Concordato Virtus, si decide il 25 maggio

Tanti creditori dicono no, ma sarà il collegio del tribunale di Lanciano a stabilire se la società dei Maio fallirà o meno
LANCIANO. Concordato Virtus: si deciderà il prossimo 25 maggio. Spetta al collegio del tribunale di Lanciano decidere del futuro della Ss Virtus Lanciano 1924 ovvero se accogliere il concordato presentato dalla società ai creditori, o respingerlo e contestualmente avviare eventualmente il fallimento. A consegnare gli atti al collegio è stato il giudice delegato alla procedura Massimo Canosa che il 12 aprile scorso ha presieduto l’adunanza dei creditori della Virtus. Questi hanno dovuto esprimere il proprio parere in merito al concordato preventivo proposto dalla famiglia Maio, proprietaria della società. Tra i creditori che si erano presentati molti però sono stati i “no” alla proposta. A pesare è stato soprattutto il parere negativo dell’agenzia delle entrate che vanta un credito di 6.129.775 euro. Iva, Ires, Irap non pagate costituiscono più della metà del debito complessivo della società che ammonta a 11.185.000 euro.
Debiti certificati dal commissario Giovanni Trinetti, accumulati soprattutto nei quattro anni di permanenza in serie B. Il giudice Canosa al termine dell’adunanza ha poi concesso, come prevede la legge, 20 giorni di tempo perché tutti i creditori che avevano diritto al voto potessero esprimere il proprio parere. Scaduti i termini oltre ai “no” sarebbero arrivate anche delle contestazioni sulle cifre offerte. A fronte del debito di oltre 11 milioni la società ha messo sul piatto della bilancia 3.506.929 euro. Il giudice ha tirato le somme, dopo la relazione del commissario Trinetti, e rimesso gli atti al collegio fissando l’udienza in camera di consiglio al 25 maggio. Allora si conosceranno le sorti della società nata proprio dalle ceneri di un fallimento nel 2008, quello della Lanciano calcio di Paolo di Stanislao per poco meno di 2milioni di euro.
Intanto sul fronte penale ieri davanti al giudice monocratico, Andrea Belli, è approdato il terzo procedimento per evasione fiscale della Virtus di cui risponde il legale rappresentante, Claudio Di Menno Di Bucchianico. Questa volta a processo arrivano il mancato pagamento dell’Iva 2014 per 1.012.656 euro e il mancato versamento dei contributi previdenziali ai dipendenti del 2015 pari a 710.736 euro. Due anni fa il primo processo, per evasione dell’Iva 2012 che ammontava a 425.775 euro; Di Menno Di Bucchianico è stato assolto, perché la società ha pagato quanto dovuto all’erario. Invece per l’Iva evasa nel 2013, pari a 738.936 euro, la società ha versato solo otto rate (pari a circa 300mila euro) ed è arrivata la condanna per Di Menno Di Bucchianico a 6 mesi di reclusione, pena sospesa. Sentenza ora in appello. Ora questo processo. Ma, a differenza dei precedenti, il legale, Paolo Sisti, non ha potuto chiedere la sospensione del procedimento in attesa del pagamento del debito con l’erario, perché non è stata pagata alcuna rata in quanto è stata attivato il concordato. Ha chiesto e ottenuto dal giudice di riunire questo fascicolo con quello che deve approdare a giudizio relativo al mancato pagamento dell’Iva 2015 per 914.000 euro. Il 27 novembre 2018 è stata fisata l’udienza: se gli oltre 2.700.000 euro dovuti saranno pagati ci sarà l’assoluzione, altrimenti una nuova condanna per il legale rappresentante Virtus.
Teresa Di Rocco
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