Calcio, arrosticini e golf: inizia il 3° atto del boemo

Zeman torna dopo la promozione in A del 2012 e l’esperienza finita male nel 2018 Adora il mare di Pescara, il buon cibo e tornerà a calcare il green di Miglianico
PESCARA. I sogni senza coraggio non possono realizzarsi. E il Pescara, di coraggio, ne ha avuto tanto richiamando Zednek Zeman in panchina, realizzando il sogno di riportarlo in Abruzzo per la terza volta. L’obiettivo del ds Daniele Delli Carri di riavere il boemo in biancazzurro è stato raggiunto, adesso sarà il campo a dire se ha avuto ragione o no. Lo Zeman ter inizia oggi e ha già diviso la tifoseria. «Pescara mi ha dato tanto, sono in debito con i pescaresi e torno senza problemi», avrebbe detto il boemo a Delli Carri una decina di giorni fa quando i due hanno trovato l’intesa per il gran ritorno in Abruzzo. A quasi 76 anni per “sdengo” è una bella scommessa tornare dove ha conquistato una promozione in A (nel 2012), ma anche dove, dopo il ritorno nel febbraio 2017, ha collezionato un brutto esonero con tante polemiche (marzo 2018).
Il legame. Pescara, per Zeman, non è solo calcio, ma anche golf, amici e buona tavola. Di amici in città il boemo ne ha diversi e spesso lo si può trovare in alcuni ristoranti tipici cittadini. Ama molto gli arrosticini, specie quelli di Villa Celiera, dove più di una volta è stato avvistato. Gli arrosticini gli piacciono tanto, anche se il suo piatto preferito resta la carbonara e ama mangiarla in un noto ristorante dei Colli. Non è amante del lusso, conduce una vita morigerata, ma è un grande amante del mare. Sicuramente anche stavolta troverà casa sulla riviera nord, come era già capitato in passato. Nella sua prima avventura pescarese mandò un messaggio alla sua squadra: «Alcuni giocatori si lamentano che li faccio correre troppo? A Pescara vivo sul lungomare, e ogni mattina alle sei vedo un sacco di persone che corrono. E non li paga nessuno». Appassionato di sport, anni fa nel tempo libero giocava a tennis, mentre ora si è dedicato al golf e ama molto il green di Miglianico. La sua grande passione, però, resta il pallone. «Senza calcio non sto bene», disse tempo fa, «fosse per me arriverei a morire in tuta, a novant'anni, all'aria aperta, a insegnare pallone a qualche ragazzo che avesse ancora voglia di starmi a sentire».
Le origini. Zeman nasce a Praga il 12 maggio del 1947, in un quartiere residenziale sulle rive della Moldava. La madre Kvetuscia Vycpálek è casalinga. Il padre Karel è un luminare della medicina, primario di otorinolaringoiatria all'ospedale di Praga. Il suo percorso inizia in Sicilia, dove si trasferisce lasciando Praga invasa dai carri armati sovietici. Ad accoglierlo a Palermo c'è lo zio materno, Cestmir Vycpálek. Nel 1975 si laurea con il massimo dei voti all'Isef. In Sicilia conosce Chiara Perricone, all’epoca nuotatrice, che gli darà due figli, Karel (nel 1977) ed Andrea (nel 1983). A metà degli anni 70 inizia a lavorare nelle giovanili del Palermo e, dopo il 1983, spicca il volo verso il grande calcio.
La carriera. Icona del gioco offensivo, sale alla ribalta del calcio a Foggia all’inizio degli anni 90. Il tecnico del Pescara allena anche Licata, Parma, Messina, Lazio, Roma, Fenerbahçe, Napoli, Salernitana, Avellino, Lecce, Brescia, Stella Rossa, Cagliari e Lugano. Poi di nuovo Pescara, dal febbraio 2017 al marzo 2018, e l’anno scorso l’ultima esperienza, di nuovo nel Foggia. In carriera ha scoperto tanti giocatori, come Schillaci, Nesta, Signori, Rambaudi, Baiano, Di Vaio, Hamsik, Osvaldo, Romagnoli, Tommasi, Di Francesco, Candela. Soprattutto, 11 anni fa, a Pescara ha lanciato Marco Verratti, Ciro Immobile e Lorenzo Insigne, campioni d’Europa in carica, che grazie al boemo sono diventati dei top player a livello internazionale.
Il boemo non avrà gli stessi baby prodigio in squadra, ma proverà a tirare fuori il meglio dai vari Gyabuaa, Delle Monache, Merola, Vergani e Milani. Si riparte oggi, nel segno del 4-3-3, marchio di fabbrica del boemo, ma anche di molte storie calcistiche pescaresi, con la speranza che il pubblico torni ad emozionarsi. Perché, in fondo, come dice Zeman, «sognare si può, sempre».

