Campitelli si scopre: la B? Siamo lì, ce la giochiamo

Vivarini ammette le difficoltà iniziali («tattiche e anche mentali») ma aggiunge: «Se restavamo in undici contro undici, non so come andava a finire...»
ASCOLI PICENO. Forse Luciano Campitelli credeva da un po’ di poter lottare per la promozione, ma fino a ieri aveva ostinatamente continuato a parlare di salvezza. Nella pancia del Del Duca, dopo il pareggio che consacra il secondo posto dei suoi, il presidente biancorosso abbassa il freno a mano e scopre le carte. «Sono molto soddisfatto», comincia, «ho visto una squadra che ha saputo soffrire, specialmente in dieci. Qui abbiamo dimostrato che ci siamo. L’avvio di gara terribile? Sì, sbagliavamo a scalare, ma dopo un quarto d’ora abbiamo aggiustato le cose. E comunque dico che in undici potevamo anche cercare il colpo, perché in quel momento le squadre si erano allungate e trovavamo spazi e occasioni. Quanto vale il Teramo? L’Ascoli è una grandissima squadra, il Teramo più passa il tempo e più diventa una squadra. Se venderò qualche pezzo pregiato? Io non sono solo un presidente, sono anche un tifoso e i migliori non li posso cedere: su questo sono uscite tante voci inutili. Resteranno tutti, anzi arriverà un altro pezzo. Se dopo questo risultato cambia l’obiettivo stagionale? Bè, sì: stiamo lì e ce la vogliamo giocare». Ecco, lo ha detto.
Vincenzo Vivarini sostiene di essere stato «tranquillissimo» in panchina, anche nel terribile avvio di gara. «Sì», ammette, «abbiamo sbagliato qualcosa all’inizio a livello tattico, li lasciavamo andare sulle fasce a crossare e non riuscivamo a correggerci perché i ragazzi non mi sentivano. Noi in realtà non giochiamo a cinque, Masullo fa l’esterno di centrocampo. Ma oggi doveva stare più basso». Per il tecnico, in realtà, l’approccio sbagliato è stato anche a livello mentale. Dice: «Abbiamo avuto oggi lo stesso impatto che avemmo a Pisa, abbiamo subito il fascino del gran pubblico». Però, in generale, Vivarini vede nel Teramo «una crescita come personalità. Posso chiedere di più alla squadra, vedi quel primo quarto d’ora, ma lo spirito del Teramo è sempre quello di giocarsi la partita contro chiunque e credo che oggi il pubblico si sia divertito. Se il punto è meritato? Certo, l’Ascoli ha avuto diverse occasioni per segnare, ma vorrei rivedere l’espulsione di Diakite: il braccio era dietro il corpo e se restiamo in undici non so come va a finire. Volevo mettere dentro anche Petrella nel finale, volevo provarci».
L’eroe di giornata in casa Teramo è il portiere Alessandro Tonti, che ammette: «L’inizio è stato molto difficile e siamo stati anche fortunati, poi però abbiamo fatto una gara molto buona. Potevamo perderla, ma anche vincerla».
In casa Ascoli tutti gli intervistati, dal tecnico Petrone al dg Lovato a Mengoni, ripetono lo stesso ritornello: «Grandissima prestazione, non abbiamo nulla da rimproverarci, ci è mancato solo il gol. L’importante è che la squadra giochi così». La verità però, almeno sulla qualità e la continuità del gioco dell’Ascoli, è un po’ diversa. Contenti loro...(d.v.)
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