Cento volte Del Grosso: senza la A non smetto

23 Novembre 2018

99 le gare in B per il terzino giuliese che sfida l’Ascoli da ex

Del Grosso, Pescara-Ascoli per lei è la sfida tra il presente e il passato della sua carriera.
«Ad Ascoli sono stato bene, ho fatto l’esordio in serie A contro il Milan, nel 2005, e ho vissuto una bellissima stagione. A 22 anni ho avuto la possibilità di sfidare grandi campioni. Diciamo che è stato un po’ “l’anno dei sogni”».
Ad Ascoli l’anno dei sogni, invece questo in biancazzurro?
«Il Pescara è un sogno diventato realtà. Da bambino mio padre mi portava all’Adriatico. Vedere quello stadio pieno mi ha sempre emozionato. Ricordo gli anni di Scibilia e Oliveri, che vivevano nella mia città, a Giulianova. Ho sempre desiderato la maglia biancazzurra e l’allora ds Andrea Iaconi, anche lui giuliese come me, diverse volte ha provato ad ingaggiarmi, ma senza riuscirci. Poi anche Giorgio Repetto, nell’anno della promozione in serie A con Oddo, ha fatto il mio nome per la difesa. Quest’anno invece il sogno è diventato realtà. È stato un fulmine a ciel sereno ed è stato bellissimo. Mi ha chiamato il presidente Sebastiani a metà luglio e abbiamo trovato l’accordo in due minuti. Ho voluto fortemente questa maglia, mettendo da parte altre richieste (il Perugia, ndr) e soldi in più».
Che gruppo è nato con Pillon?
«Solido e affiatato. C’è uno spogliatoio unito, ci capiamo con uno sguardo. La cosa che mi fa più piacere, però, è che abbiamo tanti margini di miglioramento».
Si riparte dopo la sosta e, soprattutto, dopo il ko di Palermo. Come sta il Delfino?
«Quello di Palermo è un risultato bugiardo. Abbiamo fatto una grande prestazione e non meritavamo il 3-0. Ora abbiamo la testa giusta per affrontare l’Ascoli. Vincere questa partita manderebbe un segnale forte alle concorrenti».
Cosa teme dell’Ascoli?
«Il loro allenatore, Vincenzo Vivarini, che ho avuto modo di conoscere a Giulianova quando allenava nelle giovanili. È preparato e ho apprezzato la sua carriera, anche se è stato molo sfortunato. Ad Empoli, per esempio, non meritava l’esonero. Le sue idee sono simili a quelle di Sarri e Giampaolo».
Domenica è previsto il grande pubblico con 12mila spettatori.
«Il tifo all’Adriatico è sempre stato determinante. Sono contento di vedere lo stadio pieno, dopo che negli ultimi anni i pescaresi hanno incassato diverse delusioni dopo la retrocessione».
Il Pescara può puntare alla serie A?
«Ho sempre detto che sono venuto qui perché c’è tradizione e ambizione. Ho voglia di vincere e credo che possiamo giocarcela fino in fondo. Il Delfino ha la forza per andare in serie A, ma la classifica di dicembre non serve. Marzo sarà il mese decisivo e si potrà vedere la classifica con un occhio diverso».
Il rendimento è quello che si aspettava?
«Abbiamo raccolto meno punti rispetto a quelli che avremmo meritato».
Il suo maestro chi è?
«Marco Giampaolo, senza ombra di dubbio. Mi ha cresciuto a Giulianova e sono stato con lui a Siena, Ascoli e Cagliari. Sono un suo figlioccio e gli devo tanto come uomo e calciatore. Puntiglioso e meritocratico, è un tecnico che non lascia nulla al caso e studia calcio 12 ore al giorno. Giampaolo è un grande, ma a lui aggiungo anche Antonio Conte che ho avuto a Siena. È un motivatore incredibile. Ho avuto un rapporto splendido con lui e quando è andato via da Siena per la Juve mi ha scritto una lettera per salutarmi».
Di Bepi Pillon che idea si è fatto?
«È un tecnico molto preparato e secondo me è stato sottovalutato. Insegna calcio, ha passione ed è bravissimo a caricare la squadra».
Lei ha un fratello gemello, Federico, capitano e bandiera del Real Giulianova.
«Viviamo in simbiosi e siamo legatissimi. Da ragazzi, quando giocavamo assieme, gli allenatori facevano fatica a distinguerci. Una volta, quando ero al Cagliari, per scherzo ad un allenamento mandai Federico al mio posto e Ballardini non si accorse di nulla. Che risate».
L’avversario più difficile da marcare?
«Luis Figo su tutti, ma anche Ludovic Giuly della Roma».
Un ex compagno di squadra che vorrebbe in ogni spogliatoio?
«Jack Bonaventura. Ho giocato con lui nell’Atalanta e vi assicuro che è un leader silenzioso fuori e dentro il campo».
Rimpianti nella sua lunga carriera?
«Aver lasciato l’Atalanta per andare al Bari in B. Una scelta che non rifarei».
Passioni e hobby?
«Mi piace suonare la chitarra e sono fan di Vasco Rossi. Ho visto 25 concerti e sono diventato amico di suo figlio Lorenzo. Gli ho regalato una maglia, simpatizza per il Delfino e tra qualche settimana verrà a vedere una nostra partita».
Quando appenderà gli scarpini al chiodo?
«Per adesso non ci penso. Sto bene e ho ancora tanta voglia di giocare un campionato di serie A e il mio sogno è quello di disputarlo con la maglia del Pescara. Sarebbe bellissimo prima di finire la carriera da calciatore».
©RIPRODUZIONE RISERVATA