Cataldo: sono a casa, proverò a vincere

Il veterano della Movistar è di Miglianico: l’Abruzzo nel cuore
LANCIANO. Miglianichese doc, ma nato all’ospedale Renzetti di Lanciano, lontano mezzo chilometro da piazza Plebiscito, da dove oggi, a mezzogiorno, scatta la decima tappa del Giro d’Italia. Per Dario Cataldo quella di oggi non è una giornata come le altre. Il 35enne corridore della Movistar, passa a pochi chilometri da casa sua, a Miglianico, e spera di lasciare il segno. L’anno scorso ha vinto la tappa Ivrea-Como, ora vuole provare a regalarsi una gioia sulle strade di casa dopo aver sfiorato il colpo nel 2010, all’Aquila, quando si piazzò al secondo posto.
Cataldo, le piacerebbe vincere nel suo Abruzzo?
«Certo, ci proverò, come ho sempre fatto. Le strade di casa danno sempre una carica particolare».
La tappa di oggi è adatta alle sue caratteristiche?
«Perché no, anche se ho confidato parecchio nella tappa precedente. Mi sarebbe piaciuto puntare all’arrivo sull’Aremogna. Ho provato ad andare in fuga in una frazione difficile, anche per questioni atmosferiche, ma non ci sono riuscito. È andato in fuga un mio compagno di squadra (Sepulveda, ndr) e va bene così. Comunque ci riproverò già domani (oggi, ndr) a mettermi in mostra».
Lei è di Miglianico e oggi la tappa attraverserà strade che lei conosce molto bene. Che effetto le fa?
«Bellissimo. Sono legato al mio paese e sarà bellissimo passare per le strade di casa. Speriamo di regalare un bello spettacolo alla mia gente».
Lei vive a Lugano da tanti anni. Ha perso un po’ della sua “abruzzesità” ?
«No, assolutamente. Le radici non si dimenticano e mi sento abruzzese dentro. Mi spiace solo di tornare poco a Miglianico. Mi manca casa, i miei genitori e gli amici. Sono tornato a Natale, per l’ultima volta, poi tra allenamenti, gare e la pandemia sono rimasto lontano dall’Abruzzo fino all’altro ieri quando siamo arrivati a San Salvo. Ho rivisto i miei genitori domenica dopo quasi un anno. Li ho visti a distanza e senza contatti, ma almeno sono riuscito a salutarli».
Come state vivendo nella “bolla” del Giro?
«Sinceramente bene perché siamo molto più tranquilli. I protocolli sono severi, i controlli anche. E non ci sono contatti esterni. Come atleta dico che va bene così, ma è triste non poter avere il contatto con la gente. I tifosi sono fondamentali nel ciclismo e vederli da lontano non è bello. Il ciclismo è fatto per la gente e dispiace non poter sentire il calore delle persone».
Questo è l’undicesimo Giro d’Italia per lei. Si sente un po’ il veterano della corsa rosa?
«(ride, ndr) Spero di continuare ancora per qualche altro anno. Sorrido quando sento la parola veterano, mi sento quasi un vecchietto. Io mi sento bene, ho l’entusiasmo di un ragazzino e mi diverto ancora tanto a correre in bici. Questo è uno sport durissimo e se manca la passione, viene a mancare la cosa principale. Io ho voglia di correre ancora per un po’, anche fino a 40 anni senza nessun problema».
Chi vincerà il Giro d’Italia 2020?
«Vincenzo Nibali. Secondo me, il favorito è lui e ha tutte le caratteristiche per centrare il successo. Ha qualità, esperienza e un team competitivo».
La sorpresa?
«Fuglsang è da tenere d’occhio».
Che tappa sarà la Lanciano-Tortoreto?
«Ci sono tanti strappi insidiosi e chi la sottovaluta sbaglia, perché è una frazione imprevedibile».
Lei proverà a vincerla?
«Sì, certo. Ci provo sempre e spero che ci siano le condizioni adatte per tentare il colpo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

