Ciccone non è sazio: attaccherò ancora

Dopo la vittoria di Cogne, il corridore teatino della Trek-Segafredo punta al bis nella tappa di oggi con tre grandi salite
SALÒ. Sole, caldo e qualche istante di relax, meritato per carità, con l’amico e compagno di squadra Dario Cataldo deve essere concesso a Giulio Ciccone. Un piccolo tuffo nell’acqua ghiacciata di un canotto nel prato dell’hotel per recuperare al meglio dopo la vittoria a Cogne grida vendetta, se di fronte hai le bellezze del Lago di Garda. Tuttavia non sono concesse distrazioni perché da oggi si torna a fare sul serio. Come cambiano le cose nel giro di una settimana: il giorno di riposo a Pescara è stato un calvario per Ciccone, con tutti i suoi tifosi e la delusione per non essere riuscito a renderli felici sul Blockhaus. Domenica invece è stata un’altra storia e questa volta il sorriso non è mai mancato anche lontano dei tifosi. «C’è chi mi dava per finito e invece sono tornato. Ci riproverò? Se la condizione è questa potete stare sicuri che Giulio Ciccone attaccherà». Le parole del corridore teatino sono cariche di significato e lasciano ben sperare già da oggi quando la strada tornerà a salire e si supereranno i 5.000 metri di dislivello. Prime pagine dei giornali, gli occhiali che volano al vento e la foto di Giulio Ciccone è diventata un simbolo di questo Giro d’Italia perché è sua l’impresa più bella fino a questo punto con l’attacco da lontano e quel danzare sui pedali leggero come solo i grandi sanno fare.
IL CASO BLOCKHAUS. Ma cosa è cambiato dal Blockhaus? La spiegazione di Giulio Ciccone è chiara e punta l’indice sui mesi di marzo e aprile che lo hanno costretto a saltare tanti allenamenti specifici e lavori programmati. «Dopo la Tirreno-Adriatico sono stato male e non sono riuscito a portare a termine quello che era il mio programma. Non ho mai corso, ho ritardato il periodo di altura a Sierra Nevada e questo mi ha condizionato. Con la squadra avevamo messo in preventivo che sul Blockhaus potevo saltare e così è stato. L’unico motivo è questo. Sento dire che io cedo di testa ma non è vero. Semplicemente non sono stato bene. Ora sto meglio e sono pronto ad attaccare ancora».
CORSE A TAPPE O NO? Potrebbe essere il grande dilemma. Ciccone può puntare in futuro alla maglia rosa? Lo scorso anno il Giro aveva detto di sì, cadute a parte. Quest’anno invece le sensazioni erano altre ma la primavera di Ciccone è stata piena di imprevisti. «È una domanda che mi fanno in tanti. Io credo di sì perché al netto delle cadute sia al Giro che alla Vuelta ho dimostrato di poter essere con i primi. Ci sono però delle situazioni che non possiamo prevedere: dal 2019 in poi mi è successo sempre qualcosa. Due volte il Covid, le cadute, il ginocchio, la bronchite. La sfortuna mi ha preso di mira e adesso spero mi lasci st-re». Ciccone a fine dicembre compirà 28 anni, di occasioni ne avrà tante a patto che riesca a tirare sempre fuori il 100% delle sue possibilità.
LA TAPPA DI OGGI. Una delle frazioni più dure del Giro. Da Salò all’Aprica scalando tre vette storiche del Giro. Prima il Crocedomini, poi il Mortirolo (dal versante più morbido) e il Santa Cristina, la salita che lanciò Marco Pantani nell’élite del grande ciclismo. E Giulio Ciccone il Mortirolo lo ricorda bene: quel giorno del 2019 c’era freddo e pioggia ma i suoi scatti riscaldarono i cuori a tutti i tifosi. Da quelle parti Ciccone sa come si fa e con il morale alle stelle un bis non è poi così impossibile. Si riparte con Richard Carapaz in rosa davanti a Hindley e Almeida. Mikel Landa è quarto ma avrà le sue salite per fare la differenza. Sul Mortirolo nel 2015 lanciato da Aru mise in crisi Alberto Contador e all’Aprica replicò il successo del giorno prima a Madonna di Campiglio. Ciccone prende nota: chi è più forte può bissare subito un successo sulle grandi montagne. E a Cogne Giulio ne ave-va più di tutti.
Enrico Giancarli

