CHIUSA L’ERA DELL’EFFIMERA GLORIA
Occhi spenti e animo in subbuglio. Non c’è bisogno neanche di sentirli parlare, per capire quel che hanno dentro gli azzurri. La parola più usata è vergogna. Ed è proprio quella che segna lo...
Occhi spenti e animo in subbuglio. Non c’è bisogno neanche di sentirli parlare, per capire quel che hanno dentro gli azzurri. La parola più usata è vergogna. Ed è proprio quella che segna lo spartiacque con i Sei nazioni pre-2013, quelli delle sconfitte al sapor di effimera e orgogliosa gloria. Dopo quella stagione con due vittorie e un quasi successo a Twickenham, l’Italia è diventata squadra come le altre. E dunque il cucchiaio di legno del 2014 e il quinto posto attuale sono considerati un fallimento. Va detto: c’è un evidente problema di crescita di una squadra e dell’intero ambiente. Il livello del gioco nei momenti migliori è al pari o comunque competitivo con quello delle altre contendenti ma più il livello della sfida cresce e più i particolari fanno la differenza. Il crollo all’apparenza inspiegabile fra il primo e il secondo tempo della sfida di ieri con il Galles è figlio di un atteggiamento dilettantesco. L’Italia è fragile, compressa fra un gruppo di giocatori che hanno fatto la storia del rugby azzurro e ai quali bisognerà fare un monumento e altri ragazzi in via di crescita che ancora devono dimostrare molto. Ci sono responsabilità del gruppo tecnico e della Federazione, che negli ultimi anni (vedi il caso dei “piazzatori” mal gestiti dalle franchigie) è sembrata navigare a vista. Dispiace, perché questo è uno sport che appassiona e che attrae buoni spettatori. I cori del primo tempo con l’inno di Mameli e con ’O surdato ’nnammurato sono stati da brividi e anche la civiltà nell’accettazione della brutta figura è patrimonio da tutelare. Ma è innegabile che si sia di fronte a un’avventura finita e alla necessità di ripartire. Che sia prima o dopo il Mondiale, comunque vada bisognerà idealmente stringer la mano a Jacques Brunel, francese con parlata da ispettore Closeau ma capace di cambiar volto al nostro rugby. Diventato così normale da non voler più sentir parlare di sconfitte onorevoli. Fosse solo per questo, chapeau!
@s__tamburini
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