Caso plusvalenze: 115 milioni fittizi

26 Ottobre 2022

I pm accusano: «I bilanci sono stati alterati». Il club: regole rispettate

TORINO . Un castello di bugie, finzioni e trucchi contabili. Questo emerge dalle 19 pagine del capo d'accusa nell'inchiesta sui fondi della Juventus che la procura di Torino ha notificato al presidente Andrea Agnelli, al vice presidente Pavel Nedved e ad altri tredici indagati per reati che, a vario titolo, vanno dalle false fatture alle false comunicazioni sociali, dall'aggiotaggio all'ostacolo alle autorità di vigilanza. Le presunte plusvalenze “artificiali”, quantificate in circa 115 milioni di euro in tre anni, sono il capitolo principale. Ma ci sono anche i retroscena sulla “manovra stipendi”, le carte firmate sottobanco, le comunicazioni irregolari alla Consob. Tutto questo, dicono i pm, per «nascondere l'erosione del capitale sociale» e proseguire «indebitamente la negoziazione del titolo» in Borsa. Secondo i pm, per alcuni indagati erano addirittura necessari gli arresti domiciliari, ma il gip ha detto di no. Se ne riparlerà davanti al tribunale del riesame. La Juventus promette battaglia: «Siamo convinti di avere operato nel rispetto delle leggi e delle norme che disciplinano la redazione delle relazioni finanziarie». Sulla questione delle plusvalenze il club è già stato assolto dalla giustizia sportiva. Quando si valuta un calciatore, sostiene la società, non ci si può basare solo su freddi parametri statistici, tanto più che la materia non è regolata da norme contabili precise. Nei bilanci approvati relativi agli esercizi tra il 2018 e il 2020 sarebbero state indicate perdite di esercizio inferiori rispetto quelle reali: per l'esercizio 2018 è stato fatto figurare un patrimonio netto positivo per 31 milioni anziché negativo per 13; per il 2019 positivo per 239 milioni invece di 47; per il 2020 positivo per 28 milioni anziché negativo per 175.
C'è poi la “manovra stipendi” del 2020, cui avrebbe dato un contributo decisivo l'avvocato Cesare Gabasio (ora indagato). La società comunicò che i calciatori, per via dell'emergenza Covid, accettarono la riduzione dei compensi da marzo a giugno, cosa che aveva «effetti positivi» sul bilancio per 90 milioni. Secondo i pm, invece, l'accordo firmato da Agnelli e dal capitano Giorgio Chiellini (non indagato) prevedeva solo la rinuncia a una mensilità con «recupero certo e incondizionato» delle altre in futuro: il beneficio, così, era pari solo a 22 milioni.