Cento volte con la Fiorentina, 14 in Nazionale

5 Marzo 2018

Esordio in A a Cagliari, 29 presenze con la Roma. Suo uno storico gol alla Confederations Cup in Brasile

ROMA. Dieci anni nel grande calcio, conditi da 14 presenze in Nazionale e dal bronzo alla Confederation Cup del 2013: Davide Astori era il capitano della Fiorentina, la squadra in cui giocava da tre anni. Difensore centrale mancino, Astori aveva compiuto gli anni lo scorso 7 gennaio: era nato nel 1987 a San Giovanni Bianco e nel comune del Bergamasco aveva iniziato a fare il calciatore, prima di essere notato dagli osservatori del Milan che lo presero per la squadra Primavera, per poi girarlo in prestito nelle squadre minori (Pizzighettone prima e Cremonese poi).
Nel 2008 arriva a Cagliari dove resta per sei anni (esordisce in serie A a Siena ad appena 21 anni) e dove si fa notare e valere, tanto da guadagnare la convocazione in azzurro (nel 2011 nell’amichevole Ucraina-Italia), fino all’approdo alla Roma che si aggiudica il derby di mercato con la Lazio e lo porta a Trigoria. Con la maglia giallorossa (29 presenze e una rete), Astori debutta anche in Champions League, ma a fine stagione la Roma non lo riscatta e nell’agosto 2015 il Cagliari, titolare del cartellino, ufficializza il suo passaggio alla Fiorentina con la quale gioca quasi 100 partite, diventandone capitano a inizio dell’ultima stagione.
Nel giugno 2013, quando ancora vestiva rossoblù, l’allora commissario tecnico Cesare Prandelli lo convoca per la Confederations Cup in Brasile dove Astori segna il suo primo gol in Nazionale (nella finale per il terzo posto contro l’Uruguay): un gol per certi versi storico perché il primo di un giocatore del Cagliari in Nazionale dopo quarant’anni (l’ultimo era stato di Gigi Riva).
A breve sarebbe stato ufficializzato il prolungamento del suo contratto con la Fiorentina. Era ormai tutto definito, Astori aveva scelto Firenze e Firenze, dopo aver applaudito e amato capitani come Antognoni, Batistuta, Rui Costa, si era affezionata sempre più a questo ragazzo garbato, mai una parola fuori posto, mai una polemica o un capriccio. Un ragazzo che non si tirava indietro quando si trattava di esternare le proprie idee o farsi portavoce degli umori della squadra: come quando, ai tempi di Sousa, si era sfogato nello spogliatoio del Castellani dopo una brutta sconfitta della Fiorentina con l’Empoli. O come quando, soltanto qualche mese fa, dopo la decisione di Pioli di dargli la fascia, aveva sollecitato i Della Valle a tornare accanto alla squadra perché ne aveva bisogno.