Conte carica: «Voglio il fuoco dentro che deve bruciare»

«Si è giocata una sola gara, eccessivo parlare di stanchezza Non penso di fare grandi cambiamenti nella formazione»
INVIATO A TOLOSA. Chi ride sempre o è sciocco oppure è padrone del mondo. La teoria di Romano Battaglia applicata a Antonio Conte, non fa una grinza. Guardi il Ct mentre parla e non scorgi neanche il minimo accenno di sorriso: sa di non essere sciocco, sa che non è il padrone del mondo (o dell’Europa), sa che la sua Italia deve volare basso se non vuole perdere la rotta.
«Non abbiamo fatto niente». La sensazione è che Antonio Conte neanche ascolti la prima domanda della conferenza stampa. Perché lui ha già un concetto in testa che vuole tirar fuori a prescindere. «Abbiamo fatto una buona prestazione col Belgio ma non abbiamo ancora fatto niente nè siamo qualificati agli ottavi che è il nostro primo obiettivo, per cui piedi per terra e cerchiamo di affrontare nel migliore dei modi la partita e meritare la vittoria».
Niente turnover. Non è tipo da rivoluzioni Antonio Conte. Figuriamoci nel giro di quattro giorni e a un Europeo, dove il minimo passo falso ti spedisce a casa. «Abbiamo giocato solo una partita - spiega - e sono stati quattro giorni in cui c'è stato tempo per recuperare e allenarci. Farò valutazioni fino all’ultimo, già le sto facendo secondo i parametri che uso abitualmente: uno è l'occhio, l'altro è il dialogo con i giocatori. Ripeto, si è giocata una sola partita, mi sembra eccessivo parlare di gente stanca. Non penso di fare grandi cambiamenti».
Il fuoco dentro. La prima partita ha accesso il fuoco dentro gli azzurri, adesso guai far abbassare la fiamma. «Ho a disposizione un gruppo di giocatori concentrati e molto determinati, e sono convinto che una singola partita non possa cambiare il loro atteggiamento. Dobbiamo avere un fuoco dentro che deve bruciare, un fuoco che ci stimoli e ci spinga a superare tutti gli ostacoli che possiamo incontrare lungo la nostra strada».
Un’Italia d’attacco. È furbo Conte. E si lancia andare anche a concetti che in realtà non pensa. Così, quando si parla di tattica contro la Svezia, ecco il bluff. «Bisogna che la nostra squadra attacchi in toto, sia nella fase difensiva che in quella offensiva». Ma voi ce la vedete un’Italia che va all’assalto della Svezia a testa bassa? Via... Questa è una nazionale che fa dell’equilibrio e della saggezza tattica uno dei suoi punti di forza. Non osate poi parlargli di Italia di vecchietti. «Non so se questa è da considerarsi una squadra veterana, di certo qui ci sono quelli che secondo me sono i 23 migliori».
Da Ibra a Pellè. Di contorno a considerazioni che non lasciamo molto il segno, diventa interessante sentire cosa dice Conte di Ibra («La stella di una squadra molto quadrata. Lui in Premier? È talmente forte che può giocare in qualsiasi campionato del mondo») ma soprattutto di Pellè. «La storia di Graziano è particolare. È dovuto emigrare all'estero per affermarsi come calciatore. Finché era in Italia non giocava, nel Parma era in panchina ed è stato costretto ad andare in Olanda. Confrontarsi con altre realtà gli ha dato più sicurezza. Ha lavorato anche tanto, è sicuramente un buonissimo attaccante. Dimostra come la voglia e la volontà non conoscono ostacoli».
E se proprio Pellè fosse il vero simbolo dell’Italia di Conte?
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