Canta Napoli all’Olimpico Osimhen stende la Roma

24 Ottobre 2022

Il gol del nigeriano nel finale decide la sfida. Il Var toglie un rigore a Ndombele

ROMA. La prima vittoria di Spalletti contro Mourinho (che a fine gara attacca l’arbitro: «Non mi è piaciuto, Napoli non ha meritato») è forse un segno, al netto delle scaramanzie napoletane. Nessuna replica del tecnico dei partenopei. L’1-0 della capolista in casa della Roma conferma il primo posto in solitario in una stagione vissuta da dominatrice, e al di là di tabù infranto, indicativo della completezza raggiunta è il modo in cui il Napoli è stato capace di strappare la sua nona vittoria in campionato a un Olimpico trasformato dallo Special One in un fortino. Con i denti e con il cuore, vincendo di misura anche quando si profilava un replay del finora unico 0-0 della stagione partenopea. Ma nell’1-0 finale l’ingrediente fondamentale è il senso del gol di Osimhen: sua la perla al 35’ st. Da parte sua, Mourinho non aveva l’arma possibile per sterzare, Dybala, e però l’unico schema della serata è stato il lancio lungo. Troppo poco, anche con una difesa super per 80’. Spalletti, che contro Mourinho non aveva mai vinto prima d’ora, prova a sfatare il tabù puntando su Osimhen, restituito al suo ruolo di leader dell'attacco. Kvara a sinistra e Lozano a destra sono i chiavistelli per scardinare, via Karsdorp e via Ibanez, il chiavistello della Roma. Per la quale Mourinho, recuperato il terzino olandese e piazzatolo quasi sulla linea di difesa, riserva la sorpresa a centrocampo: Camara e il suo dinamismo sono preferiti all'esperienza compassata di Matic. Si comincia con l’omaggio dell'Olimpico a Francesco Valdiserri, il 18enne travolto e ucciso da un’auto uscita fuori strada. Poi la Curva Sud si esibisce nei soliti cori anti-napoletani, che vista la diffida potrebbero costare la chiusura per il derby. Bastano ventitré secondi dal calcio d'inizio e Lozano in area crea pericolo, costringendo Karsdorp a chiudere in diagonale su Kvaraskhelia. Il lampo Napoli è però un’illusione di spettacolo, per 45’ sarà una partita bloccata. La capolista aspetta il varco giusto per superare il muro difensivo giallorosso, la Roma fatica a uscire palla al piede e si affida ai lanci. La partita a scacchi si potrebbe sbloccare al 38', quando Irrati fischia il rigore per un’uscita del portiere giallorosso su Ndombele, tra le proteste della Roma e di Mourinho: ci pensa il Var, richiamando l’arbitro al video da cui emerge il tocco lieve sul pallone prima che sull’avversario. Rigore rimangiato. L’impressione è che serva la giocata personale. Nella ripresa, Rui Patricio al 5’ deve sfoderare la prima vera parata della serata, alzando sopra la traversa la botta di Lozano, poi è Smalling a murare in area Kvara che lo aveva saltato secco in dribbling. Il primo cambio Napoli non è in attacco ma a centrocampo, Elmas subentrato a Ndombele ha sulla testa al 15’ la palla del vantaggio, deviata da Smalling. Un minuto dopo è Juan Jesus ad avere la palla buona a porta aperta, ma svirgola. Ma è il segno che la Roma è in apnea, il Napoli in crescita. Mourinho allora manda Belotti per Abraham. Casualmente, la serata sfiora l’incredibile al minuto 69, con un’occasione per parte nel giro di trenta secondi: prima Zaniolo lanciato in area e Zielinski che mura Camara alla battuta, poi nel ribaltamento Osimhen che si libera al tiro ma apre troppo la traiettoria. È destino che il gol partita arrivi dall’unico errore di Smalling e dall’unica perla di Osimhen: il nigeriano è lanciato in area, la sua potenza fisica spaventa il difensore che prova l’anticipo ma lo cicca, il destro di Osimhen ha un angolo di tiro possibile solo per lui e Rui Patricio è battuto.
Nell’altra gara di cartello, la Lazio senza Immobile detta legge in casa dell’Atalanta (primo ko) e l’aggancia al terzo posto. I laziali del falso nueve dominano a lungo specie nel primo tempo, rischiano l’1-1 in un’occasione e al 7’ del secondo la mettono in cassaforte con Felipe Anderson (0-2) dopo il primo gol di Zaccagni. Al 90’ espulso Muriel.
Angelo Caradonna