Cappa: il mio destino segnato da Zeman

1 Maggio 2013

Il portiere del Chieti, classe ’93, sarà titolare ad Aprilia: De Patre somiglia al boemo, con lui l’esordio in B col Pescara

CHIETI. Per diventare il numero uno devi allenarti come fossi il secondo. Chissà quante volte Andrea Cappa avrà ripensato alle parole di Maurice Green, ex campione americano di atletica leggera. Lo avrà fatto sicuramente perché oggi il portiere romano, classe 1993, arrivato a Chieti a giugno come secondo di Ivano Feola, sembra aver soffiato il posto al suo compagno di reparto. Prima l’esordio nel derby con L’Aquila, scelta obbligata per l’assenza il forfait obbligato di Feola, squalificato; poi la sorpresa di una nuova maglia da titolare, tre giorni fa con il Foligno, stavolta per scelta tecnica. L’allenatore Tiziano De Patre ha premiato l’impegno di Cappa, lo ha visto in crescita e domenica gli ha concesso la seconda passerella stagionale. E lui, dopo sette mesi di attesa, si è preso la scena. «Rimanere in panchina è difficile, per chiunque, ma mi sono sempre allenato al massimo per farmi trovare pronto», spiega il portiere, in comproprietà tra Pescara e Vicenza. «Sono arrivato a Chieti con l’intento di giocarmi il posto: all’inizio il mister ha deciso di puntare su Feola perché lo vedeva meglio, adesso mi vede più in forma e ha deciso di farmi giocare. Sinceramente, mi aspettavo di giocare con il Foligno perché il mister in settimana me l’aveva fatto capire, e sono soddisfatto della mia prestazione, anche se è stata una partita abbastanza tranquilla dove non sono stato chiamato in causa. Sono migliorato tanto, sia fisicamente che a livello di testa». Cappa è cresciuto nel settore giovanile del Pescara, sotto la guida di Cetteo Di Mascio e Antonio Di Battista. Quattro anni in biancazzurro, tra Allievi regionali e nazionali, Berretti e Primavera. Poi la preparazione estiva con la prima squadra, allenata da Zdenek Zeman, e i consigli preziosi del compianto Franco Mancini, ex preparatore dei portieri del Pescara. «Mancini mi ha insegnato tanto, era un grande lavoratore. Mi ha dato quei piccoli consigli che oggi mi tornano utili: mi diceva sempre di temporeggiare nell’uno contro uno e di non buttarmi subito a terra. Ricordo con affetto anche Gianfranco Panei, mio preparatore nella Primavera, al quale sono legatissimo». È stato Zeman a farlo esordire in serie B, il 4 settembre 2011, al Braglia di Modena. Il Pescara è avanti 1-0, ma al 25’ rimane in 10 per l’espulsione del suo portiere, Anania: in panchina non c’è il secondo Pinsoglio (convocato in Under 21), Zeman chiama Cappa. «Mi disse “vai, tranquillo”, anche se poi ne presi tre», sorride Cappa, «ma è stata una bellissima esperienza e una grande emozione. Zeman non è come sembra, con noi rideva e scherzava. E i suoi allenamenti erano durissimi: quanto si correva! Per la sua voglia di vincere mi ricorda un po’ De Patre: entrambi sono due allenatori vincenti». Dopo Pescara, la breve esperienza di Teramo, dove ha giocato poco per una pubalgia, poi l’arrivo a Chieti in prestito. «Il mio sogno è giocare i play off e andare in Prima divisione con i neroverdi». È questo il prossimo obiettivo di Cappa, uno che si allena come fosse il secondo per diventare il numero uno. E, a quanto pare, sembra esserci riuscito.

Giammarco Giardini

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