Chavez beffa Rosa: festa colombiana

Ciclismo. Spunto vincente al Giro di Lombardia per lo scalatore sudamericano
BERGAMO. Chaves ride, Rosa piange. Il ciclismo è così: spietato per la fatica, brutale nei risultati. C'è chi fa la storia per pochi centimetri e chi la subisce, impotente di fronte ad un colpo di pedale imbattibile. C'è chi diventa il primo colombiano a vincere una Classica Monumento e unico non europeo a incidere il proprio nome dopo gli altri 109 nell'albo d'oro de “Il Lombardia”; e c'è chi vede sfumare il sapore di impresa ma si scopre degno protagonista dopo anni di umile apprendistato da Vincenzo Nibali. Quasi profeta in patria Chaves: colombiano scoperto da Claudio Corti e trapiantato a Bergamo per inseguire il sogno di diventare un ciclista professionista. Un 2016 stellare per lui: secondo al Giro, terzo alla Vuelta e ora «questo sogno incredibile».
Ha le guance segnate dal rossetto delle miss che lo hanno incoronato Re d'Autunno e il volto rigato dal sudore, eppure Chaves non si rende ancora di ciò che ha fatto: «Era un sogno, non ci posso ancora credere. Conoscevo le strade perché vivevo ad un chilometro da qui, amo correre in Italia. E vincere una Classica Monumento poi, sono senza parole». E pensare che alla partenza aveva definito il percorso «bastardo» per la sua durezza, 240 chilometri da Como a Bergamo e senza mai poter riprendere fiato. Ma corre da campione il colombiano della Orica-BikeExchange: resta con i big senza esporsi e sul Selvino sferra l'attacco decisivo, trascinandosi dietro Uran (terzo) e Bardet (quarto), che cede di schianto solo sullo strappo in pavé verso Bergamo Alta.
Allo sprint il Colibrì di Bogotà poi dà un esplosivo colpo d'ali per volare fino al cielo. Per un grande vincitore ci deve essere però uno sconfitto. E il pianto composto di Diego Rosa, beffato a 20 metri dal traguardo e accasciato sulla sua bicicletta, è un crudele manifesto dello sport a pedali.

