Corda: «Dico la verità. E Barghigiani lo sa»

30 Luglio 2015

Il tecnico (già squalificato) insiste: vi fu combine tra Savona e Teramo, parlo per aiutare a fare pulizia

L’intervista nasce con una premessa: «Non posso parlare degli atti inerenti la partita Savona-Teramo». Però, Ninni Corda, 41enne tecnico nuorese, non si sottrae alle domande. Il 9 luglio scorso ha raccontato quello che sapeva sulla gara sotto inchiesta alla procura federale. E ha detto che il ds del Teramo, Marcello Di Giuseppe, insieme a Ercole Di Nicola, gli ha proposto dei soldi affinché si attivasse per far vincere il Diavolo, il 2 maggio scorso. Soprattutto, ha fatto mettere a verbale che Barghigiani, ex consulente del Savona, tra fine maggio e inizio giugno, gli ha confermato l’avvenuta combine.

Corda, Barghigiani, attraverso l’avvocato Gallinelli, ha smentito la sua versione dei fatti.

«Penso che il sole di Roma abbia fatto male all’avvocato Gallinelli. Alla procura federale ho raccontato solo la verità. E Barghigiani lo sa».

Ha parlato per motivi di rancore verso il Savona?

«Assolutamente no. Nell’estate del 2014 ho lasciato il Savona con due anni di contratto. E all’inizio di giugno c’è stata una conciliazione. Non ho nulla da rivendicare contro il Savona. Tantomeno verso il presidente Dellepiane».

Lei ha parlato il 9 luglio scorso, quando era sotto squalifica (sentenza di primo grado) di tre anni per la vicenda Savona-Spal. Poi, in secondo grado, è arrivato lo sconto di due anni.

«E che cosa significa. In federazione ci sono gli inquirenti e i giudici. Io ho parlato con gli inquirenti che, tra l’altro, non erano gli stessi del caso Savona-Spal. No, inutile fare congetture...».

Lei è stato l’unico dei sette indagati dalla Procura di Catanzaro a parlare. Almeno con la Figc.

«Il 19 maggio scorso sono stato tre giorni in galera per il fermo della procura di Catanzaro. E’ un episodio che ti segna. Che ti fa riflettere».

Quindi?

«Possibile che si parla di fare pulizia nel calcio e poi solo io ho detto la verità ai giudici? Tanti indagati e nessuno che parla. Forse, ha davvero ragione il pm di Cremona, Di Martino, che nel calcio c’è omertà. Io sono un allenatore e non ho commesso nessun illecito sportivo. Ho sbagliato, però. Ho sbagliato a non denunciare quello che mi accadeva a fianco».

Sabato scorso lei è stato a Roma, in Figc, per un secondo interrogatorio. Ha integrato altro su Savona-Teramo?

«Qualcosa. Ma per integrare c’è tempo fino al processo sportivo».

E’ vero che è stato sul punto di allenare L’Aquila?

«Sì, è accaduto ai primi di marzo. Sono stato a Lucca per vedere L’Aquila che ha perso. Poi sono stato tre-quattro giorni a Pescara in attesa di chiudere la trattativa. Ma a quanto sembra, poi, il presidente Chiodi non ha voluto cambiare, decidendo di andare avanti con Zavettieri».

Era stato chiamato da Di Nicola?

«Certo».

Lo ha più risentito?

«Sì, al termine del campionato quando è iniziato a circolare il nome di Cappellacci all’Aquila. Pensavo di essere anch’io in corsa per quella panchina».

Di Nicola ha detto che lui dava solo suggerimenti agli scommettitori stranieri; non ha mai fatto combine.

«Chiedete a lui».

Lei che cosa ne pensa?

«In generale, dico che a volte la gente nega anche con il cadavere davanti agli occhi. Per carità, parlo in generale. Non nel caso di Di Nicola».

E quindi?

«Io ho deciso di parlare per aiutare il calcio».

Lei ha detto: “Al sud, in Lega Pro, un allenatore il sabato sera non può mai andare a dormire tranquillo”. Che significa?

«Se ne raccontano tante nel mondo del calcio. E quindi c’è da essere preoccupati. Magari sono solo dicerie, ma è quanto basta per non dormire tranquilli».

@roccocoletti1

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