Cassani: il Matteotti è la storia del ciclismo

16 Luglio 2016

Il ct della Nazionale a Pescara per annunciare i nomi degli azzurri alle Olimpiadi: ci saranno Nibali e Aru, Cataldo bocciato

PESCARA. Ci sarà la presenza del commissario tecnico della nazionale di ciclismo, Davide Cassani, a impreziosire, domani, il trofeo Matteotti. Sarà a Pescara per annunciare, dopo la corsa, i nomi dei cinque azzurri che rappresenteranno l’Italia alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Quindi, le attenzioni saranno rivolte alla gara, ma non solo. Quella di Cassani è una presenza frequente in Abruzzo e proprio in segno di riconoscenza al Matteotti ha deciso di concedere la vetrina di domani pomeriggio. «L’ho fatto con piacere», racconta il ct reduce da un blitz al Giro di Polonia, «per dare ancor più consistenza a un appuntamento che mi sta a cuore».

Cassani, quante volte ha corso il trofeo Matteotti?

«Parecchie, sette-otto volte, non saprei quantificare. E’ una gara impegnativa, lo è sempre stata. Al Matteotti tutti arrivavano alla grande, perché era una tappa importante del pre-mondiale».

Ora invece?

«Ora è diverso. Purtroppo, chi resta fuori dal circuito del World Tour fa fatica. Non è facile restare a certi livelli, ma l’impegno degli organizzatori del Matteotti è solo da lodare. Fare sport nel mondo di oggi è difficile, perché gli sponsor latitano e se non sei World Tour rischi di essere tagliato fuori dal grande giro. Da parte mia c’è tutto l’apprezzamento per chi cerca di tenere viva la tradizione. E il Matteotti fa parte della storia del ciclismo italiano».

Favoriti?

«Non mi fate fare nomi, perché il Matteotti è sempre stata una corsa particolare. Il percorso non è affatto facile. E poi il caldo taglia le gambe da quelle parti».

C’è attesa per i suoi cinque nomi.

«Li farò domenica».

Nibali e Aru sono certi?

«Beh, direi proprio di sì. Nibali, ad esempio, ha finalizzato la preparazione al Giro d’Italia e alle Olimpiadi. Sta correndo il Tour de France proprio in preparazione dell’appuntamento di Rio de Janeiro».

Ci sarà il miglianichese Cataldo?

«No, ho parlato con lui nei giorni scorsi in Polonia. Il fatto che non abbia corso il Tour non lo ha aiutato».

Quale sarà l’obiettivo a Rio de Janeiro?

«Ottenere il massimo, tornare a casa senza rimpianti».

Ovvero?

«Abbiamo le carte in regola per puntare a una medaglia e dovremo essere bravi a giocarcele fino in fondo».

Il movimento del ciclismo italiano è un po’ in difficoltà.

«Sì, ma di certo non è morto».

Che cosa significa?

«C’è Nibali che ha vinto il Giro d’Italia e che è un punto di riferimento. Aru ha grandi potenzialità. E poi ci sono altri giovani promettenti, tra cui, ad esempio, non dimentico il chietino Ciccone. Giovani che stanno crescendo. Sono reduce dal Giro di Polonia dove Martinelli e Bonifazio si sono messi in grande evidenza. Bisogna avere pazienza di aspettare. Non sono così disfattista, ci sono i margini affinché tanti giovani si possano affermare».

Ha letto il libro di Danilo Di Luca sul ciclismo e doping?

«No, non l’ho letto. Non ho avuto l’occasione per farlo».

@roccocoletti1

©RIPRODUZIONE RISERVATA