Chiodi: andrò via, ma a testa alta

8 Marzo 2017

Il presidente dell’Aquila: «Abbiamo la piazza contro, giusto cedere la società»

«Il mio ciclo si sta chiudendo e metto a disposizione le mie quote e quelle degli altri soci per tutti coloro che vogliono avvicinarsi all'Aquila». Corrado Chiodi rompe il silenzio e annuncia di voler lasciare la società. Ieri, dopo una riunione insieme ai soci, il presidente ha dichiarato conclusa la sua esperienza alla guida dell'Aquila e ha aperto le porte a nuovi acquirenti. «Il momento è difficile e in questi giorni ho riflettuto molto», spiega Chiodi. «In cinque anni, di errori ne abbiamo fatti tanti, forse anche troppi, ma abbiamo sempre agito in buonafede. Gli ultimi tre anni sono stati drammatici. Siamo indifendibili e ce ne assumiamo le responsabilità. Quest'anno non è andata come volevamo. I tifosi ci hanno sempre detto di lasciare nel caso in cui non avessimo vinto. Non abbiamo vinto, abbiamo la piazza contro e quindi è arrivato il momento di lasciare. Ce l'abbiamo messa tutta, però, per tornare in Lega Pro: abbiamo speso più di 600mila euro e fatto un mercato di dicembre importante. Il progetto era sano, abbiamo ottenuto grandi risultati anche nel settore giovanile». Il giocattolo si è rotto con l'esonero del ds Battisti, le dimissioni del tecnico Morgia e del suo staff e l'addio di sei giocatori che hanno chiesto la rescissione (La Vista, Russo, Sembroni, Bonvissuto, Zane e Brenci). «L'esonero di Battisti ha condizionato tutto», commenta Chiodi, «ma non mi sarei mai aspettato che ci fosse poi un abbandono così netto dello staff tecnico e dei giocatori. Il Teramo ha cambiato tre allenatori e due direttori sportivi, ma i giocatori non hanno smesso di giocare. Da noi sono successe cose anomale con lo staff tecnico che si è dimesso e con alcuni giocatori che hanno deciso di andare via perché abbiamo esonerato Battisti. Un fatto gravissimo. Abbiamo subito un danno pesante e stiamo valutando di prendere provvedimenti nei confronti di quei giocatori che all'improvviso hanno smesso di giocare».

Perché la decisione di mandare via il direttore sportivo? «Sono rimasto deluso per un episodio avvenuto nello spogliatoio, dove mi sono sentito inquisito dalla squadra. E Battisti ha detto che io ho strumentalizzato alcune richieste dei giocatori che dicevano che mancava l'acqua nelle borracce, che non c'erano i calzini, che non si sapeva come pagare le bollette e che le trasferte erano un disastro. Non c'era più il collante tra la squadra, Battisti e la dirigenza». Per rilevare L'Aquila si è fatto avanti un gruppo di imprenditori aquilani capeggiato da Ugo Mastropietro, ex direttore generale dei rossoblù. «Qualcuno si è avvicinato», conferma Chiodi, «e ci sono stati già diversi incontri. Mastropietro è un amico e lo stimo. Mi auguro che questo gruppo, che reputo importante, possa dare un contributo in più. Vediamo cosa accadrà, io metto a disposizione le quote. Uscirò dall'Aquila, ma mi piacerebbe rimanere come sponsor per continuare a dare un contributo da tifoso aquilano».

Giammarco Giardini

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