Chieti-Tacchi, storia infinita Christian sulle orme di papà

L’attaccante (figlio di Maurizio e nipote di Juan Carlos) ha esordito a Giulianova L’ex bomber: «Gli auguro di vivere le mie stesse emozioni con quei colori speciali»
CHIETI. Sulle orme del nonno Juan Carlos, degli zii Oscar e Giancarlo e, soprattutto, del papà Maurizio, uno che in neroverde ha lasciato il segno. La dinastia Tacchi ha un nuovo erede: è Christian, classe 2002, attaccante del Chieti che domenica scorsa a Giulianova ha esordito in serie D. Quando il papà espugnava il San Paolo di Napoli con i neroverdi (31 ottobre 2004), Christian aveva solo due anni. E quando Maurizio, anche lui attaccante, era in campo nel derby vinto col Pescara (9 settembre 2001), Christian non era ancora nato. Oggi quel bambino ha 17 anni e sogna di ripercorrere le orme del papà, con quella stessa maglia. Un cognome pesante sulle spalle, una famiglia, quella dei Tacchi, di origini argentine, dove il calcio è tutto. Il capostipite della dinastia è Juan Carlos, ex attaccante degli anni ’50 e ’60 di Torino, Alessandria e Napoli, squadra con la quale ottenne due promozioni in A e vinse la coppa Italia. I figli di Juan Carlos, Giancarlo, Oscar e Maurizio, hanno seguito tutti le orme del papà. Giancarlo è stato l’unico dei fratelli a giocare in A con l’Avellino ed è stato in B con Genoa, Lecce e Pescara. Oscar, il secondo dei tre fratelli, è stato quello che ha realizzato più gol, giocando in B con Genoa e Lecce. Anche Maurizio, il più piccolo, ha esordito nella serie cadetta con il Ravenna. Poi tanta C tra Fano, Pesaro, Teramo e, soprattutto, Chieti dove ha giocato quattro anni. «I più belli della mia carriera», ricorda, «dalla vittoria al San Paolo a quella col Pescara, ricordi indelebili».
Ora tocca a suo figlio scrivere altre pagine di storia a tinte neroverdi. Christian è cresciuto nell’Alcyone (con i Giovanissimi ha segnato 32 gol e vinto la coppa Abruzzo) e negli Allievi del Francavilla. Quest’anno è passato alla Juniores del Chieti, allenata da Davide Antignani. «È un bravissimo ragazzo, educato e rispettoso», così lo descrive Antignani. «Ha tecnica, può fare tutti i ruoli dell’attacco, lo vedo bene da seconda punta». L’allenatore del Chieti, Alessandro Grandoni, l’ha portato in prima squadra. Con l’Agnonese la prima convocazione, con il Giulianova l’esordio, subentrando al 17’ della ripresa. «Quando è tornato a casa, era felicissimo», racconta Maurizio, che ha da poco terminato l’esperienza da vice allenatore di Andrea Camplone a Catania. «Gli auguro di vivere le stesse emozioni che ho provato con il Chieti e le stesse che provo ancora adesso guardando i colori neroverdi. Quando lo accompagno agli allenamenti e vedo quei colori, è sempre un’emozione forte». Anche Christian, come il papà, è un attaccante. «Ma lui tecnicamente è più forte di me», dice l’ex neroverde, «perché calcia bene con tutti e due i piedi. In comune abbiamo la caparbietà. Christian ci tiene molto a quello che fa, ma è ancora un ragazzino. Non è smaliziato come lo erano quelli della mia generazione. Il consiglio che gli posso dare è di camminare con le sue gambe, sbagliando con la sua testa. Io non ci metto bocca perché, spesso, la rovina di tanti ragazzi sono i genitori o i procuratori che ripongono in loro troppe aspettative. La mia presenza, essendo uno che vive in questo ambiente, potrebbe essere ingombrante, quindi gli lascio vivere tutto in prima persona. E sono contento perché se la stIa vivendo con l’entusiasmo di un ragazzino di 17 anni, com’è giusto che sia». Un ragazzino che va ancora a scuola – è al quarto anno del liceo di scienze economiche e sociali a Pescara – e sogna di fare il calciatore. Proprio come il nonno, gli zii e il papà. Quel Maurizio Tacchi che a Chieti ha lasciato il cuore. E chissà che un giorno Maurizio e Christian non si ritrovino insieme in neroverde. Il primo da allenatore, il secondo in campo a gonfiare la rete come faceva il suo papà.
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