Campagnaro: c’è entusiasmo il Pescara può arrivare in alto

7 Settembre 2018

Il 38enne difensore: «Ora siamo felici di allenarci, a differenza dell’anno scorso... L’Argentina? In Russia abbiamo fatto una brutta figura, però Messi resta il migliore

PESCARA. Dal rapporto problematico con Zdenek Zeman alla totale sintonia con Bepi Pillon. Hugo Campagnaro può godersi la sua seconda giovinezza dopo una stagione da dimenticare. Nel torneo 2017-18 ha sofferto i duri allenamenti del boemo e alla fine è sceso in campo appena sette volte. Ora, invece, può gestirsi serenamente durante la settimana e domenica scorsa ha debuttato contro il Livorno. Il problema al polpaccio non può essere risolto definitivamente, ma seguendo un programma personalizzato il 38enne argentino può conviverci e dare il suo contributo. «Se avessi dovuto affrontare quest’annata come l’ultima», ammette Campagnaro, «forse mi sarei ritirato. Zeman non fa sconti a nessuno, vuole che tutti lavorino alla stessa maniera. Ho provato ad allenarmi come gli altri, ma non sono riuscito a sostenere i carichi e mi sono fatto male. Lo dico con tranquillità, ogni allenatore fa le sue scelte e bisogna rispettarle».
Con l’arrivo di Pillon la situazione è cambiata. «Sì e sono contento perché sto bene. A 38 anni mi devo gestire. L’importante è arrivare in buone condizioni il giorno della gara. In base alle mie indicazioni e lo staff tecnico stabilisce il lavoro che devo svolgere e i risultati sono incoraggianti». Pure a livello tattico, le differenze sono notevoli. «Nella passata stagione l’organizzazione difensiva non veniva curata, invece ora è diventata il nostro punto di forza, anche se facciamo bene anche la fase offensiva. Pillon è un tecnico navigato e i suoi metodi sono molto attuali. Si aggiorna in continuazione e propone una tipologia di gioco moderna».
Un altro punto di rottura rispetto al 2017 riguarda la gestione del gruppo. Nello spogliatoio c’è un’aria più serena. I cattivi rapporti tra Zeman e Sebastiani avevano condizionato l’umore dei calciatori. «La gestione del gruppo è indispensabile per raggiungere gli obiettivi. L’anno scorso è stata trascurata, mentre oggi Pillon riserva una forte attenzione a questo aspetto. Tutti sono contenti di venire al campo ad allenarsi e lavorare con il sorriso aiuta, si sente meno la fatica. Più forti del 2017? Le potenzialità sono simili, anche l’anno scorso eravamo forti ma poi la classifica finale ha detto il contrario». L’argentino firmerebbe per giocare 25 partite. «Sarebbe un ottimo numero, ma non so indicare con precisione quante ne potrò sostenere. Sono a disposizione, sia dentro che fuori dal campo e l’ho detto anche a Pillon. Voglio solo rendermi utile e aiutare i mie compagni». Sull’obiettivo finale non si sbilancia, però dalle sue parole trapela ottimismo. «Cerchiamo di tenere i piedi per terra per non creare grandi aspettative, ma noi puntiamo a vincere sempre. Questa squadra può arrivare in alto per l’entusiasmo e la voglia che ha mostrato sin dai primi giorni di ritiro, poi bisogna dimostrarlo sul campo».
Non è detto che il torneo in corso sarà per Hugo l’ultimo da calciatore. «Giocherò fino a quando il fisico reggerà. Futuro da allenatore o dirigente? Non ci ho pensato. Certamente, la figura del tecnico ha il suo fascino e ti fa sentire protagonista, ma non ho ancora deciso». In Pescara-Livorno, oltre a Campagnaro, hanno giocato Del Grosso, Dainelli, Diamanti e Luci. I vecchietti sono ancora utili? «In B l’esperienza è fondamentale, mentre in A da sola non basta perché c’è maggiore qualità». Al suo fianco c’era il 19enne Gravillon. «Ha un fisico poderoso, è veloce e tecnicamente non è male. Ha i mezzi per diventare un ottimo difensore, dipenderà dalla sua testa».
Poi una battuta sul Mondiale di Russia. Hugo, vice campione del mondo con l’Argentina nel 2014, è deluso per i risultati della Selecciòn. «Si può anche perdere, ma non in quel modo. All’esterno è stata data una brutta immagine della nostra Nazionale. Sampaoli? Non ha saputo gestire la squadra. Messi? Per me resta il migliore. Più di Maradona? Sì, anche se Diego incideva di più nello spogliatoio dando una carica maggiore ai compagni».
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