Candeloro: io e Francavilla la stessa voglia di crescere

19 Agosto 2017

«Solidità, visione e professionalità per fare calcio a certi livelli»

PESCARA . Un imprenditore abruzzese che investe soldi nel calcio. Gilberto Candeloro lo fa, a Francavilla, in un momento di grave difficoltà del movimento regionale. E al Centro spiega il motivo che lo ha indotto a compiere il passo in un momento in cui c’è il fuggi fuggi dal mondo dello sport in Abruzzo.
Ingegner Candeloro, perché?
«E’ un’idea che avevo sin dai tempi in cui, con il marchio I.M.M. Spa e poi in Opera Spa, sponsorizzavo la Virtus Lanciano. E lo facevo, sia ben chiaro, senza la necessità di avere un ritorno di immagine per le mie aziende».
Perché Francavilla?
«Perché è una città che ho incrociato in passato nel mio percorso personale – e quindi c’è sentimento nel rapporto - e perché si è creata un’opportunità che ho subito colto al volo».
La sua idea di calcio?
«In un mondo di estrema complessità com’è il calcio oggi occorre prima di tutto di una impostazione aziendale. Poi, servono visione, professionalità, passione e tanto lavoro».
Lei originario di Casoli, con base familiare a Lanciano, ha scelto di fare il presidente del Francavilla.
«Ho provato a fare calcio a Lanciano, ma per problemi vari non è stato possibile. Francavilla era a un bivio: fare la serie D o sparire. A mio avviso, ci sono i presupposti per fare calcio a buoni livelli».
Lei è stato sponsor della Virtus Lanciano.
«Cinque anni».
A Lanciano la famiglia Maio non ha lasciato un buon ricordo nella tifoseria per via del finale inglorioso.
«In questo Paese spesso perdiamo memoria e rispetto. La memoria perché dimentichiamo in fretta quello che è stato, ovvero una bella avventura al di sopra di quelle che sono le possibilità della città. E il rispetto perché comunque la famiglia Maio ci ha messo soldi e faccia. E ogni volta che lasciamo perdere memoria e rispetto perdiamo anche un pizzico di dignità e trascendiamo facilmente in offese e facili ironie».
C’è un errore che rimprovera alla famiglia Maio?
«Quello di aver sottovalutato la situazione nell’autunno del 2015. Avrei potuto dare una mano alla società in modo tale che non arrivassero le penalizzazioni che hanno poi, laddove la situazione debitoria del club è divenuta insostenibile, determinato la retrocessione in Lega Pro e la mancata iscrizione al campionato per una squadra che si era salvata sul campo con onore».
Poi, l’estate scorsa c’è stata la possibilità di ripartire dai dilettanti, a Lanciano.
«Una possibilità che non si è concretizzata. Lasciamo perdere le motivazioni».
Qual è stata la scintilla che ha portato Candeloro a Francavilla?
«Tutto nasce da una chiacchierata di Giacomo Ortolano con il sindaco Luciani. Sono stato coinvolto nel discorso ed eccoci qui».
Per fare calcio serve…
«Impostazione aziendalistica, competenze ed esperienze sportive di livello, solidità finanziaria, creatività e visione. Quindi progetto. Il tutto condito con un pizzico di buona sorte. Occorre diventare gestori appassionati del proprio team, mantenendo al contempo un distacco critico e non diventandone irriducibili tifosi».
Un modello a cui si ispira?
«Diciamo che l’Atalanta, i Pozzo (Udinese, ndr) e il Cagliari sono degli esempi virtuosi. Conosco personalmente Giulini e spero di intavolare un rapporto di collaborazione con lui».
Obiettivo a breve termine per il Francavilla?
«Arrivare in C è il primo passo, spero in un tempo inferiore ai tre anni. Oggi la serie D è troppo distante dal calcio che conta».
Le malelingue sostengono che lei sia una propagazione della famiglia Maio nel calcio.
«Al di là del rispetto e della memoria per quello che è stato, non ho alcun rapporto con i Maio».
Nel suo staff di collaboratori a Francavilla c’è Michele La Scala, ex dirigente della Virtus Lanciano, e socio di una società che si occupa di procure di calciatori nel mondo del calcio con Guglielmo Maio, ex vice presidente della Virtus, e Manuel Turchi, marito di Valentina Maio.
«A risoluzione di un potenziale conflitto di interesse , c’è l’accordo che da quella parte non arriverà alcun calciatore nel Francavilla. E comunque il suo è un apporto amichevole di esperienza in una società nuova».
Le sue esperienze nel calcio?
«Direttamente nessuna. Mi occupo di sei domini diversi, il calcio è il settimo. In questo momento sono un presidente interventista perché devo imparare il mestiere. Ci sarà un secondo momento in cui delegherò».
Quanto prevede di investire?
«Una somma importante perché partiamo da zero e perché occorre aggiungere una percentuale significativa a copertura degli errori che inevitabilmente faremo, scotto del noviziato calcistico. Stiamo rimettendo lo stadio a posto con le nostre risorse. Non si possono fare cose degne in un posto indegno. Abbiamo rinnovato a spese nostre spogliatoi, uffici e aree esterne in uno stadio che abbiamo trovato indegnamente spogliato di tutto. E stiamo facendo altro ancora. Abbiamo presentato un progetto al Comune per una curva sud di 800 posti da risistemare. Le promesse ricevute ci fanno ben sperare che, in un tempo breve, le istituzioni locali si ricorderanno di tutto quello che stiamo facendo in questa fase di avviamento».
La squadra?
«Siamo molto soddisfatti del lavoro del tecnico Iervese e dell’intero staff. Mancano due-tre giocatori alla rosa che il mister ha in mente. I giovani in serie D sono importantissimi, ma lo sono anche come visione strategica della società».
Di che squadra è tifoso?
«Sono tifoso juventino e simpatizzante del Cagliari per via della mia amicizia con il presidente Giulini».
Il suo idolo?
«Appartengo alla generazione dei Bettega e Zoff, esempi di un calcio con valori ben definiti e forse irripetibili».
A Francavilla la storia del calcio l’ha fatta il compianto Emidio Luciani.
«Conosco la storia del club e del presidente che ha portato i colori giallorossi a sfiorare la serie B. Io ho caratteristiche un po’ diverse, perché gli uomini sono figli del tempo che vivono, ma mi auguro di poter emulare i brillanti risultati e la platea nazionale raggiunta più di 40 anni orsono dal presidente Luciani, anche se i contesti sono difficilmente paragonabili».
Ha avuto la possibilità di fare calcio altrove?
«C’è stata la possibilità di entrare con una quota di minoranza in un club di serie A».
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