«Ciao Mario, manager capace e grande tifoso»

L’ex dg teatino Garzelli ricorda Mancaniello: «Un patron illuminato, fu lui a lanciare Enrico Chiesa»
CHIETI. «Sono corso in ospedale, ma sono arrivato dieci minuti dopo che Mario è spirato. È stato molto doloroso». Claudio Garzelli è stato per nove anni il braccio destro di Mario Mancaniello al Chieti, dal 1985 al 1994. Direttore sportivo, direttore generale e amministratore delegato: Garzelli, 67 anni, ha condiviso con l’ex presidente gli anni più belli della storia del Chieti, vincendo un campionato di serie D e uno di C2.
Chi era Mancaniello?
«Il presidente più illuminato che abbia mai avuto. Le sue iniziative relative all’organizzazione interna e alla pubblicità erano originali e sono state riprese dai club di A. Ricordo ancora la sponsorizzazione del torneo di tennis a Firenze con il marchio Chieti calcio».
L’era Mancaniello è iniziata con lo spareggio perso a Latina.
«Quel giorno abbiamo capito la sua forza. La delusione era tanta e, dopo gli investimenti fatti, qualunque presidente avrebbe reagito male. Ma lui, dopo la partita, disse che l’anno dopo avremmo vinto il campionato con 15 punti di vantaggio. Ebbe il coraggio di confermare Orazi e vincemmo la D. Oggi, invece, ci sono presidenti che cambiano 12 allenatori all’anno».
Qual era il suo pregio?
«La grande capacità di dialogo. Una volta discutemmo su un allenatore per otto ore di fila perché non condividevamo la scelta. Lui difendeva la sua idea, ma dialogava con i suoi collaboratori».
Aveva un difetto?
«Era talmente tifoso che se la prendeva sempre con gli arbitri. Dovevo intervenire per calmarlo. Io ero più diplomatico, lui non si tratteneva».
Quali sono stati i migliori affari?
«La cessione di Baglieri e l’acquisto di Sgherri. Vendemmo il nostro capocannoniere per 600 milioni di lire, cifra enorme. Poi arrivò Sgherri che fu l’artefice della promozione in C1 nel 1990-1991 con Volpi allenatore. Quella è stata la squadra più forte che abbia mai avuto».
L’anno dopo arrivò Enrico Chiesa.
«Io e Mario facemmo un grande lavoro su di lui perché lo abbiamo reso consapevole che la sua carriera passava da Chieti. Volpi voleva rimandarlo a Genova perché non si applicava. Mario si oppose, lavorò molto sulla testa di Enrico che nel ritorno fece benissimo».
Quanto deve a Mancaniello?
«Tantissimo, lo ringrazio perché mi ha permesso di iniziare la carriera da dirigente. Rimarrà nella storia del Chieti».
Giammarco Giardini
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