COPPA E BIRRA SOLO COI BAFFI

È il cantore delle piccole cose, dei piccoli piaceri della vita, delle minuscole soddisfazioni che fanno grandi certi momenti. Philippe Delerm, scrittore appassionato di sport (nel 2008 alle...
È il cantore delle piccole cose, dei piccoli piaceri della vita, delle minuscole soddisfazioni che fanno grandi certi momenti. Philippe Delerm, scrittore appassionato di sport (nel 2008 alle Olimpiadi di Pechino era la seconda voce della tivù francese per le gare di atletica) era beatamente sistemato in poltrona, ieri sera, per Francia vs Albania. Avrà avuto una birra, vicino? Certo che sì. Nel 1998 - coincidenza: mondiali in Francia, li vince la Francia... - scala le classifiche dei libri più venduti con un titolo che per i transalpini è un classico, ormai. “La prima sorsata di birra e altri piaceri della vita”.
Qualche anno dopo il mite professore di lettere al Collége Marie-Curie ci avrebbe regalato un altro, condivisibile piacere. In “Che bello” racconta dell’ineffabile soddisfazione nello stare sdraiati in campo, alla fine di una partita di calcio. Usa queste parole: «Rimaniamo là, in due o tre, senza parlare. Non pensiamo veramente a niente. Il campo è bello, in questo istante. Seduti accanto al paletto del corner, posiamo il piede sulla linea bianca. Non rappresenta più un limite per la palla, se è uscita o no, ma quasi un paesaggio, con gobbe, colline bianche che si sgretolano sotto le scarpe coi tacchetti».
Philippe, ci dica della birra. Del piacere non raccontabile della prima sorsata, della condivisione con gli amici, dell’allegria spontanea. Ma è anche di quella che riempie tristemente il vuoto pneumatico degli imbecilli che continuano a combattere, sotto le bandiere dell’hooliganismo, una stupida guerra. Philippe, la birra, dalle nostre parti è anche quella di una nota azienda - niente nomi, per carità, sarebbe pubblicità - che da sempre si identifica con i baffi. Sì, la schiuma che li sporca, per un attimo almeno e subito dopo il gesto di scacciarla, tutte cose che lei conosce bene.
Pensi che per gli Europei hanno prodotto una edizione speciale di questa birra e sull’etichetta ci sono i volti di sette calciatori italiani - tutti con i baffi - che hanno fatto la storia del calcio italico. Glieli dico, i loro nomi: Sandro Mazzola, Giuseppe Bergomi, Pietro Paolo Virdis, Roberto Pruzzo, Renato Zaccarelli, Franco Causio, Stefano Tacconi.
Il primo, Mazzola, era il leader della nazionale italiana che nel 1968 - mentre dalle sue parti si erano appena spenti i fuochi della rivolta del Maggio - vince l’Europeo. L’unico messo in saccoccia dagli azzurri. Beh, sa perché parliamo di birra, gentile Philippe? Tutti ricordano Jules Rimet, che ha inventato i Mondiali (che ora nemmeno più portano il suo nome) e nessuno si cura di Henry Delaunay, il francese che volle a tutti i costi gli Europei. Eppure ancora oggi si consegna la Coppa Delaunay. Ma su quest’uomo, morto nel 1955 prima di vedere nascere la sua creatura calcistica, silenzio assoluto, o quasi. E sa che accadrà? Tra non molto avremo il campionato europeo per club, la superlega. Come si chiamerà? Ma con il nome di una birra, che diamine.
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