Ciccone: grande tifo, ora lavorerò per Nibali

14 Ottobre 2020

Il corridore teatino: sono state due tappe molto emozionanti

INVIATO A TORTORETO. Come Dario Cataldo, anche Giulio Ciccone teneva particolarmente alla tappa Lanciano-Tortoreto. Il 25enne teatino ha cercato di mettersi in mostra sulle strade di casa e lo ha fatto davanti alla sua gente, a Chieti, andando in fuga insieme ad un gruppetto. «Sono stati due giorni intensi e con un bel carico di emozione per me», racconta Ciccone a fine tappa. «Tutte le volte che corro in Abruzzo è speciale», ha sottolineato il corridore della Trek-Segafredo, «in primis per il calore dei tifosi. Non fanno mai mancare il loro supporto e credetemi, anche in corsa, con tutte le restrizioni del caso dovute al Covid, si sono fatti sentire e mi hanno dato forza. Riguardo le tappe, sulla carta sapevo che le frazioni abruzzesi sarebbero state molto belle e dure. Dopo averle corse, non posso che confermarlo. Peccato solo per il tempo, che ha un po’ penalizzato lo spettacolo. Ma un vincitore come Sagan, in una tappa come quella di oggi (ieri, ndr), è la miglior rappresentazione della bellezza delle tappe abruzzesi». Ciccone punta a migliorarsi, magari centrando una vittoria di tappa. «Sul piano personale sto migliorando tappa dopo tappa, le sensazioni sono sempre più buone e spero di togliermi qualche soddisfazione nei prossimi giorni».
L’obiettivo del teatino, però, è uno solo: «Non perdo di vista il mio compito principale, che è quello di aiutare Nibali a conquistare il Giro. Vincenzo ha le carte in regola per potercela fare».
Ciccone è stato tra i più applauditi anche al traguardo di Tortoreto, come il vincitore di giornata Peter Sagan. «È sempre bello vincere, ma farlo in questo modo è ancora più bello», racconta lo slovacco, «era da tanto tempo che non vincevo e un po’ mi mancava sollevare le braccia al cielo. Già al scorso Tour de France intorno a me si erano create aspettative che io non riuscivo mai a soddisfare, solo tanti piazzamenti, forse troppi, mancava il successo e sinceramente non mi aspettavo nemmeno che la mia prima vittoria al Giro sarebbe arrivata in questo modo, con il mio stile, dando spettacolo» racconta il 30enne della Bora Hangrohe, che ha messo fine al digiuno di vittorie più lungo della sua strepitosa carriera. Sagan parla anche del Covid che ha bloccato tre suoi colleghi, che hanno dovuto abbandonare il Giro insieme alla Jumbo e alla Mitchelton. «La situazione è complicata, bisogna ammetterlo», dice il fuoriclasse slovacco, «e siamo già fortunati se oggi siamo qui a correre. Molte gare, come al Nord, sono state già annullate, per il momento a noi sta andando meglio. Ora l’unica cosa che possiamo fare è mettere in campo tutte le misure per proteggerci, sia noi come squadra che l’organizzazione che sta facendo dei veri e propri salti mortali per garantirci la sicurezza, ma questo virus è terribile. Possiamo metterci la mascherine e lavarci le mani ogni momento, ma lui è comunque più forte. Quello che mi sento dire in questo momento è che ben presto passerà, bisogna solo crederci».
«Il nostro sforzo continua ad essere quello di tenere sotto controllo la situazione e chiusa la nostra bolla», le parole di Mauro Vegni, direttore del Giro. «Oggi (ieri, ndr) tutte le squadre coinvolte da casi di positività sono state sottoposte a nuovi test rapidi e altrettanto faremo domani. Fino ad oggi abbiamo realizzato quasi 1.500 tamponi e più di questo francamente è impossibile fare».
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