Cerri: il boemo parla poco, ma sa essere essenziale
Il giovane di proprietà della Juve: «La salvezza? Ci crediamo tutti e ci proveremo La mentalità deve essere quella di cercare sempre la vittoria, senza fare tabelle»
PESCARA. Un gol e mezzo, lavoro sporco e tanto sacrificio. Si può riassumere così la prima da titolare di Alberto Cerri con la maglia biancazzurra. Nel 5-0 rifilato domenica al Genoa la sua firma c'è tutta, ma l'attaccante nato a Parma preferisce mantenere il basso profilo e pensare al futuro: «Sono contento, sia per me che per la squadra, ma siamo consapevoli che le partite che ci attendono saranno diverse dall'ultima, e per farci trovare pronti occorre continuare a lavorare».
Giunto nel mercato di gennaio, ha dovuto aspettare l'arrivo di Zdenek Zeman per poter scendere in campo dal primo minuto: «Sono venuto a Pescara pensando di poter dare il mio contributo. Domenica ho saputo di essere nell'undici di partenza un'ora prima della partita. Lì ho capito che era arrivata la mia occasione, sono sceso in campo con tutte le energie a mia disposizione e alla fine avete visto tutti come sono andate le cose». Bene, benissimo verrebbe da dire. Anche se resta da chiedersi come una squadra che incassa undici gol in due partite poi riesca a offrire una prestazione del genere: «Il cambio dell'allenatore genera sempre uno scossone, soprattutto a livello mentale. Non è che prima mancasse la voglia, ma la mia impressione è che domenica l'abbiamo utilizzata in maniera diversa». E così, tra una spruzzata di euforia e l'abbandono di tutte quelle paure viste finora in campo, il ritorno del tecnico boemo, oltre a portare con sè gli immancabili gradoni, ha restituito all'ambiente una ventata di ottimismo di cui si sentiva l'assoluto bisogno: «Il mister è uno che parla poco, ma quel poco che dice diventa essenziale. È una persona schietta e sincera, che sa tanto di calcio. I gradoni? Per adesso li abbiamo portati a casa», scherza Cerri, concedendosi un piccolo sorriso assente da troppo tempo. Poi, peró, torna serio, quasi sorpreso quando gli viene proposto un parallelo con i grandi attaccanti della storia recente del Pescara: «Io come Immobile? Non scherziamo. Lui ha regalato grandi emozioni a questa gente e il suo percorso professionale sta confermando quanto di buono fatto vedere qui. Io ho segnato domenica il primo gol e devo pensare solo a lavorare. Certo, come Ciro, o anche Lapadula, mi piace farmi trovare pronto negli ultimi sedici metri, ma anche aiutare la squadra quando bisogna soffrire».
Anche perché occorrerà lottare e soffrire d'ora in avanti, se si vuole provare ad inseguire un folle sogno chiamato salvezza: «Io ci credo, ci crediamo tutti. Bisogna ragionare partita dopo partita cercando di tirar fuori il massimo da ogni circostanza. A partire dalla trasferta con il Chievo, una squadra fisica e difficile da scardinare. Ma dobbiamo provarci». Dieci punti di ritardo non sono pochi, anzi. Da qui alla sfida di Empoli, gara che da tutti viene etichettata ormai come il crocevia di questo sogno mancano cinque sfide, essenziali per provare a rosicchiare punti preziosi ai toscani: «Ma non facciamo tabelle. La nostra idea dev'essere quella di provare a vincere tutte le partite che ci separano dalla sfida del Castellani e poi imporci anche lì. Sappiamo bene che è complicatissimo ma solo con questa mentalità possiamo provare a tenere accesa la speranza».
Adriano De Stephanis
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