«Celle negli stadi per fermare i violenti»

Preziosi, De Laurentiis e Lotito in commissione Antimafia chiedono leggi più dure: «Chi va a vedere la partita ha paura e non porta i figli»
ROMA. Celle negli stadi, introduzione del reato di bagarinaggio, regolamento delle scommesse, rafforzamento del Daspo: sono stati gli stessi presidenti della Lazio, Claudio Lotito, del Genoa Enrico Preziosi e del Napoli Aurelio De Laurentiis a chiedere a deputati e senatori della commissione Antimafia, che ieri li hanno ascoltati nell'ambito dell'inchiesta su mafia e sport, di introdurre regole stringenti «perché oggi», ha detto Preziosi «lo stadio è una zona franca, il 90% delle persone che va a vedere una partita ha paura e non porta i figli».
Non solo: Preziosi ha ricordato l'invasione dei tifosi del Genoa nel corso della partita contro il Siena del 2012 che chiesero ai giocatori di togliere la maglia della squadra perché indegni, e ha definito quell'episodio «un'umiliazione, una sconfitta per lo Stato; a quegli ultrà non andava dato il Daspo ma la galera». «Tra consenso e legalità ho scelto la seconda, non sono mai sceso a patti. Oggi ritengo sia stata una scelta giusta ma ricevo ancora oggi minacce telefoniche, anche sette-otto al giorno», ha sostenuto dal canto suo il presidente della Lazio, Claudio Lotito. Il patron biancoceleste ha ricordato che, quando arrivò, subì minacce pesanti: camion con sterco di cavallo davanti casa, intimidazioni, affissioni di manifesti contro di lui: «pensavano che assumessi un atteggiamento più morbido, ma io ho sempre detto in Tribunale come stavano le cose. Ora la tifoseria si comporta in modo corretto, sa che se sbaglia non c'è storia per nessuno». Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, ha detto che con l'arrivo del ministro Lotti «pensavo ci fosse una rifondazione del calcio... questo è invece il Paese dei compromessi, dei “non si può fare”». Sulle vicende relative al controllo delle curve dello stadio San Paolo da parte di camorristi, De Laurentiis ha sostenuto che questo «non può essere un problema di un club ma deve essere dello Stato». È stata poi ripercorsa la vicenda della morte nel 2014 del tifoso Ciro Esposito e della «trattativa» allo stadio Olimpico tra la polizia e il capo ultrà partenopeo Gennaro De Tommaso, detto «Genny la Carogna». «È stata saggia la scelta di interloquire con la tifoseria, non si poteva fare altrimenti, ma il problema che deve porsi è perché Genny la carogna ha questa autorevolezza?», ha chiesto la presidente dell'Antimafia Rosy Bindi. De Laurentiis ha chiarito di non aver mai conosciuto l'ultrà napoletano. La Commissione Antimafia, che ha sentito nelle scorse settimane il presidente della Juve Agnelli e mercoledì ascolterà il presidente della Figc Tavecchio. L'obiettivo dell'Antimafia è mettere a punto una relazione che possa essere approvata per proporre poi un disegno legge che regolamenti tutta la materia.

