Colavitto: pronto a restare Iaboni: grande gruppo!

27 Aprile 2016

Il tecnico: «Se il club vuole mi piacerebbe aprire un ciclo in biancorosso» Il trequartista: «Ho vinto tanti campionati, ma questo è stato il più difficile»

VASTO. La Vastese mancava da sette anni dalla serie D. Vissuti, dopo il falllimento del 2010, tra lo scetticismo generale della piazza. Fino all'arrivo di Franco Bolami, capace di ridestare dal torpore la città, con una serie di mosse vincenti. A partire da quella del mister. «La nostra», sottolinea il tecnico biancorosso Gianluca Colavitto, «è stata una vera impresa, alla quale ho creduto sin dall'inizio, cercando di trasmettere la stessa convinzione ai ragazzi. Per questo, quando la squadra ha avuto un leggero calo sotto il profilo dei risultati, mi sono chiesto se non li avessi caricati troppo, creando loro eccessive pressioni». Il finale ha però fugato ogni dubbio, riportando la Vastese su palcoscenici degni della sua storia calcistica: «E' vero», sottolinea Colavitto, «e sudando ogni singolo punto dei 74 conquistati, contro avversari che al nostro cospetto hanno sempre dato il massimo». Un risultato meritevole di una dedica speciale: «A mia moglie Mariangela ed ai miei figli Vittorio, Valeria e Alessandro, che pur essendo lancianesi doc, sono diventati tifosi della Vastese. Ed agli indubbi meriti di squadra, società e di un presidente come Bolami, grande intenditore di calcio, desidero aggiungere un sentito ringraziamento ad Emilio Capaldi. Che un anno fa, affidandomi nel finale di stagione la panchina del Celano, mi diede l'opportunità di rientrare nel giro, creando di fatto i presupposti per la successiva chiamata della Vastese. Se sono qui, insomma, lo devo anche a lui». A Vasto per... «Restare il più a lungo possibile, se anche il club lo vuole. Mi piacerebbe essere il Boscaglia biancorosso, tecnico che ha legato il suo nome alla splendida cavalcata vincente del Trapani, ora in B». Nella conferma crede anche Armano Iaboni, che con 16 reti (una ogni 92' di gioco) ha dato il suo contributo alla causa. «Di campionati ne ho vinti tanti in carriera», commenta il 37enne trequartista-goleador, «ma questo è stato il più duro. Non solo per la tenace opposizione del Paterno, ma per come è nato il tutto. Solo un gruppo di uomini veri, infatti, avrebbe potuto fare quello che abbiamo fatto noi, tenendo testa a squadre importanti e che ha avuto nella regolarità di rendimento la sua arma in più». Una scelta felice, quindi, quella fatta in estate... «Sicuramente e di ciò devo essere grato all'avvocato Carlo Della Penna. Mi ha fatto conoscere dirigenti appassionati e seri, con i quali l'intesa è stata immediata, ed i risultati altrettanto positivi. C'è solo una cosa», precisa Iaboni, «che non rifarei: partire senza un'adeguata preparazione fisica. Ho accettato per il bene comune, pagando tale scelta con una serie di guai muscolari che mi hanno fatto saltare diverse gare e questo non deve più accadere». Resterà? «Me lo auguro».

Nel frattempo, in attesa di festeggiare, sabato prossimo all'Aragona, i propri beniamini, la tifoseria, in vista dell'eventuale creazione, all'interno dello stadio, di una sorta di museo contenente reperti storici del club, intende chiedere all'ex presidente Mimmo Crisci la riconsegna della Coppa assegnata all'allora Pro Vasto, in occasione dello scudetto dilettanti, vinto nella stagione 2008/2009. (s.d.c.)

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