Chieti caos. Di Labio contro tutti: «Altair mi ha lasciato da solo senza soldi. Russo? Non sono una testa di legno»

Il presidente neroverde risponde alle accuse di Pino Russo: “Pensi a dare le garanzie”. Poi l’attacco ad Altair: «Abbiamo assistito alla fuga di chi era pronto a prendersi i meriti solo finché la situazione era agevole»
CHIETI. Risponde per le rime a Pino Russo, difende la sua gestione e quella di Dario Scurci e attacca, pur non citandolo direttamente, Altair D’Arcangelo per averlo lasciato solo promettendo entrate economiche che non sono mai arrivate. Gianni Di Labio è un fiume in piena.
Il presidente del Chieti ne ha per tutti. La prima stoccata è rivolta a Russo, l’acquirente italoargentino che sabato in conferenza stampa ha annunciato di aver chiuso l’accordo per rilevare la società. In realtà, Russo e Di Labio hanno solo un accordo verbale sul preliminare, ma nulla è stato firmato. Per procedere al passaggio di consegne, occorre che Russo tiri fuori i soldi e versi la somma pattuita sul conto corrente della società. Ma a far infuriare Di Labio non è stata tanto la fuga in avanti di Russo, che si autoproclama già proprietario del Chieti, quanto una frase pronunciata dallo stesso italoargentino durante la conferenza stampa di sabato: «A Di Labio gli hanno fatto fare la testa di legno. Ha creduto in Altair ed è stato fregato». L’espressione “testa di legno” non è andata giù al presidente neroverde che replica: «È profondamente offensiva, ma denota anche una grave ignoranza del suo reale significato. Un prestanome è una figura che si presta a coprire illeciti o gestioni opache. Rifiuto categoricamente questa etichetta: sono stato scelto come amministratore unico per la mia trasparenza e la mia onestà, e ho agito sempre e solo per il bene della società. La crisi finanziaria del club», spiega Di Labio, «non è dipesa da una mala gestione interna, ma dal totale mancato rispetto degli impegni economici da parte di chi aveva promesso determinate entrate».
Ecco la seconda stoccata, stavolta ad Altair D’Arcangelo. «All’inizio della stagione era stato condiviso un budget chiaro, basato su coperture e fondi garantiti da terzi», dice Di Labio. «Nel momento in cui quei proventi sono venuti completamente a mancare, la società è stata proiettata in una gravissima difficoltà imprevista. Di fronte al venir meno delle risorse, abbiamo assistito alla fuga di chi era pronto a prendersi i meriti solo finché la situazione era agevole. In quel momento di totale emergenza, la società non è affondata esclusivamente grazie al sottoscritto e al vicepresidente Dario Scurci. Siamo rimasti da soli a metterci la faccia, a gestire la crisi e a compiere enormi sacrifici personali ed economici per traghettare il club e garantirne la sopravvivenza. Non permetto a nessuno di infangare il mio nome e quello di Dario».
L’ultimo messaggio, quasi un ultimatum, è ancora per Pino Russo: «Gli auguro di adempiere tempestivamente e con tempistiche rapide e certe agli impegni presi per il passaggio societario». Altrimenti scatterà il piano B. Anzi, è già scattato a prescindere. Anche ieri Di Labio e Scurci hanno avuto incontri fuori regione per riorganizzare la società insieme a Stefano Giammarioli e Omar Trovarello. Loro due provvederanno all’iscrizione in Eccellenza entro il 13 e stanno cercando nuove forze economiche per ripartire. Intanto, l’altra squadra, il Città di Chieti (Promozione), prende forma.
A margine della chiusura delle manifestazioni d’interesse, un gruppo di imprenditori e professionisti teatini il cui capofila è l’ingegnere Luca Marino entrerà in società come socio di capitale nel momento in cui il Città di Chieti si trasformerà in una srl. Nei prossimi giorni sarà definito lo staff tecnico. In settimana è attesa la risposta della federazione sul cambio di nome: la denominazione potrebbe essere Nuova Calcio Chieti. È prevista anche la realizzazione di un nuovo logo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

