Cichella, un abruzzese in under 21: «Roma è casa, Silvi è il mio cuore»

Il centrocampista degli azzurrini e del Frosinone si racconta tra sogni, passioni e legami di famiglia: «Il calcio ce l’ho nel sangue da sempre. L’esordio in serie A? Per me è solo un punto di partenza»
PESCARA. Tra quel gruppo di giovanotti che sta facendo impazzire la serie A con la maglia del Frosinone, c’è anche Matteo Cichella. Il centrocampista, classe 2005, ha spiazzato tutti: in serie B, la scorsa stagione, ha collezionato 36 presenze e 2 gol. Quest’anno, una volta guadagnata la fiducia di mister Alvini, è stato confermato anche in serie A. E dalla Serie A alla Nazionale il passo è breve. O quantomeno lo è se te lo meriti. Per Silvio Baldini Cichella l’ha ampiamente meritato. Il tecnico ex Pescara, oggi alla guida dell’U21, ha alzato il telefono e ha chiamato il centrocampista. «Vieni?», ha chiesto. «Certo, mister», ha risposto Cichella. Lunedì, all’Adriatico, gli azzurrini sfidano la Polonia per la gara decisiva in ottica qualificazioni. Per Matteo sarà una gara speciale.
Calcio, Abruzzo, Roma, Silvi. Cichella, da cosa vogliamo partire?
«Da Pescara. Sono contentissimo di venire a giocare all’Adriatico con questa maglia. In Abruzzo mi sento a casa, tutta la famiglia mi sta chiamando per i biglietti (ride, ndr)».
Spieghi perché si sente a casa.
«La famiglia di mio padre è di Silvi. I miei nonni e i miei zii vivono tutti lì. L’estate, appena posso, li raggiungo per le vacanze».
Per lei è un posto speciale?
«Sì. Ho ricordi indelebili della mia infanzia e ancora oggi mi diverto tanto. Se devo pensare alla mia famiglia, penso al Tuca Tuca (uno stabilimento di Silvi, ndr): è lì che passo le estati con loro».
Famiglia e calcio, la sua professione, sono sempre andati di pari passo.
«Mio padre Luca è stato calciatore e, come lui, anche i miei zii Francesco e Ernesto. Hanno giocato qui in Abruzzo centrando anche bei risultati. Il calcio è qualcosa che ho sempre avuto nel sangue: durante la settimana ero sempre al campo a vedere gli allenamenti o le partite. Scherzo sempre con loro perché, alla fine, io sono quello che ha fatto più strada».
Parliamo di questo. Mi descrive l’esordio in Serie A?
«È una sensazione incredibile. Finché non metti piede in campo non ti rendi conto, ma quando la partita finisce e ti prendi un attimo per pensarci rimani senza parole. Io ho avuto la fortuna di fare il mio esordio, quest’anno, contro la Juve. Che, tra l’altro, è la squadra che tifa tutta la famiglia di mio padre. Se ci ripenso oggi ho ancora i brividi, anche se per me non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza per il futuro».
Il Frosinone e il suo allenatore, Massimiliano Alvini, sono la rivelazione di questo inizio campionato. Come si trova lì?
«L’ambiente è fantastico e la squadra è molto unita. Il nostro è un progetto che va avanti già dall’anno scorso e insieme lavoriamo senza pressione. Con il mister mi trovo benissimo, ho capito subito quali sono i suoi valori e che cosa vuole in campo. Gli devo molto, se sono riuscito a fare quello che ho fatto è grazie a tanti dei suoi consigli».
Questo è il presente. Se le chiedo del passato?
«Penso alla Roma. Alla squadra che tifo da quando sono bambino. Iniziare la mia carriera calcistica con quella maglia è stato un onore».
Ci pensa mai a un eventuale ritorno?
«Mentirei se non dicessi che è un sogno che coltivo».
Qualche allenamento con la prima squadra l’ha già fatto, però.
«Sì. Mourinho mi chiamò un paio di volte».
Mourinho oggi è al Real Madrid. Che tipo di allenatore è, o è stato, per lei?
«Devo ammettere che non ho avuto il tempo per conoscerlo a fondo, ma per quel poco che ho potuto devo dire che è una persona speciale, che tende a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori sia in allenamento che in partita. Poi ho un ricordo speciale che mi viene in mente se penso a lui».
Cioè?
«Una volta stavamo facendo allenamento e dal campo si sentivano le voci dei bambini fuori dai cancelli. Lui fermò l’allenamento, andò fuori e prese cinque o sei bambini per farli entrare in campo e salutarci. Fu speciale sia per noi che per quei bambini».
Tra l’altro con lei in Nazionale ci sono Pisilli e Cherubini. Suoi compagni ai tempi della Roma.
«Più che compagni li definirei amici cari, se non fratelli. Siamo cresciuti insieme e ritrovarsi in questi momenti è bellissimo».
La Nazionale. Come si vive il gruppo quando si è tutti molto giovani?
«Lo viviamo benissimo. Siamo un gruppo unito e affiatato. Sono rimasto molto contento anche perché per me era la prima chiamata e mi hanno accolto tutti benissimo, dai compagni allo staff e al mister».
Ecco, parliamo di Baldini. Qui a Pescara è considerato un supereroe.
«È una persona schietta, che ti dice le cose guardandoti in faccia e io apprezzo molto le persone così. Anche sul campo è una persona vera, molto simile ad Alvini (tecnico del Frosinone, ndr), mi ci trovo bene e quando mi ha chiamato non ho esitato un attimo».
Lunedì all’Adriatico in palio c’è la qualificazione diretta agli Europei. Come si arriva a una sfida di questo tipo?
«Noi pensiamo a fare la nostra partita e a dare il massimo in campo, poi quello che verrà verrà. Secondo me abbiamo buone chance di qualificarci senza passare dai play off, ma adesso dobbiamo solo pensare a dare il 100% in campo».
Ultima domanda. Lei non ha nascosto la sua fede giallorossa: a gennaio è in programma Roma-Frosinone. Se chiude gli occhi un momento, come si immagina l’ingresso allo stadio Olimpico?
«Emozionante. Saranno sensazioni forti, non vedo l’ora di giocarla. Sarà strano avere i miei familiari in tribuna e i miei amici nella curva “avversaria”».
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