Collaboratori sportivi, il rebus dei 600 euro

In attesa delle norme esplicative è polemica per i beneficiari del bonus. E Di Matteo scrive al ministro Spadafora
PESCARA. Nello sport c’è chi aspetta i tagli e chi i bonus. Sono le due facce di una medagli che non brilla. Tutto fermo, dilettanti e professionisti, per l’emergenza coronavirus. E, mentre ad alti livelli si discute di riduzione degli ingaggi, lo sport di base aspetta di conoscere il modo per recuperare parte del reddito perso per via dello stop a ogni forma di attività. Il riferimento è al mondo dei collaboratori sportivi, ovvero tutti coloro i quali hanno un rapporto di lavoro con società ed enti sportivi dilettantistici. Un mondo variegato e complesso: si va da istruttori a tecnici, passando per segretari e allenatori. Migliaia e migliaia di persone. Alle quali si rivolge il decreto Cura Italia del 17 marzo scorso. Che prevede un bonus di 600 euro ai collaboratori sportivi che percepiscono un reddito annuale inferiore ai 10mila euro. Se il budget a disposizione di 50 milioni verrà confermato, potranno essere erogate (in ordine cronologico, secondo la presentazione delle domande?) circa 83.000 indennità. Poche, perché, appunto, quello dei collaboratori sportivi è una platea numerosa e complessa. E la differenziazione tra chi percepisce un reddito annuo sotto o sopra i 10mila euro non regge.
Caro ministro... Il professor Nazzareno Di Matteo, presidente Pinguino srl, direttore generale Le Naiadi e portavoce del gruppo regionale degli impianti Sportivi Abruzzo, si è fatto carico di chi rischia di restare fuori dai beneficiari del bonus. E ha scritto una lettera aperta al ministro dello sport Vincenzo Spadafora. «E tramite l’onorevole Vacca ho la certezza anche che gli è stata recapitata», sostiene Di Matteo che aggiunge: «Siamo in trepida attesa e fiduciosi di trovare udienza alle nostre istanze». E poi spiega: «Chi ha un reddito inferiore a 10mila euro, e quindi non paga le tasse, di solito ha un altro reddito. E quindi non rientra tra chi ha diritto al bonus. Chi, invece, vive di collaborazione sportiva percepisce almeno 1.000-1500 euro al mese, di conseguenza ha un reddito superiore ai 10mila euro e, così facendo, verrebbe beffato due volte. Primo perché paga le tasse e secondo perché resterebbe con un pugno di mosche in mano in questi mesi in cui sta fermo». Il messaggio sembra essere arrivato a destinazione, tant’è che dal 17 marzo, giorno in cui è stato pubblicato il decreto, non sono state ancora pubblicate le norme esplicative. Che, informalmente, sono attese per domani. Sarà Sport e Salute a pubblicarle sul proprio sito e a rendere noto come fare le domande e quali saranno i requisiti.
Ma Di Matteo guarda oltre l’emergenza coronavirus. «La nostra categoria ha bisogno di una riforma strutturale, va riconosciuta la figura del collaboratore sportivo e va istituito un fondo previdenziale che possa sostenerlo».
Al momento, però, la preoccupazione è che il fondo a disposizione possa non bastare a soddisfare chi reclama aiuto.
Il volley. «Da quello che so io», sostiene Marco Zulli, commercialista di Francavilla nonché vice presidente della federazione regionale pallavolo, «la filosofia della norma è quella di aiutare chi non ha sostegno economico. Non penso che lo Stato farà differenza sopra o sotto i 10mila euro di reddito annuale. L’intento è di aiutare chi ha bisogno e il mondo dei collaboratori sportivi necessita di sostegno. Si naviga a vista considerata la situazione di emergenza, ma prima di allarmarsi aspetterei le note esplicative». Ovviamente la base per poter accedere al fondo dello Stato è quella di non avere altra fonte di reddito. Di vivere di sola collaborazione sportiva dilettantistica da documentare attraverso un’autocertificazione e un rapporto di lavoro in essere al 23 febbraio scorso.
Il Coni in attesa. «A occuparsi dell’applicazione della norma sarà Sport e Salute», ribadisce Enzo Imbastaro, presidente del Coni, «siamo tutti in attesa di queste note esplicative perché il mondo dei dilettanti è complesso; in questi giorni il governo sta cercando di trovare il modo di soddisfare una platea più ampia possibile tra chi ha bisogno».
Il ruolo dei comitati regionali del Coni potrebbe essere quello di call center, ovvero di fornire spiegazioni su come presentare domanda e sui requisiti necessari per ottenere il bonus.
Io che vivo di sport... «Mi auguro che questo Paese non faccia l’ennesima brutta figura», dice Paolo D’Ercole, direttore sportivo del SN Notaresco militante nel girone F della serie D, «personalmente, sto aspettando che qualcuno faccia chiarezza e mi dica che cosa fare. A quasi 40 anni conosco il mio Paese e spero vivamente che queste risorse vadano a chi veramente ne ha bisogno e non si perdano in altri rivoli». E poi: «Basterebbe che la Lega destinasse ai dilettanti e al suo popolo una percentuale dei soldi risparmiati dal taglio degli ingaggi dei calciatori di serie A per permettere al nostro mondo di sopravvivere».
Castelnuovo si prepara. Chi non è rimasto con le mani in mano in questi giorni è il Castelnuovo, il club capolista nel campionato di Eccellenza di calcio. «Abbiamo preparato due autocertificazioni», racconta Domenico Candelori, il segretario, «uno da parte della società che attesta il rapporto di lavoro esistente e l’altro per il collaboratore sportivo che certifica di non avere altro reddito. Ma ovviamente si tratta di una documentazione parziale visto che siamo in attesa delle linee guida e delle modalità per presentare la domanda». Questo perché «andiamo incontro, quasi certamente, a un ridimensionamento dell’attività agonistica e di conseguenza dei rimborsi. E accedere al bonus può essere lenire le sofferenze economiche dei nostri tesserati».
Ritmica, quale futuro? Germana Germani, tecnico dell’Armonia d’Abruzzo, club di serie A di ginnastica ritmica, è preoccupata: «Le palestre sono chiuse, nonostante avessimo preso tutte le precauzioni del caso. Non ci sono entrate, come facciamo a pagare le nostre insegnanti? Cercheremo di accedere al bonus di 600 euro, certo. Anche l’attività internazionale è bloccata. Non abbiamo prospettive, anzi ne abbiamo, ma sono nefaste. Speriamo che la federazione e il Coni facciano qualcosa, altrimenti non ne usciremo».
La boxe alla finestra. Anche il pugilato attende. «Abbiamo letto indiscrezioni giornalistiche», ha detto Mariangela Verna, presidente del comitato regionale. «Ma senza le linee guida sono chiacchiere al vento. Nel nostro mondo potrebbero beneficiare dei bonus gli istruttori di palestra. Però, occorre verificare i requisiti. Ad esempio, molti mi hanno chiesto se per altro reddito viene inteso anche la pensione. Non lo so. Entro il 6 aprile (domani, ndr) aspettiamo indicazioni da Sport e Salute».
Dopodiché partirà la corsa per la presentazione delle domande con il rischio che si possa ripetere il caos Inps dei giorni scorsi.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

