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Ciclismo, il pescarese Taborre non negativo all’antidoping

Avrebbe assunto un farmaco proibito ed è statao sospeso. Il club lo attacca: "Gli faremo causa"

PESCARA. Un’altra tegola per il ciclismo abruzzese. Una tegola che cade sull'Androni Giocattoli di Gianni Savio. Il pescarese Fabio Taborre è stato trovato non negativo alla FG-4592, un farmaco per il trattamento dell'anemia che stimola l'eritopoiesi, cioè la formazione di nuovi globuli rossi. Lo ha comunicato l'Uci, l'unione ciclistica internazionale precisando che il controllo è stato effettualo lo scorso 16 giugno fuori gara. Il corridore è stato sospeso. Ha tre vittorie in carriera, nessuna quest'anno; il 19 luglio si è classificato 23esimo al trofeo Matteotti di Pescara, sulle strade di casa.

Per la squadra Professional italiana è il secondo caso dopo quello dello scorso 30 giugno della positività all'Epo del molisano Davide Appollonio. Anche in questo caso il controllo era stato effettuato fuori competizione (il 14 giugno). E, prosegue la nota dell'Uci, proprio perché si tratta della seconda positività durante la stagione 2015, secondo le norme antidoping è stato sospeso il team. Lo stop può andare da 15 a 45 giorni. Ma, per ora non è stato comunicato il periodo di sospensione.

«Se le controanalisi lo confermeranno, un altro stupido criminale ha commesso un reato arrecando un grave danno alla nostra squadra», ha detto il ds Savio in un comunicato. «Faremo», ha proseguito, «causa a Fabio Taborre. Secondo la nuova normativa della Uci e comunque facendo parte del MPCC (il movimento per il ciclismo credibile, ndc), sospenderemo la nostra attività per i tempi previsti dalla sanzione. Nei confronti dei corridori Davide Appollonio e Fabio Taborre, previa conferma della positività nelle controanalisi, intenteremo causa legale prevista dal regolamento sanitario interno firmato da tutti gli atleti nello studio del notaio Marco Marvasio. Riteniamo di aver operato al 100% nella lotta al doping con tolleranza zero, svolgendo seminari con l'avvocato Giuseppe Napoleone e arrivando all'istituzione di una ingente penale. Ritenevamo fosse un deterrente sufficiente, ma la realtà purtroppo è diversa. Abbiamo la coscienza a posto per aver fatto tutto il possibile e soprattutto per non aver mai messo pressione ai nostri atleti, ai quali abbiamo chiesto solo serietà, impegno e lealtà».

Il caso di Taborre segue quelli degli altri abruzzesi Danilo Di Luca (radiato) e Matteo Rabottini (squalificato fino all’anno prossimo).