Mottarone per rispetto delle vittime della tragedia della funivia. L’ascesa finale è molto impegnativa, parola di Egan Bernal. «Ho provato la tappa, e la salita dell’Alpe di Mera è davvero dura. Yates ha dimostrato di andare fortissimo su quelle pendenze». L’ascesa misura quasi 10 km e la pendenza media è del 9%. Acquolina in bocca per Yates a patto che sia quello di Sega di Ala e non di Cortina, voglia di fare un’impresa per Caruso e perché no voglia di bis per un Dan Martin che due giorni fa danzava sui pedali che era una meraviglia. Certo, il rammarico di non vedere Ciccone al via è grande. Ma c’è da capire quali siano le sue reali condizioni dopo il ritiro. Ci piace ricordare il Ciccone criticato per la sua gestione tattica ad inizio ma tremendamente pimpante, ci piace ricordare il Ciccone ultimo ad arrendersi a Bernal a Campo Felice e che fa il pieno di intelligenza tattica sullo Zoncolan e a Cortina. Ci piace cancellare subito la brutta pagina della discesa dal Passo di San Valentino e il ritiro di ieri. Per Ciccone ora la parola d’ordine è mettere insieme sprazzi di grande talento per consacrarsi ad altissimi livelli. I mezzi ci sono, non resta che attendere. E intanto il Giro torna a volare in alta quota senza lo scalatore abruzzese che dà appuntamento al campionato italiano e alla Vuelta che correrà da capitano. Nel mezzo c’è un’Olimpiade da conquistare.