Ciccone alla riscossa «Voglio regalarmi una tappa al Tour»

6 Giugno 2022

Alle spalle un Giro da luci (Cogne) e ombre (Blockhaus): «La preparazione è stata a singhiozzo, ma ci riproverò»

PESCARA. Cogne è stato il giorno del gran riscatto di un Giro che nel complesso non ha regalato quelle soddisfazioni che Giulio Ciccone si aspettava. Il sogno maglia rosa riposto troppo presto dentro il cassetto, il Blockhaus che lo ha respinto tra la delusione dei suoi tifosi che assaporavano la grande impresa. Quell’impresa che Ciccone ha compiuto in una calda domenica in Val d’Aosta staccando tutti come magari sognava di fare sulla sua Maiella. E nell’ultima parte di Giro altre delusioni mitigate parzialmente dalla prova da podio sulla Marmolada, che ha restituito la miglior versione di Ciccone, ma vuoi per un’errata lettura tattica del team, vuoi per una super prova di Covi, non è arrivato il bis. Resta da capire il perché dell’ennesimo Giro ad intermittenza per il talento abruzzese che ha alternato giornate importanti ad altre da cancellare.
Per fare lo step decisivo verso il grande ciclismo occorre dare continuità. Ma cosa è successo?
«Io chiedo solo un po’ di salute e una preparazione senza intoppi. Se sono andato così a fasi alterne è perché quando dovevo preparare bene il Giro non sono stato bene tra Covid e bronchite. Con la squadra avevamo messo in preventivo che sul Blockhaus potessi saltare. E non è stata solo quella giornata a farmi male».
A che si riferisce?
«Il giorno dopo c’era il riposo nel mio Abruzzo e far passare quelle ore con tutti i miei tifosi ad un passo non è stato facile. Io ci tenevo tantissimo a fare bene sulle strade di casa. Purtroppo è andata così».
Testa bassa e parola ai fatti. A Superga non hai trovato la fuga giusta ma a Cogne ti sei riscattato.
«Vero. Con la squadra abbiamo cambiato i programmi visto che la classifica era saltata. A Cogne ho ritrovato la gamba giusta e sono riuscito a vincere una tappa importantissima. È stata come una liberazione per me».
Le lacrime erano di gioia? «Non solo. Volevo dimostrare il mio valore. Ogni volta me ne succedeva una. Gioia sì, ma anche una grande liberazione».
Poi però la terza settimana non è andata come avevi fatto sperare a Cogne.
«Per lo stesso motivo di prima. Se fai una preparazione a singhiozzo fai fatica anche a dare continuità».
Rabbia sulla Marmolada? «Stavo bene, vincere sarebbe stato bellissimo. Ma complimenti a Covi: ha fatto una grande impresa».
Qualche giorno di riposo e subito il pensiero ai prossimi obiettivi. Il 26 giugno c’è il campionato italiano ad Alberobello.
«Gli italiani di Alberobello? Ci arriverò senza giorni di corsa, difficile fare previsioni. In vista del Tour sarà un test interessante, la corsa giusta per riprendere confidenza con le competizioni. Poi vediamo come andrà senza troppo stress o aspettative».
A proposito di Tour de France. Obiettivi?
«Mi piacerebbe vincere una tappa e bissare quella di Cogne. Sarebbe bello un successo nei due grandi giri. Spero di avere la condizione giusta per provarci».
E la maglia a pois?
«Non è una priorità».
Ma Ciccone ha abbandonato l’idea di fare classifica?
«Se la salute mi assisterà, io ci riproverò».
Magari al Giro del prossimo anno che potrebbe partire proprio dall’Abruzzo.
«L’idea di un Giro che parte dall’Abruzzo è esaltante. Sia il Blockhaus che la tappa di Pescara quest’anno sono state un bagno di gente e passione, senza dubbio tra le partenze e arrivi più belli di questo Giro. Da qui al prossimo Giro manca un anno, vediamo e speriamo, sarebbe una splendida vetrina per il territorio ».
Enrico Giancarli