Calcio

Chiarella si gode L’Aquila: «Qui c’è un gruppo unito, possiamo puntare in alto»

30 Ottobre 2026

Dall’esordio con il Pescara fino al campionato vinto a Catania, parla l'attaccante rossoblù: «Sono cresciuto a pane e calcio, Auteri e Iervese i miei mentori». (Nella foto, il bomber Marco Chiarella con la fidanzata Martina e il loro cane Simba)

L’AQUILA. Marco Chiarella, esterno offensivo classe 2002, è uno di quei calciatori che non si fa fatica a definire professionista. Un ragazzo umile e mai sopra le righe, uno di quelli che escono dal campo con la maglia sudata. Seppur in un avvio di stagione segnato da qualche problemino fisico, ha fatto sempre la differenza al suo ingresso in campo, anche nella gara interna contro il Foligno quando il risultato sembrava scritto sul 2-2 e lui, invece, zitto zitto ha fatto esplodere il Gran Sasso con un’esultanza liberatoria che rappresenta una piccola rinascita, se vogliamo. Un ragazzo cresciuto a pane e calcio, nato a Penne dove è rimasto sino agli 11 anni, prima di trasferirsi a Città Sant’Angelo con la famiglia. E giovanissimo, ha avuto emozioni forti che non si dimenticano, come a Catania in serie C. Prima di allora l’esperienza nel suo Abruzzo, in prima squadra con il Pescara.

Partiamo dagli inizi. Come ha cominciato a giocare a calcio?

«I primi calci li ho dati a Penne dove sono nato con la società locale, poi a Pescara ho fatto tutta la trafila del settore giovanile sino ad arrivare in prima squadra. In mezzo la Primavera 1, da lì siamo retrocessi in Primavera 2 ma quella è stata la mia stagione più prolifica con 15 gol e 8 assist».

Poi sono iniziate le esperienze con i grandi.

«Sì, ho fatto un anno di prima squadra con il Pescara con mister Auteri in C e poi l’anno successivo, a fine ritiro, è arrivata la chiamata del Catania, avevo 20 anni».

Per lei ben due debutti in serie C da giovanissimo.

«Si, il primo con il Pescara, era la stagione 2021-2022, e poi con il Catania abbiamo vinto la serie D e siamo stati promossi in C dove ho collezionato tante presenze, una trentina. In C ho giocato anche a Rimini e Messina».

Come è stato confrontarsi con una società che ha una storia così gloriosa?

«L’impatto stupendo, il primo, è stato quello con il pubblico e con le emozioni che il Massimino sa dare. È stato molto bello anche se la stagione ha avuto alti e bassi perché arrivavamo da una vittoria di campionato e c’erano altre aspettative che non siamo riusciti a mantenere, la stagione non andò molto bene anche se vincemmo la Coppa Italia».

Lei ha avuto diversi allenatori, quali sono quelli con cui si è sviluppato un legame più forte?

«Ne cito due, il primo è Pierluigi Iervese che a Pescara è stato determinante per la mia carriera ma anche perché a livello umano mi ha sostenuto in un momento particolare della vita, e poi Gaetano Auteri, sempre a Pescara, perché è stato il primo a darmi fiducia tra i grandi, mettendomi in campo subito da titolare nella prima partita di campionato di serie C».

Quale è stato per lei il momento più bello e quello più brutto nel calcio?

«Il momento più bello certamente la vittoria del campionato di serie D con il Catania. Di momenti brutti ne ho avuti diversi e sono legati agli infortuni che mi hanno un po’ tarpato le ali».

Che ragazzo è Marco Chiarella fuori dal campo?

«Mi reputo un ragazzo buono caratterialmente, molto tranquillo, e che pensa soprattutto a chi gli sta intorno. A me piace la serenità e non la vita frenetica, cerco molto questo».

Nel tempo libero cosa le piace fare?

«Passo del tempo con la mia fidanzata Martina che è abruzzese come me, di Cappelle sul Tavo, e sono un grande appassionato di animali, ho sempre vissuto con i cani e ne abbiamo uno anche qui all’Aquila che vive con noi, Simba. In più ho la passione per i viaggi».

Se non avesse fatto il calciatore, cosa le sarebbe piaciuto fare?

«Il calcio è stato il mio unico pensiero da quando avevo due anni, quindi non ho mai avuto un sogno diverso da questo, sono nato e cresciuto con il pallone».

I suoi idoli?

«Da piccolo sono cresciuto con il mito di Alessandro Del Piero, poi quando ha smesso ho ammirato molto Cristiano Ronaldo».

La sua famiglia la segue la domenica?

«Si, sono tutti miei tifosi. Io ho un fratello e una sorella e tranne lei che non è molto appassionata di calcio, gli altri mi seguono sempre, anche mia mamma, mio papà e soprattutto nonno Gaetano».

Dal mare alla montagna. Come è stato l’impatto con L’Aquila?

«È stato un cambiamento importante perché ho sempre vissuto al mare, ma ho trovato una città bella e ordinata in cui si sta bene. Abbiamo preso una casa in centro storico e quindi ci piace vivere la città nel quotidiano».

Un’ultima cosa, quando la scorsa domenica ha segnato, la dedica è stata al gruppo che si sta costruendo. Ci dice qualcosa a proposito di questo gruppo?

«Nella mia breve carriera ho girato diversi gruppi e devo dire che questo è unico. Ci sono i giovani e i grandi e ci aiutiamo l’un l’altro. C’è una grande armonia dentro e fuori lo spogliatoio e penso che questo si rifletta poi in campo».